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Ponte Morandi, a Genova un eroe arrivato da Terrasini
«Ho visto una Bmw nera e fuori una gamba immobile»

Si tratta del 32enne Giovanni Bommarito, agente della stradale di Sampierdarena, originario del Comune del Palermitano. Dove l’amministrazione e i concittadini lo aspettano trepidanti per sentire il racconto del salvataggio di una coppia di Trieste coinvolta nella tragedia del 14 agosto

Silvia Buffa

Tutta Terrasini lo aspetta a braccia aperte. E questa volta non è solo per dare il consueto bentornato a chi ha trovato vita e lavoro in un’altra città. Questa volta no. La prossima occasione servirà per festeggiare il ritorno a casa di un eroe, Giovanni Bommarito, l’agente della stradale di Sampierdarena che insieme al collega Giorgio Terrile ha salvato una giovane coppia dalle macerie del ponte Morandi crollato a Genova, lo scorso 14 agosto. «In questa tragedia c’è una storia che vale la pena raccontare», dice infatti con orgoglio il sindaco di Terrasini, Giosuè Maniaci. «Voglio esprimere a Giovanni, a nome di tutta la cittadinanza terrasinese, i complimenti e un sentimento di ringraziamento per aver mantenuto calma e freddezza in questa situazione, per il coraggio e la tempra dimostrata che ha permesso di salvare due vite umane. Siamo orgogliosi di lui, terrasinese doc», conclude il primo cittadino.

Felici di certo lo sono anche Rita Giancristofaro e Federico Cerne, la coppia viva grazie al salvataggio dei due agenti della Polstrada e al successivo intervento dei vigili del fuoco. Lui fisioterapista, lei agente immobiliare, quel giorno erano insieme su quel tratto di strada. La loro Golf blu, durante il crollo, si è incastrata in una piccola conca, che in qualche modo ha custodito l’auto evitandone la compressione. La situazione è stata comunque piuttosto critica: dopo un volo di 50 metri, i due hanno riportato diverse ferite. Fondamentale è stato l’intervento repentino dei due agenti, che solo pochi minuti prima avevano sentito il boato del ponte che crollava, per via della vicinanza della caserma col luogo della tragedia. «D’istinto, all’inizio, abbiamo pensato di andare sul letto del fiume, ma bisognava fare un salto di cinque metri. Siamo rimasti dove c’era la sede dell’Azienda multiservizi e igiene urbana - racconta Bommarito -, io sono andato a vedere com’era la situazione. Fra la zona dell’Amiu e le auto c’era un rialzo di tre metri dove passava la ferrovia. Lì c’era una famiglia, ma non si muoveva nessuno. Da lontano vedevo una Bmw nera, spuntava una gamba immobile. E poi ho visto in una conchetta una Golf blu». È quella della giovane coppia di Trieste, che per fortuna non sono rimasti seppelliti.

Il 32enne di Terrasini, così come il collega, non c’ha pensato nemmeno un attimo. La prima reazione è stata quella di buttarsi a capofitto in mezzo a ciò che restava del tratto di ponte crollato. Attorno a lui altri soccorritori, tra cittadini, vigili del fuoco e colleghi. «Prima ho visto Federico, era al volante e con gli occhi aperti - racconta l’agente -, si muoveva ancora leggermente, ma sembrava avesse un polso e un gomito rotti». A prima vista sembrerebbe quasi stare bene, a dispetto di quanto accaduto, ma è chiaro che è sotto shock. Seduta accanto a lui, ancora con la cintura di sicurezza attaccata, c’è Rita. «Pensavo fosse morta», dice il 32enne, ancora impressionato da quel ricordo. È lei, infatti, quella che sembra in condizioni più critiche: tiene gli occhi chiusi e appare incosciente. «Le ho detto qualcosa e lei ha aperto gli occhi, le ho chiesto come si chiamava ed è stata in grado di rispondere subito». Riesce a reagire, malgrado le condizioni in cui versa, e questo rincuora e stimola l’agente che la sta soccorrendo. E di lei ha un’immagine fissa ancora nella mente: «La sua iride rossa - rivela -. Chiudeva a riprese gli occhi e noi cercavamo di tenerla il più sveglia possibile».

Tutto attorno nel frattempo è solo un cumulo di macerie e di pezzi di ponte che a ritmi diversi continuano a crollare giù, sopra le loro teste. I due agenti capiscono che non c’è tempo da perdere, la situazione peggiora minuto dopo minuto: scoperchiano il tettuccio dell’auto, semidistrutto, a mani nude e tirano fuori il ragazzo. Poi, con un po’ più di fatica, tagliano la cintura di sicurezza e liberano la fidanzata, allontanandola dalla vettura in cui fino a un attimo prima era intrappolata. Un’esperienza che ha segnato moltissimo entrambi gli agenti, abituati sì a intervenire in occasione di incidenti, ma non su episodi dalla portata drammatica di questo genere. Difficile pensare di poter dimenticare, anche più in là, le sensazioni provate quel giorno, specie dopo un salvataggio così. Una storia speciale, insomma, da riportare nella sua Terrasini.

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