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Baia di San Cataldo, dalle denunce alle intimidazioni
Attivista: «Abbiamo a che fare con mentalità mafiose»

I sopralluoghi e le continue dirette Facebook dei volontari del luogo hanno forse innescato un livello decisamente più alto della lotta che stanno conducendo per la salvaguardia del territorio. «Abbiamo fatto tutte le simulazioni possibili, ma la risposta è sempre la stessa: qualcuno ha spostato le nostre auto, potevano investirci»

Silvia Buffa

«Lo sapevamo che prima o poi sarebbe successo qualcosa». Non ne immaginavano, però, la portata. Eppure continuano senza sosta a vigilare e a monitorare giorno dopo giorno lo stato in cui versa il fiume Nocella, il suo affluente Puddastri e il mare in cui questi si gettano. Sono i volontari che hanno fondato l’associazione San Cataldo Baia della legalità, che sfruttano tutti i mezzi a disposizione, dagli appostamenti nei luoghi cruciali alle dirette Facebook per condividere i loro sforzi e le loro scoperte, e mantenere alta l’attenzione su uno scempio che si trascina da oltre 30 anni. Alle denunce, divenute sempre più frequenti, sono seguite però le intimidazioni. O, almeno, è questa la linea di pensiero che va per la maggiore tra gli attivisti dell’associazione, consapevoli che la loro attività di monitoraggio fa storcere il naso a molta gente.

L’ultima è accaduta solo pochi giorni fa, domenica 4 novembre: qualcuno, approfittando di un ennesimo monitoraggio dei volontari nella baia di Trappeto, avrebbe aperto una delle loro auto, che non era stata chiusa a chiave, per togliere il freno a mano e «farla procedere per inerzia», come denunciano gli stessi attivisti in un video pubblicato sui social. L’auto ha lentamente proceduto verso un muretto, finendo quasi subito la sua marcia incontrollata. Ma davanti a sé c’era anche il sentiero in discesa che porta alla baia, nel quale la vettura avrebbe anche potuto avventurarsi, causando danni a cose e persone ben maggiori. «Abbiamo sentito un rumore metallico, qualcuno ha spostato il paletto, tolto la catena per fare passare l’auto e da questa togliere il freno a mano, facendola procedere lungo la discesa, ce ne siamo accorti mentre risalivamo. Potevano fare un danno gravissimo, se l’auto non avesse invece seguito il raggio di sterzata. Faremo una denuncia ai carabinieri per cercare di capire cosa sia successo», annuncia il vice presidente dell’associazione Giovanni Polizzi. Una delle auto più coinvolte è proprio la sua.

«Forse si voleva andare oltre - azzarda il presidente dell’associazione Francesco Loria -. Noi eravamo a pochi metri da lì, saremmo stati investiti se non si fosse innescato il blocca sterzo. Le auto erano posteggiate oltre lo spazio delimitato da questa catena su un tratto pianeggiante, non in discesa. Abbiamo fatto delle prove, ipotizzando una dimenticanza magari, di essere stati noi a lasciare l’auto senza freno a mano e senza marcia ingranata, ma in tutte le simulazioni possibili non si arriva mai a quello che è successo». Soprattutto perché davanti alle auto posteggiate c’è, appunto, una catena che, agganciata a due paletti cementati (ma uno ha la base rotta), delimita quell’area. Catena che è stata ritrovata intatta e nella posizione originaria, ma con le auto semplicemente dall’altra parte e addossate al muretto di cinta dello spiazzo. Tutte circostanze che sembrerebbero delimitare i contorni di un gesto volontario. «Penso sia stata un’azione d’impeto - ipotizza Loria -, tutto nasce dalla diretta fatta da noi un’ora prima di uno sversamento illegale in corso, una cosa che forse ha fatto preoccupare qualcuno, perché noi abbiamo detto che avremmo fatto alzare un drone in volo per individuare il luogo preciso per restringere finalmente l’area di indagine per gli accertamenti». Intanto in zona c’è una telecamera che riprende un’arteria lì vicino: estrapolando le immagini, sarà possibile vedere quanti alle 14 di quella domenica sono passati da quel punto.

