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La ronda per i senzatetto, una notte in giro con Anirbas
«Non credevo che ci fosse così tanta povertà in città»

I volontari dell'associazione fondata da Sabrina Ciulla nel 2014 offrono pasti caldi e beni di prima necessità agli indigenti della città. In questi giorni di gelo hanno intensificato l'assistenza. «Facciamo una mappatura ed esaudiamo le loro richieste»

Andrea Turco

«Fare del bene a chi ha bisogno mi fa stare bene». In altri tempi e in altri contesti una frase del genere sembrerebbe quasi banale. Ma se a pronunciarla è Rosa Maria Castagna su un pulmino di 12 posti durante la ronda notturna di assistenza ai senzatetto di Palermo quelle parole assumono un altro, e alto, spessore. La donna è presidente dell'associazione Anirbas, che prende il nome (volgendolo al contrario) dalla fondatrice Sabrina Ciulla, e che si occupa proprio di assistenza ai numerosi clochard della città. In ogni caso il termine clochard è inesatto, perché coloro che volontariamente decidono di dormire per strada sono pochi. Sabrina lo sa più di tutti. «Le prime ronde le facevo da sola, compravo latte e pasta e andavo dai senzatetto di mia conoscenza» racconta la donna, un vero e proprio vulcano di energia al quale è difficile stare dietro, mentre illustra minuziosamente i dettagli organizzativi della ronda alla quale MeridioNews ha partecipato.

«Faccio volontariato da quando avevo 15 anni - continua Sabrina - Insegnavo baseball americano ai ragazzini dello Zen, dove i ragazzini avevano il coltello in tasca. Ma mi mancava sempre qualcosa. Così ho fondato Anirbas nel 2014, scrivendo lo statuto da sola e mettendo mio padre e mia madre come presidente e vicepresidente dell'associazione. Ad Anirbas abbiamo dato dunque un'identità precisa, l'assistenza ai clochard, anche se poi ci occupiamo di altri temi come bullismo o razzismo». La prima domenica di gennaio del nuovo anno coincide con l'Epifania. Un doppio giorno di festa, dunque, che però non ferma i tanti volontari dell'associazione: un centinaio, che operano secondo turni precisi, divisi in quattro squadre.

Tutti sanno che il gelo di questi giorni, che ha portato persino la neve in città, ha messo a dura prova la resistenza di chi non può permettersi una dimora. L'appuntamento è per le 17 e 30 presso via La Valle, al civico 4. Si inizia con quello che viene definito il «pre-ronda»: si cucina, si preparano il furgone (oggi è in prestito, perché quello usuale di Sabrina è a riparare) e i kit alimentari. Dentro ognuno di essi c'è un pasto completo: primo, secondo (salsiccia, hamburger o carne) e acqua; e per i musulmani un kit ad hoc che esclude la presenza di carne di maiale. Il furgone poi è pieno anche di coperte e vestiti. «I senzatetto fanno delle richieste - spiega Sabrina - noi le scriviamo e al prossimo giro portiamo loro quel che serve. Ogni domenica facciamo una mappatura, serviamo circa 100 persone considerando anche i dormitori, facciamo un censimento personalizzato fornendo una tessera che dà la priorità sul cibo. Non per fare una discriminazione, anzi per supportare davvero chi ha bisogno. Perché appena arriviamo col furgone viene chiunque: il posteggiatore abusivo, il furbo che vede donazione di cibo gratis. Ma noi ormai li sgamiamo, e lo facciamo per tutelare davvero chi dorme a terra».

Alle 19 la squadra A dell'associazione è sopra il furgone. Sono previste 17 tappe, una sorta di via crucis laica che però si risolve spesso con un sorriso e una parola di conforto. «Siete uno squadrone» dice, alla prima fermata del sottopassaggio di Corso Calatafimi, il senzatetto che vede arrivare i volontari. Per ogni squadra c'è anche un medico, e ruoli designati ben precisi: a turno c'è un caposquadra, c'è chi si occupa della sicurezza - la ronda si svolge comunque di notte e non si sa mai chi può avvicinarsi a un furgone comunque stracarico di merce - e infine un autista. A questo giro il furgone in prestito lo conduce il signor Sergio Ciulla, il padre di Sabrina, che i volontari chiamano tutti papuzzo. Nella vita di ogni giorno i volontari fanno i lavori più disparati. Alcuni di essi vengono dalla messa in prova, che il tribunale di Palermo ha stabilito con Anirbas.

«Lavoro all'Amia - racconta Giosuè - e non credevo ci fosse tanta povertà in città. Non si vede, la miseria, a volte non la vogliamo vedere. Siamo qui anche in un giorno di festa, che avremmo potuto passare coi nostri familiari, e invece abbiamo scelto di assistere chi ha bisogno. Chi ce lo fa fare? Ognuno potrebbe dare una risposta diversa, ma in fondo sarebbero tutte uguali». In questi giorni di gelo ad Anirbas si sono avvicinati tanti nuovi volontari. Segno che la città sa essere solidale, al di là degli slogan. «Abbiamo visto una Palermo più sensibilizzata - conferma Sabrina Ciulla - Sono aumentati i regali di cibo e di coperte e di vestiti che i cittadini ci hanno dato. È stata anche un'opportunità per conoscere gente nuova. E a quelli che incontravo di persona ripetevo sempre che ero felice di vederli arrivare, ma che allo stesso tempo c'è sempre bisogno di un supporto. Qualcuno diceva vabbè, delle coperte a ferragosto che te ne fai? E io facevo notare che servono a proteggere dall'umidità. Anche perché ad agosto ci sono meno persone disposte ad aiutare».

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