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Ardente, le sperimentazioni di Longo a Villa Zito
Tra esplosioni e provocazioni, in scena l'ordinario

Diciassette lavori-performance a firma della militante artista catanese chiudono la rassegna curata da Sergio Troisi. Un percorso espositivo privo di trame, che delega al visitatore ogni scelta. «Le tensioni della famiglia rappresentano le tensioni del mondo»

Maria Vera Genchi

Foto di: maria vera genchi

Foto di: maria vera genchi

L’ultimo dialogo di Incursioni Contemporanee è Ardente di Loredana Longo. Chiude in bellezza la rassegna curata da Sergio Troisi con un’artista d’impatto, in mostra a Villa Zito fino al 7 aprile. Ad accogliere il visitatore è una grande luminaria della Sicilia, sospesa in aria sbilenca. Si prospetta un percorso irto di trappole e rovesciamenti, un’attualità nuda e cruda pronta a dialogare con i dipinti otto-novecenteschi della Fondazione Sicilia.

Loredana Longo nasce a Catania nel 1967, è un’artista siciliana e a questa denominazione ci tiene parecchio. «Sarà perché giro molto - racconta in un’intervista a Balloon - quando sono fuori ho sempre detto siciliana prima che italiana». Si avvicina al mondo dell’arte da pittrice, ma abbandona presto le tele per mettersi a sperimentare. Da sempre attenta ad indagare i motivi del corpo, non soltanto nella sua soggettività fisica, ma anche nelle dinamiche relazionali instaurate attraverso oggetti, spazi, ambienti, narrazioni sociali e storiche, Loredana Longo è un’artista militante.

Il percorso espositivo di Ardente si dipana libero, senza una trama, delegando la scelta al visitatore, che si addentra nelle diverse direzioni sotto le vesti di esploratore. Varcata la soglia d’ingresso, una stampa di donna con impressa in fronte la scritta skin is limit cattura l’attenzione. È Inside Outside, la donna, interamente vestita dagli scatti della sua stessa fronte, si ritrova a dialogare con la sensuale Giuditta di Luca Giordano, dal seno scoperto.

«Cose e situazioni quotidiane sono condotte a rivelare la loro sottile trama di violenza - commenta il curatore, Sergio Troisi - sino alla deflagrazione». È il caso della serie Explosion, dove momenti di ordinaria vita familiare vengono distrutti da una carica esplosiva. Sulla scena piatti rotti, cuscini esplosi, singole parti che metaforicamente corrispondono a persone. Poi la ricostruzione del set, dopo l’esplosione il tentativo di riparazione. «Purtroppo - spiega l’artista - anche nella ricostruzione si vedono i segni della distruzione, a dimostrazione che una volta avvenuta qualcosa nulla può cancellarlo».

In scena ambienti casalinghi, interni di vite, arredati in stile anni '50. «Sono molto legata a determinati oggetti - continua Loredana Longo -, li scelgo attentamente proprio perché mi ricordano delle cose in particolare. L’esplosione rappresenta il conflitto inatteso. La famiglia rappresenta il macrocosmo del mondo in piccolo e quelle che sono le tensioni della famiglia rappresentano le tensioni del mondo. Explosion non è solo una metafora sulla famiglia e i suoi limiti, è anche la cronaca di tutti i giorni, esplosioni e disastri che colpiscono gente innocente per strada, o mentre svolge attività quotidiane».
Dei diciassette lavori-performance, in mostra a Palazzo Zito le stampe di: Explosion#8 sweets e Explosion#17 happy new year. Una tavola gialla, imbandita a festa, richiama l’abito in velluto del Ritratto della regina Margherita di Di Giovanni. Explosion#17 trova invece il suo posto tra fiori e nature morte.

Intraprendente, creativa e d’impatto, l’arte di Loredana Longo si ritrova faccia a faccia con la storia e ripropone attualità. Immigrazione e terrorismo in Victory, dove le immagini, ottenute in negativo su tessuti bruciati, diventano provocazione. Due barconi navigano, colmi di persone, in Victory - la mattanza mentre il Pescatorello e Accomodatori di reti”di Cortegiani guardano il mare. Il negativo delle rovine di Palmira, la Sposa del deserto distrutta nell’estate 2015 dall’ISIS, trova invece posto tra le rovine di Solunto e Taormina di Volpes e Ettore De Maria Bergler. E ancora The line, una video-installazione che riproduce, tramite una successione di scatti, le tappe che percorrono i migranti una volta lasciate le loro case nella speranza di raggiungere terre migliori. 

«Mi sono fatta raccontare da alcune ragazze di un centro di accoglienza di Ragusa - spiega l’artista catanese - il tragitto che compiono per arrivare in Sicilia. Ho cercato quindi di semplificare al massimo le scene, riproducendole con pochi elementi». Gli scatti vedono protagoniste le stesse ragazze; filo conduttore è il neon: prima prolungamento del corpo, poi vicolo stretto e infine barca. «Il neon è la luce, quella linea che unisce la Sicilia all’Africa». Tra i paesaggi marinari e le scogliere di Francesco Lo Jacono trovano armonicamente posto le stampe di The block.

Nelle sue opere Loredana Longo non risparmia nessuno: in mostra l’Italia, l’Europa, una realtà dura e cruda. La bandiera italiana prende corpo in Flag#1 da magliette, pantaloni e abiti da lavoro murati su piastrelle di cemento. Vestiti calpestabili, come lapidi pavimentali. Dietro un apparente vilipendio alla bandiera si cela un messaggio di denuncia: «È la bandiera che sta calpestando il lavoro». Poi l’Europa circondata da libri e stampe della Fondazione Sicilia, in Europe. «La scritta è in filo spinato, la cornice ricorda invece i camerini di prova», spiega l’artista. È l’inganno delle apparenze, è la miseria travestita da spettacolare bellezza.

Un’arte prorompente, il cui tratto distintivo è l’impegno sociale, misto ad un lavoro di introspezione. In Monsters Loredana Longo si autoritrae in un morphing di dittatori. Sovrapponendo i suoi lineamenti a quelli di Stalin, Hitler, Mussolini, Franco e altri. Tutt’attorno gli autoritratti di Lo Forte, Tomaselli e Lo Jacono. Now is time to turn the page si legge nel tappeto ai piedi del Ritratto della nuora di Sciuti.

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