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Termini Imerese, le due bande che seminavano paura
«Dammi i soldi, se no prendo la pistola e ti ammazzo»

Tentata estorsione, furto aggravato, ricettazione, spaccio, rapina. Questi i reati di cui dovranno rispondere i 13 uomini colpiti dall’operazione Ghostbuster di venerdì scorso. «Personalità oltremodo negativa, nessun valore dell’incensuratezza di alcuni»

Silvia Buffa

«Stamattina hai preso i soldi, dammeli! Dammeli subito, altrimenti prendo la pistola e ti ammazzo». Non sa chi sia il giovane che gli sta seduto sopra, mentre gli tiene premuta la testa contro il materasso e continua a ripetergli quella minaccia. L’unica cosa che l’uomo, malgrado la paura, riesce a percepire è un accento tipicamente termitano. «Ho sentito il mio cane che abbaiava e poi mia moglie che gridava. Non ho avuto il tempo di alzarmi dal letto, sono stato raggiunto e immobilizzato da un uomo con il viso coperto. Mi ha tappato la bocca con una mano e con l'altra mi ha colpito al viso, mentre mi diceva di stare zitto altrimenti avrebbe preso la pistola. Volevo togliergli il passamontagna dal viso, ma non ci sono riuscito. Ho tentato di divincolarmi ma continuava a colpirmi con pugni in testa e in faccia». È un resoconto di terrore quello che solo poche ore più tardi, quando è ormai il 2 marzo 2017, l’anziano signore racconta agli agenti del commissariato di Termini Imerese.

«Sentivo mia moglie che urlava e ho capito che c'erano altre persone. Ma da quella posizione non vedevo niente, avevo la faccia premuta contro il materasso», continua a dire l’uomo aggredito. Sono pochi minuti, ma sembrano un'eternità dal momento in cui in tre fanno irruzione in casa sua per poi dileguarsi di corsa scavalcando il cancello. Fuori, a fare da palo e a tenere a bada i suoi cani, ci sono altri due complici, poi fuggiti anche loro di corsa. I soldi cui allude il rapinatore sono cinquemila euro, prelevati dal padrone di casa quella mattina alle dieci a Termini Imerese e poi nascosti in casa nel soggiorno sotto a una pila di panni poggiati sopra un recipiente in acciaio, insieme ad altri seicento euro. Quella somma gli serve per pagare la successione di un mezzo, e di questo poi l'assicurazione e alcuni aggiustamenti dal carrozziere.

Non hanno idea, lui e la moglie, che a terrorizzarli in quel modo quando non sono neppure le nove di sera, sono alcuni membri di due distinti gruppi criminali che da tempo mettono a segno svariati colpi a Termini Imerese. Sono tredici le persone finite nel mirino degli inquirenti, accusate a vario titolo di tentata estorsione, furto aggravato, ricettazione, spaccio di droga e, appunto, anche di rapina. Non si sono fatti mancare niente, insomma. Si vantavano spesso di essere talmente bravi a progettare i loro colpi e a metterli in pratica senza lasciare tracce, che erano convinti di essere quasi dei fantasmi per gli agenti che li cercavano. Non sapevano però di essere intercettati e pedinati da mesi. Fino all’operazione scattata all’alba di venerdì scorso: sei si sono ritrovati con le manette ai polsi, quattro invece costretti ai domiciliari, mentre per gli altri tre è stato deciso l’obbligo di dimora e di firma. A capeggiare nelle due bande, secondo quanto scoperto dalle indagini, sarebbe stato Calogero Costanza in un gruppo, mentre nell’altro ai vertici ci sarebbe stato il duo formato da Giuseppe Chiara e Jonathan Cassar.

«Personalità oltremodo negativa degli indagati - si legge su di loro nelle carte dell’inchiesta -, tanto che nessun valore può attribuirsi allo stato di formale incensuratezza di alcuni di loro». Non sembrano avere scrupoli, insomma. È questa l’immagine che ne traggono gli investigatori, specie ascoltando le intercettazioni delle due bande. Alla preoccupazione di uno del commando che di lì a pochi minuti avrebbe fatto irruzione nella casa dei due anziani coniugi su dove nascondere i motorini su cui hanno viaggiato fin lì o sul mancato controllo di una villetta attigua, arriva una risposta secca: «Ma chi minchia ci deve venire qua?!». Nemmeno un’ora dopo a finire registrati sui nastri degli agenti che li ascoltano in segreto sono i loro conteggi: «Duemila, due e cinque, quante sono...Aspè, vi dovete stare un minuto zitti! Minchia sono due ore che ve lo dico».

Conversazioni ritenute dagli investigatori prove piuttosto consistenti contro i presunti membri del commando che hanno agito quella sera di marzo dell’anno scorso. Ma non sarebbero stati solo i soldi a interessargli, pare. «Pure i bastardi mi sono portato», dice intercettato uno del gruppo. Allude agli uccellini sottratti ai due anziani, che definisce così perché nati dall’incrocio tra cardellini e canarini. «Pure in tasca te li sei infilati…Ora con queste cose incocci, ora vedi…», lo ammonisce un altro, bacchettando duramente quell’impulso che, alla luce dei fatti, appare solo come uno sfregio gratuito contro le vittime.

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