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Anello Fs, cittadini per salvare piazza Castelnuovo
«Sventrata da un progetto che ignora la sua storia»

Si allarga il fronte degli scontenti del progetto per la realizzazione della nuova fermata che sorgerà nel cuore del centro. Un gruppo composto da architetti, professionisti e docenti dell’Università di Palermo, guidati dal coordinatore del comitato Bene Collettivo Fabio Alfano: «Cittadinanza messa da parte»

Antonio Mercurio

«Piazza Castelnuovo verrà sventrata per far posto a una stazione ideata solo sulla scorta di esigenze tecniche, che ignorano la sua storia e ciò che c’è sopra. Un progetto inconcepibile, il Comune non può continuare a trasformare la città in modo così delittuoso, con progetti discutibili e senza qualità». Si allarga il fronte degli scontenti del progetto per la realizzazione della nuova fermata che sorgerà nel cuore di piazza Castelnuovo, all’interno dei lavori previsti per l’anello ferroviario a Palermo, con l'avvio a febbraio dei cantieri fermi da tempo. Un gruppo composto da architetti, professionisti e docenti dell’Università di Palermo, guidati dal coordinatore del comitato Bene Collettivo Fabio Alfano, ieri si sono dati appuntamento nella sede dell’associazione Anghelos AAA, in via Pirandello, per denunciare «la totale mancanza di cultura politico-sociale architettonica, urbanistica, ambientale nelle scelte di trasformazione della città».

A scatenare la rabbia dei cittadini non c’è solo il timore che spazi ricchi di storia possano «essere mortificati» da opere aliene allo spirito del luogo, ma anche che lo scavo del percorso ferroviario posso metterne a rischio i monumenti che racchiude. «Osservando il progetto redatto da Tecnis - prosegue Alfano - si capisce che sarà un grande scavo: lungo il perimetro rosso la piazza verrà demolita e successivamente rappezzata cercando di rifare alla meno peggio quello che c'era, con elementi nuovi come le rampe di risalita in punti assolutamente casuali, senza alcun disegno architettonico ed ovviamente senza alcuna relazione studiata con il contesto». Anche gli spazi sotterranei poi sono giudicati come «una sequenza di spazi tecnici senza nessuna qualità architettonica», mentre potrebbero essere a rischio il chioschetto del Basile e le fondamenta del Teatro Politeama, ‘lambiti’ dalla 'trincea'. «Se non saranno gli scavi, le vibrazioni prodotte del treno sotterraneo potrebbero minare le fondamenta delle due opere».

Senza dimenticare «la battaglia degli alberi» che continua dopo l’abbattimento dei circa 15 ficus per far posto alla prima tranche di lavori: «Almeno due palme ricadono all’interno della nuova recinzione e - scommette Alfano - gli alberi che si trovano nella parte bassa di piazza Sant’Oliva saranno aboliti per far posto alla rampa d’accesso del cantiere». I sottoscrittori del documento lanciato nei giorni scorsi su Facebook, però, non sono contrari all’infrastruttura in sé, ma contestano il criterio adottato dal Comune in questi anni: «Sicuramente quello che non va il metodo - sottolinea ancora Alfano - Che ci sia infrastruttura sotterranea ben venga, ma il problema è come si fa e la cittadinanza è stata messa da parte. Questa è un'amministrazione sorda e Piazza Castelnuovo è solo un esempio del modo in cui opera dal punto di vista architettonico, urbanistico e ambientale. Noi stiamo denunciando la situazione per chiamare a raccolta tutte le persone che sentono questo disagio perché dobbiamo capire prima che sia troppo tardi come Palermo Capitale della Cultura vuole apparire al mondo».

A fargli eco è un altro architetto, Danilo Maniscalco che ha seguito molto da vicino i lavori dell’anello ferroviario e l’impatto sulla città e la vita di residenti e commercianti: «Tutta la nostra storia è intessuta di qualità. Abbandonare piazza Castelnuovo a questo progetto mediocre significa abbandonare un percorso che vede nell’architettura la costruzione di valore che ha scritto le pagine più importanti della nostra storia urbana. Queste, invece, dovrebbero essere occasioni per scrivere pagine di bellezza» conclude.

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