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Arrivano i capolavori di Antonello da Messina 
Esposti a Palazzo Abatellis fino al 10 febbraio

Si tratta di circa la metà delle opere realizzate dal talento messinese, a oggi pervenute. Tavole in legno e tele sopravvissute a terremoti, naufragi, smembramenti, umidità e incurie. Un tesoro disperso, passato di mano in mano e documentato grazie al lavoro di studiosi e storici d’arte

Maria Vera Genchi

Palermo Capitale Italiana della Cultura chiude in bellezza con una rassegna interamente dedicata al più grande ritrattista del quattrocento: Antonello da Messina. Esposti fino al 10 febbraio, alla Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, 14 suoi capolavori, tra cui due polittici e un fronte-retro. In mostra circa la metà delle opere realizzate dal talento messinese, ad oggi pervenute. Tavole in legno e tele sopravvissute a terremoti, naufragi, smembramenti, umidità e incurie. Un tesoro disperso, passato di mano in mano e documentato grazie al lavoro di studiosi e storici d’arte.

Giovan Battista Cavalcaselle sarà il primo a ricostruire, la figura di Antonio de Antonio (successivamente conosciuto come Antonello) appuntando nel taccuino descrizioni e informazioni, datate 1859. Poi, dopo il terremoto del 1908, di Messina non resterà più nulla. «Senza quelle trascrizioni - spiega il curatore della mostra, Giovanni Carlo Federico Villa - senza quegli schizzi, nulla sapremmo del più grande e ammirato pittore siciliano».

Riuniti per la prima volta a Palermo, nel museo e nella città dove si trova l’Annunciata, i più importanti dipinti del maestro. Quattordici capolavori distribuiti in sei sale, provenienti da tutt’Italia: Pavia, Bergamo, Messina, gli Uffizi di Firenze, Siracusa, Reggio Calabria e ancora Sibiu, Romania. «Restituiscono al visitatore il mondo del pittore fin dalle sue origini - afferma l’assessore regionale ai beni culturali, Sebastiano Tusa - ripercorrendo le tappe della sua formazione». Organizzata dalla Regione Siciliana e MondoMostre, Antonello da Messina è il frutto della collaborazione fra la Regione e il Comune di Milano. Quest’ultimo, dopo la chiusura della tappa palermitana, ospiterà a Palazzo Reale l’intera esposizione.

Concentrate nella prima sala: “Crocifissione”, “Madonna con il bambino benedicente e un francescano in adorazione” con sul retro “Cristo in pietà”. Opere di devozione privata, nelle quali Antonello era specializzato. «Questo ramo portante si affaccia sul perno monumentale e misterioso che è il grande murale del Trionfo della Morte - spiega Evelina De Castro, direttrice del Polo Regionale di Palermo Palazzo Abatellis - La distribuzione della mostra e le opere esposte, rispetta, anzi dialoga e mette in valore la logica forte della Galleria, ma nello stesso tempo propone un itinerario nell’arte di Antonello da Messina che vive di vita propria».

Sempre nella prima sala, due tecniche miste su tavole di noce provenienti dal Museo Civico di Reggio Calabria: “Visita dei tre angeli ad Abramo” e “San Girolamo Penitente”. Momentaneamente sono sostituite da riproduzioni fotografiche. L’opera sarà in mostra a partire dalla prossima settimana comunica ai visitatori un bigliettino, e non mancano le polemiche. «È una mezza fregatura - commenta ad alta voce una signora sulla cinquantina - due opere assenti su un totale di quattordici sono tante». Ma la direttrice rassicura «Arriveranno la settimana prossima, purtroppo abbiamo avuto un disguido, le opere provenienti da Reggio non ce l’hanno fatta per il tredici».

