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Piazzale Anita Garibaldi, ennesimo raid dei vandali
La provocazione di Artale: «Mettiamo una garitta?»

Neanche il tempo di riparare un lampioncino danneggiato appena una settimana fa, che i «soliti noti», come li definisce il presidente del Centro Padre Nostro a Brancaccio, hanno colpito ancora: «L'attuale presidio non è sufficiente a prevenire le incursioni»

Silvia Buffa

A distanza di una settimana dall'ultimo atto vandalico a piazzale Anita Garibaldi «i soliti ignoti», come li definisce da sempre Maurizio Artale, il presidente del Centro Padre Nostro a Brancaccio, hanno rotto lo stesso lampioncino danneggiato pochi giorni fa e che era già stato sostituito. In quell'occasione qualcuno aveva svitato la parte superiore del palo, portandosela via insieme alla lampadina, sparita pure quella. Ma quella volta si erano proprio voluti impegnare, facendo ritrovare la mattina dopo anche un dissuasore di 70 chili spostato e buttato a terra. 

Stavolta, invece, chi ha agito s è limitato a danneggiare lo stesso identico lampioncino vandalizzato la settimana scorsa. Una casualità? Non è affatto di questo avviso Artale, che da anni si occupa del decoro e della manutenzione della piazzetta dove è stato ucciso nel '93 padre Pino Puglisi. E oltre ai soliti appelli e alle denunce, che lo vedono purtroppo come unico protagonista a dispetto dei residenti della zona che su questi episodi non si sono mai espressi, lancia adesso una provocazione: «Installiamo nel piazzale una garitta delle forze dell'ordine? Così da garantire un servizio di sorveglianza 24 ore su 24», dice. Ma è il primo ad ammettere che «naturalmente si tratta di una provocazione irrealizzabile, perché avrebbe dei costi enormi. Ma un segno - continua - bisogna darlo».

Soprattutto se non basta neppure la presenza, già attiva da qualche settimana, di una volante della polizia ferma sul posto tutti i giorni dalle 8 alle 20, che impedisce ai residenti del quartiere di posteggiare in quel lato del piazzale non delimitato dai dissuasori. Un'iniziativa legata alla visita di papa Francesco a settembre a Palermo, che lo porterà anche nel luogo dell'omicidio di don Pino. «A questo punto l'attuale presidio non risulta sufficiente a evitare tali incursioni - insiste Artale -, per cui è necessario un intervento da parte delle istituzioni». Ma, come lui stesso sa, sembra difficile che vengano prese misure di questo tipo, a fronte del costo che avrebbero, senza contare il fatto che sia il quartiere che le forze dell'ordine sembrano quasi assuefatte a episodi e denunce che si ripetono, sempre uguali, orma da anni.

E che in passato, come ancora adesso, se hanno mobilitato qualcuno o qualcosa, si è trattato di Maurizio Artale e dei volontari del Centro di Brancaccio. Quasi fossero loro i proprietari della piazza. «Il costo non è tanto la garitta in sé, ma lo sarebbe mantenere una persona con tre turni di guardia 8/16/24 - torna a dire - Sarebbe più economico una videosorveglianza, come avevo già suggerito, del resto, l'ultima volta». Proposte che, al momento, restano parole al vento. Mentre chi su quella piazza ci si affaccia ogni giorno, restando indifferente, continua a scegliere il silenzio. In questa occasione, come in tutte le precedenti. «Sono come il pazzo del film Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore, "a piazza è mia, a piazza è mia, a piazza è mia!"», ironizza infine il presidente del Centro.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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