Corteo femminista contro il disegno di legge Pillon «La violenza di genere non è causata solo da raptus»

Appena partito da piazza Croci il corteo femminista, in contemporanea con le altre città italiane, contro il ddl Pillon, un disegno di legge sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido dei minori. 

Al lungo serpentone sono presenti anche centinaia di donne dell’assemblea contro la violenza maschile sulle donne che, dietro uno striscione su cui si legge Dall’Italia agli Stati Uniti, giù le mani dai nostri corpi, giù le mani dalle nostre vite, portano il proprio contributo alla giornata di mobilitazione nazionale facendo emergere il rapporto esistente tra le politiche sessiste, razziste e xenofobe che stanno prendendo piede in Italia e quelle che da sempre Trump ha portato avanti negli Stati Uniti. 

Un tema, questo, che si lega perfettamente a una particolare contingenza, ovvero la Conferenza Internazionale per la Libia che proprio Palermo ospiterà lunedì 12 e martedì 13 novembre e nel corso della quale, sostanzialmente, si discuterà su come spartirsi i resti della Libia per renderla una zona franca dove sospendere i diritti umani, incarcerare migliaia di migranti e fermare così gli sbarchi verso l’Europa. 

«Non possiamo accettare la presenza nella nostra città, anche se non diretta ma per mezzo del proprio delegato, di chi ha costruito la sua carriera politica attaccando le donne e considerandole oggetti sessuali – afferma Claudia Borgia, dell’assemblea contro la violenza maschile sulle donne – L’individuazione dei nemici, dei responsabili, è il primo passo verso il vero cambiamento, verso la vera emancipazione. Non vogliamo più stare a testa bassa o credere che la violenza di genere sia causata da meri raptus di follia; essa è causata da una società patriarcale in cui i potenti del mondo sguazzano, rispettando fedelmente i valori che la caratterizzano, continuando ad agire scelte politiche distanti dai bisogni reali della popolazione. Ecco che, dunque, i nemici li individuiamo all’interno di quel summit internazionale, evento che ci presentano come importante e proficuo momento di confronto, ma che altro non è che l’ennesima occasione per una passerella. Da diversi anni sentiamo parlare i politici di emancipazione, di diritti della donna ma di quali diritti stiamo parlando? Di quelli che ogni giorno nei fatti vengono violati?».

«Trump, subito dopo il suo insediamento, ha deciso di cancellare i finanziamenti del governo federale  – continua l’attivista – per tutte le organizzazioni che si occupano di interruzioni di gravidanza nel mondo (come già avevano fatto Reagan e George W. Bush prima di lui), lo stesso Gentiloni, guardando al panorama italiano, fa parte di quella casta politica che ha promosso il fertility day, diretto riflesso della volontà di intendere la donna solamente come mezzo di riproduzione. La Merkel è colei che durante gli stupri di massa a Colonia, di qualche capodanno fa, ha saputo solamente puntare il dito contro l’immigrato, piuttosto che individuare i reali colpevoli che in potenza potevano essere anche di cittadinanza tedesca». 


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