La rassegna continua, nella seconda sala, con “Ritratto d’uomo”. La piccola tavola di noce incarna gli aspetti peculiari della pittura Antonelliana: luce, resa emotiva e indagine psicologica. L’uomo è ritratto su uno sfondo scuro, a mezzo busto, tagliato poco sotto la spalla, indossa un abito rosso. Lo sguardo è rivolto verso l’osservatore. «Antonello da Messina fu il primo artista capace di cogliere l’intima essenza di un uomo - spiega Villa - attraverso il suo sguardo, il suo sorriso, attraverso gli elementi espressivi più potenti, è riuscito a dipingere proprio la nostra anima».

Nella terza sala trovano spazio i due polittici. Il “Polittico di San Gregorio”, costituito da cinque pezzi, era stato realizzato da Antonello per la Chiesa messinese annessa al convento delle monache benedettine di Santa Maria extra moenia. In basso, nello scomparto centrale, compare l’iscrizione ano dni mccccsectuagesimotercio - antonellusmessanesismepinxit. Il “Polittico di San Benedetto”, invece, è composto da tre tavole in pioppo ed è custodito regolarmente alla Galleria degli Uffizi di Firenze. «Negli anni novanta le figure furono separate - spiega il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt - il San Benedetto andò a Milano, la Madonna e San Giovanni invece rimasero a Firenze. È la prima volta che quest’opera viaggia per una mostra».

 nel percorso espositivo, appare il ritratto più celebre di Antonello: “L’Annunciazione”. Un’opera eccellente, ma sfortunata. Dopo aver subito gli esiti del terremoto datato 1693, il ritratto venne ulteriormente danneggiato dall’incuria e l’umidità. Ad occuparsi del restauro, uno dei migliori artisti del tempo: Luigi Cavenaghi, che la trasportò su tela e colmò vaste lacune. «Davanti a un opera come questa qualsiasi essere umano può commuoversi - continua Schmidt - Antonello dipinge un’emozione, qualcosa di non raffigurabile, qualcosa di interno».

Nella penultima e quinta sala, il “Ritratto di ignoto marinaio”: un olio su tavola custodito al Museo Mandralisca di Cefalù. Unica opera del pittore messinese documentata da Cavalcaselle nella Sicilia occidentale; «Ha un sorriso molto, ma molto più enigmatico della Gioconda” secondo Schmidt. Dell’ignoto di Antonello, nel 1967, Sciascia scriveva: «A chi somiglia? Al mafioso della campagna e a quello dei quartieri alti, al deputato che siede sui banchi di destra e a quello che siede sui banchi di sinistra, al contadino e al principe, somiglia a chi scrive questa nota e certamente somiglia ad Antonello (…) E’ un nobile o un plebeo? Un notaro o un contadino? Un pittore? Un poeta? Un sicario? Somiglia, ecco tutto».

A conclusione della rassegna: “La Madonna con il bambino”, un olio su tavola di quercia proveniente dall’Accademia Carrara di Bergamo. «Il nostro secolo ha adorato i ritratti di Antonello da Messina - spiega Giovanni Carlo Federico Villa - la pittura italiana si è riconosciuta tutta in quegli sguardi, ci siamo tutti identificati nella concretezza di un pittore che ha dato forza e carattere ai volti. Più di Leonardo? Ben più di Leonardo! »

Dopo l’inaugurazione di venerdì 14 dicembre, nel week end Palazzo Abatellis ha accolto i primi visitatori. Parecchi gli appassionati che hanno varcato le soglie della Galleria Regionale, già da sabato mattina. Un turista, munito di macchinetta fotografica, lamenta dell’assenza di pannelli in lingua inglese, mentre una signora all’interno segue il percorso con la guida. Camminano tra una sala e l’altra, affascinati dall’incanto enigmatico che trapela dalle opere di quello che il critico Vittorio Sgarbi definisce «una delle più grandi personalità della pittura italiana».

«La mostra costituisce un’occasione unica per vedere esposti, in un’ampia e ricca rassegna, alcuni dei maggiori capolavori del pittore - conclude Tusa - nel contempo si evidenzia come un punto di verifica dei più recenti studi sulla figura del grande messinese, offrendo altresì spunti per ricerche future».

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