Il giorno dopo, lunedì 5 novembre, un’altra scoperta: «Abbiamo ritrovato il palo con la targa della baia a circa 150 metri dal posto in cui era piantato, ancorato alla sua base di cemento. Il fatto che sia stato buttato così in questo terreno mi fa pensare che qualcuno abbia voluto toglierlo per quello che simboleggia», denuncia ancora Loria, presidente dell’associazione. A notarlo, riverso lì nelle campagne vicine alla baia di Trappeto, un uomo che faceva jogging, che ha subito avvisato i volontari. Targa già prontamente ricollocata al suo posto grazie all'intervento dell'assessore all'ambiente del Comune di Trappeto Andrea Albano. Un altro episodio che gli attivisti tendono a interpretare come un chiaro segnale: qualcuno, con queste azioni, starebbe comunicando che la loro attività evidentemente non è gradita. Attività che infatti, finita l’estate, non ha arretrato di un passo, anzi. Anche perché gli sversamenti illeciti non sono certo venuti meno. «Abbiamo mosso accuse verso la distilleria Bertolino, verso i frantoi, i depuratori, i resort, non sappiamo chi potrebbe essere stato. Negli anni ci siamo fatti più di un nemico».

Intanto, alle acque che si tingono del solito rosso torbido e dei pesci morti che galleggiano in superficie, si aggiunge anche un cormorano morto, ritrovato vicino alla foce del Nocella il 24 ottobre. «Le persistenti ed elevate concentrazioni di inquinanti presenti nella rete fluviale del Nocella, nell'ultimo periodo, ci portano a sospettare che la morte dell'animale sia riconducibile proprio alle cattive condizioni di vita presenti in foce», osservano i volontari, che hanno prelevato l’esemplare, nell’attesa di consegnarlo al Centro recupero fauna selvatica di Ficuzza, dove sarà sottoposto ad autopsia. Le intimidazioni sono il culmine delle denunce fatte dai volontari. E che hanno sollecitato la solidarietà di numerose altre realtà, da Legambiente al Wwf, dal Comitato invaso Poma al Centro rifiuti di Alcamo, per non parlare dei numerosi cittadini. «Questo mi fa piacere, non me lo aspettavo - sottolinea Loria -, ma è sempre più forte la consapevolezza di aver toccato nervature sensibili e di avere a che fare con mentalità mafiose».

Ad oggi non c’è un responsabile di quel giorno. Non c’è per l’episodio delle auto, non c’è per quello del palo, non c’è per tutti i pesci e il cormorano morti, e per i ripetuti sversamenti. «Conduciamo questa lotta a forza di documentazioni in diretta che non possono essere smentite, per mettere di fronte alle proprie responsabilità gli autori di queste azioni, non si può più fare finta di nulla. I livelli di criminalità in cui ci siamo imbattuti sono elevati, perché ci lasciano tutti soli nell’azione concreta? La baia di San Cataldo per 50 anni è stata luogo ideale dove scaricare illecitamente i reflui, e si vuole che resti questo. Eppure per metterci un punto basterebbe pulire e censire tutti gli scarichi». In occasione dell’ultimo tavolo tecnico con l’assessore Cordaro a emergere con forza è stata soprattutto la mancanza di finanziamenti per un ipotetico intervento. «C’è un muro di gomma. Intanto, quella del Nocella è la quarta area in Sicilia per riversamento chimico e avvelenamento territoriale, dietro le grandi industrie del petrolchimico - spiega ancora il volontario -. Non mi reputo un ambientalista, ma un semplice cittadino. So che i veri grandi ambientalisti che mi hanno preceduto hanno perso. Motivo in più per andare avanti».

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