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A Vicari la comune libertaria spazzata via dal maltempo
«La natura non è ostile, è l'essere umano che l'ha violata»

Nella cittadina del palermitano è ancora forte l'eco del dramma, dopo l'esondazione del fiume San Lorenzo che ha travolto i terreni della zona. Lì da tre anni e mezzo un gruppo di persone porta avanti un modello di condivisione e autodeterminazione. «Vogliamo avviare una battaglia politica su quel che è successo»

Andrea Turco

Non è rimasto più nulla: né il recinto, né la strada, neanche gli alberi. Alla comune libertaria Mahandhe il maltempo di questi giorni ha spazzato via tutto. L'esondazione del fiume San Leonardo a Vicari ha provocato una vittima. E solo per un caso alla comune Mahandhe, poco distante dalla cittadina del palermitano, nel weekend non c'era nessuno. La notte tra sabato e domenica, infatti, ha visto il corso d'acqua ingrossarsi fino a travolgere i terreni della zona. E non è neanche la prima volta che ciò accade.

«Il fiume ha esondato due volte in tre giorni - racconta Antonella Di Salvo, detta Nirvana - e negli scorsi giorni aveva già fatto i primi danni. Ora però siamo al disastro completo. Ieri abbiamo dovuto lasciare la macchina a dieci minuti di distanza dalla nostra comune, perché anche la strada è stata inghiottita. Avevamo appuntamento col sindaco di Vicari per capire come chiedere lo stato di calamità naturale. Ci stiamo muovendo tutti insieme con gli altri proprietari dei terreni confinanti. Intanto è ancora tutto bloccato, mentre capiamo come muoverci».

Alla comune Mahandhe, in una villetta abbandonata sul letto del fiume San Lorenzo e occupata nel 2014 da persone unite dal desiderio di attivare un processo (lento) verso l'autodeterminazione, al momento è tutto distrutto: la cucina esterna è stata completamente sfondata, il manto stradale è saltato, anche i pali della luce nella strada sono caduti. Scortati dai vigili del fuoco, le ragazze e i ragazzi della comune sono riusciti ieri a recuperare le prime cose necessarie. E continueranno il via vai nei prossimi giorni. Una candela, rimasta accesa e salvata dalla furia della miscela di acqua e fango, è diventata un po' il simbolo della speranza di ricostruzione. Sul gruppo Facebook i componenti della comune hanno sintetizzato il proprio modo di pensare con una frase: «Non è la natura a essere ostile, è l'essere umano che ha violato la natura». Mentre per giorno 10 novembre è prevista una serata energetica, allo spazio anarco sakalash di via Goethe a Palermo, che tra letture dei tarocchi e dei cristalli e consulenze dietetiche intende avviare una raccolta fondi per la comune. 

«Noi siamo arrivati qui tre anni e mezzo fa - racconta Nirvana -, era tutto distrutto e col nostro lavoro manuale, duro e faticoso, lo abbiamo rimesso in piedi. Coi proprietari abbiamo concordato un affitto a riscatto, quando raggiungeremo la quota la casa sarà nostra. Alcuni di noi vivono regolarmente lì, altri (come me) fanno la spola. Intanto abbiamo sperimentato in questi anni un modo di vivere diverso, basato sulla condivisione, dove non ci sono leader né ruoli di genere. Siamo una comunità antispecista, ad esempio, e abbiamo estirpato i luoghi di detenzione degli animali. Ora il nostro pensiero va a loro. E vogliamo avviare una battaglia politica su quel che è successo». 

Intanto a Vicari è ancora forte l'eco del dramma. «Vicari è a circa 200 metri d'altezza rispetto al fiume San Leonardo» spiega Vanessa Schifano, studentessa di geologia che si trovava nel Comune del palermitano lo scorso weekend. «C'è stata molta tensione, tutti eravamo preoccupati. Soprattutto per l'uomo disperso, che poi è stato trovato dopo quattro ore aggrappato a un albero. Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo che siamo venuti a conoscenza della morte del consigliere comunale di Salemi. Quindi gioia e dolore si sono alternati». D'altra parte sembra che il fiume San Leonardo non avesse destato grossi allarmi negli anni precedenti. E in realtà le piogge di questi giorni sono state sì continue ma neanche così intense. «L'esondazione ha sorpreso anche noi - continua Vanessa - perché il fiume è in realtà un torrente. Non aveva mai raggiunto questi livelli, nessuno di noi aveva finora mai visto nulla del genere. Mi ricordo che quattro anni fa aveva rotto gli argini, ma nulla di così imponente. Alcuni dicono che ciò sarebbe dovuto alla mancata pulizia in questi anni dell'alveo».

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