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Arriva, per la prima volta in Italia, l'artista turca Hale Tenger 
«Palermo come Beirut, per ribadire la vicinanza culturale»

La mostra - che rientra nel programma di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, con il patrocinio del Comune - sarà inaugurata giovedì 14 giugno 2018 alle ore 19, e resterà visitabile fino al primo settembre, dal martedì al sabato, dalle 16 alle 20. «Presentare questo video è significativo per quel parallelismo che sin dai tragici anni ’90 si è sempre presentato»

Alessia Rotolo

È conosciuta principalmente per le sue installazioni in grande scala basate su una elaborata combinazione di usi non convenzionali di materiali, audio e video, l’artista turca vanta una vasta produzione ispirata da riferimenti storici, politici e psicosociali. L'artista di fama internazionale Hale Tenger esporrà la sua mostra personale Beirut per la prima volta in Italia, ad eccezione della sua partecipazione alla Biennale di Venezia dello scorso anno, proprio a Palermo alla RizzutoGallery. La mostra - che rientra nel programma di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, con il patrocinio del Comune di Palermo - sarà inaugurata giovedì 14 giugno 2018 alle ore 19, e resterà visitabile fino al 1° settembre, dal martedì al sabato, dalle 16 alle 20.

Le sue opere mettono in scena i rapporti di potere e affrontano temi profondi legati all’attività del governo nella società, alla soppressione politica, all’immigrazione, alla femminilità, all’identità culturale, analizzando le dinamiche del potere e le tensioni esistenti tra Stato e individuo, in una costante e sfumata critica alla difficile condizione sociale della sua Turchia, stretta in un potere sempre più autoritario. Presenza ed esperienza sono elementi chiave nelle sue installazioni, sia che creino atmosfere meditative, sia che emergano sorprendenti e destabilizzanti.

Stati di potere e violenza, oppressione e aspetti di repressione, tanto della società, quanto dell’individuo, sono messi in discussione in tutti i suoi lavori, che interagiscono sempre con gli elementi del suono, della struttura e dell’effetto. Il pubblico inevitabilmente oscillerà tra la visualizzazione di una situazione e un’altra, tra ciò che possiamo vedere e quello che possiamo sentire e percepire. L’audio è integrato nella maggior parte delle sue opere in varie forme, come musica esclusiva, come narrazione o come arrangiamento di registrazioni d’archivio. Per la mostra alla RizzutoGallery – oltre a fotografie e sculture in edizioni rarissime – presenterà la videoinstallazione Beirut (2005-2007. Video 3’47”).

Alle 12:55 del 14 febbraio 2005 un furgoncino Mitsubishi esplode in un quartiere di Beirut, mentre passava il convoglio dell’ex primo ministro libanese Rafiq al-Hariri. Ventidue persone rimasero uccise in un’esplosione che aveva la forza di una tonnellata di TNT. Nella videoinstallazione viene inquadrata la facciata dell’Hotel St. George in prossimità del quale avvenne l’attentato. Il video è diviso in due parti. Il giorno e la notte. Il prima e il dopo. Nella prima parte, la luce pallida del sole si riflette sull’edificio e le tende bianche dell’hotel sventolano chiare fuori dalle finestre, cullate dall’ipnotica musica di Serdar Ateşer. La calma prima della tempesta. 

Nella seconda parte del video, una ripresa notturna sulle tonalità cromatiche verdi, si capisce che la tragedia è avvenuta, lo scoppio ha sconquassato l’instabile tranquillità. Esplosioni, sirene e spari sostituiscono la musica. E le tende sbattono sui balconi, disperate come immaginari personaggi che urlano il proprio dolore. “Beirut” per quanto impressionante e verosimile possa apparire, non è un video documentario ma un’opera di finzione in cui Hale Tenger ha ricreato l’atmosfera della guerra in Medio Oriente aggiungendo alle immagini i suoni dell’intervento armato israeliano in Libano del 2007. Per immaginare il sangue versato nei combattimenti bastano gli effetti sonori. E i balconi vuoti di un edificio, spalti ideali da cui contemplare lo spettacolo della violenza.

Beirut racconta in maniera romantica e triste il destino condiviso di tutto il Medio Oriente, e di ogni città o paese che abbia conosciuto la violenza di disordini politici, bombe e omicidi. Un modo per riflettere - qui in questa “Palermo come Beirut, Città mediorientale in Europa” - sulla necessità di una ricerca senza fine di una vera democrazia, che non è mai pienamente stabilita fino a quando non saprà fornire uguaglianza alle persone “attraverso il dialogo, la cultura dell'accoglienza, la coabitazione, e la convivenza dei diversi”.

«Siamo molto felici e onorati di presentare per la prima volta in Italia una personale di Hale Tenger, che ha esposto nei più importanti musei e istituzioni del mondo - dicono dalla galleria -. La mostra alla RizzutoGallery prende il nome dalla videoinstallazione Beirut, che dal 2007 è stata presentata in mostre e sedi prestigiose. Presentare questo video a Palermo è significativo per quel parallelismo che sin dai tragici anni ’90, nel bene e nel male, si è sempre presentato. “Palermo come Beirut” titolavano i giornali all’indomani della strage di Via Pipitone Federico, primo attentato con un’auto bomba in cui venne ucciso il giudice Rocco Chinnici. “Palermo come Beirut” a voler ribadire la vicinanza, storica e culturale, tra le due città, come se avessero un unico cuore che pulsa e che le lega, trasformando Beirut in Palermo, Palermo in Beirut».

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore RMB s.r.l.
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