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Scontri del 2011, prosciolti militanti dei centri sociali
Accusati di aver aggredito esponenti di Casapound

L'episodio in questione è avvenuto sette anni fa, in occasione della presentazione di un libro. I neofascisti presentarono all’epoca una querela alla Digos, che valse loro una condanna a quattro mesi pena sospesa in primo grado, aumentata in secondo. Adesso la Cassazione mette in discussione l’aggravante dei «motivi abbietti e futili»

Silvia Buffa

Prosciolti gli attivisti dei centri sociali accusati di aver aggredito nel 2011 a Palermo alcuni militanti di Casapound, in seguito alla presentazione di un libro all'interno dell'ex libreria Mondadori di uno dei membri dell’organizzazione di estrema destra. Questa la decisione della Cassazione, che ha evidenziato come gli scontri di natura politica non sono aggravati dai «motivi abbietti e futili».

«Sono soddisfatto per la decisione della Suprema Corte, che evidenziato il vizio logico e la contraddittorietà della motivazione della sentenza della Corte d'Appello, la quale pur ammettendo l'incontrastato motivo politico, ne ha ribadito la valenza "futile"», commenta l’avvocato Giorgio Bisagna, che ha presentato il ricorso in Cassazione. «In sede di rinvio, peraltro, anche il procuratore generale Giuseppe Fici ha fatto proprie le considerazioni della Suprema Corte chiedendo egli stesso il non doversi procedere per remissione di querela», continua il legale.

All’epoca, dopo l’aggressione, i militanti neofascisti si rivolsero alla Digos per presentare querela, revocata dagli stessi durante il processo di primo grado. Una mossa che, però, non mise un punto alla vicenda. Il giudice in quell’occasione pronunciò comunque una condanna verso le persone coinvolte: quattro mesi con pena sospesa, perché il reato era comunque aggravato dall’esistenza dei «motivi abbietti e futili». E in appello la pena fu anche aumentata, perché ritenuta troppo blanda.

Quella stessa aggravante, però, viene messa in discussione dalla Suprema Corte, che oggi arriva a conclusioni nettamente opposte. «L'accertato movente politico, secondo la Cassazione, confligge irrimediabilmente con l'aggravante dei motivi futili. D'obbligo quindi l'annullamento con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Palermo, che pochi giorni fa ha prosciolto gli imputati, per l'insussistenza dell'aggravante contestata».

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