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Denuncia il pizzo ma Invitalia gli chiede indietro i soldi
«Vogliono 57mila euro in un mese, così ci si scoraggia»

Nel 2011 si è ribellato al racket. E dopo un anno ha dovuto chiudere il bar. Ma lo Stato pretende la restituzione del prestito. Per Daniele Ventura, che ha raccontato la propria storia in un libro, arriva lo sconforto. «Le mie azioni non sono valse a niente?»

Andrea Turco

«Entro 30 giorni come faccio a trovare 57mila euro?». La domanda di Daniele Ventura ha in sé l'amaro sapore della beffa. Perché proviene da un giovane di 34 anni che ha nel 2011 ha trovato il coraggio di denunciare i propri estorsori. Ma al quale, a distanza di oltre sette anni, Invitalia continua a chiedere la restituzione del prestito col quale Ventura ha aperto un bar, il New Paradise, a Borgo Vecchio. Non importa aver contribuito all'arresto del mandamento di Porta Nuova; non importa che Daniele nel frattempo sia stato isolato persino dai clienti e abbia dovuto chiudere l'attività commerciale ad appena un anno dall'inaugurazione; non importa che intanto Daniele abbia trovato nuova forza e abbia deciso di raccontare la propria storia in un libro: quel che conta, per lo Stato, è ottenere la restituzione di quel vecchio prestito di 48617,50 euro - maturati poi con gli interessi e i debiti residui all'attuale cifra di 57.253,17 euro. 

Invitalia, ovvero l'agenzia nazionale per lo Sviluppo d'impresa di proprietà del Ministero dell'Economia, non concede sconti. Lo Stato non dimentica. «Me l'aspettavo - dice amareggiato Daniele - il problema è che potrebbero bloccarmi il conto corrente. Io guadagno 800 euro al mese. Entro 30 giorni come faccio a trovare 57mila euro? Non li ho. E non propongono neanche una mediazione. Li ho avvisati, conoscono la mia situazione. Anche mediaticamente poi la mia vicenda è diventata nota. Potrebbero contattare le istituzioni, non so. Così invece si butta nello sconforto la gente».

L'anno nuovo insomma per Ventura comincia male. L'avviso è arrivato il 4 gennaio ma, complici le vacanze natalizie, Daniele ha potuto ritirare alla posta solo questa mattina la giacenza. «È proprio il caso di dire che oltre il danno ho subito la beffa». E dire che negli ultimi tempi Daniele aveva ricevuto una rinnovata attenzione da parte dei media: fanpage gli ha dedicato un servizio poco meno di un mese fa, e lo scorso venerdì il giovane aveva raccontato la propria storia in Rai alla trasmissione Vieni da me.

Da qualche mese insomma nper Daniele le cose sembravano essersi messe a posto, considerando che aveva trovato un impiego presso un'altra vittima di mafia, l'imprenditore Gianluca Maria Calì, che lo aveva voluto al suo fianco nell'autosalone di viale Regione Siciliana. Ora invece un nuovo abisso. «Io in tempi non sospetti avevo avvisato Invitalia della mia impossibilità a pagare - continua il giovane -, avevo anche allegato dei documenti. Capisco che c'è un contratto, ma mi pare che non ci sia volontà di venire incontro alle mie esigenze. Non ho mai ricevuto una proposta di mediazione».

Con quel prestito Daniele ha comprato oltre sette anni fa i macchinari utili all'avvio del New Paradise. Che sono stati venduti per ripianare gli altri debiti nel frattempo contratti da un'attività commerciale che a volte portava miseri incassi da 15 euro al giorno. È assurdo - continua Ventura - Lo sanno tutti che ho denunciato, ma così ci si scoraggia, perché sembra che la mia azione non sia valsa a niente. Così non si riesce a convincere altra gente a denunciare, perché se questi sono i risultati... Non è solo la mia storia, io posso parlare anche a nomi di altri». Come Gianluca Maria Calì, che lo scorso 4 gennaio ha denunciato una situazione in parte simile a Striscia La Notizia, ovvero l'impossibilità di pagare i debiti contratti dopo azioni estorsive da parte della mafia con i soldi riconosciuti alle vittime di Cosa nostra.

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