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A Isnello migranti in protesta davanti il Comune
Arci: «Costretti a vivere in condizioni allucinanti»

L'episodio che ha fatto scattare la miccia del malcontento è avvenuto nella notte di giovedì scorso, quando a cinque persone è stato intimato di lasciare la struttura di accoglienza. Ma senza che nessuno gli indicasse dove andare. Fausto Melluso: «Così si portano le persone alla clandestinizzazione, ci aspettiamo delle risposte»

Andrea Turco

Vivono da più di un anno a mille metri di altezza, circondati dalle neve e dai boschi. Il paese più vicino, Isnello, è a dieci chilometri di distanza. Affrontano questo inverno così gelido senza riscaldamenti, spesso senza coperte, con l'acqua calda disponibile solo due ore al giorno la mattina. Ci sono volte in cui l'acqua corrente manca persino nei bagni, e sono costretti a rifugiarsi nei boschi per fare i propri bisogni. Sono più di 100 i migranti che vivono in queste condizioni, definite «allucinanti» da Fausto Melluso, responsabile Arci Palermo per le migrazioni, attorno a Isnello: 57 nel Centro straordinario di Accoglienza a Baita del Faggio e circa una sessantina a Piano Torre. Isolati e con pochissime interazioni con la popolazione delle Madonie, hanno raggiunto a piedi il paese per una protesta davanti il Comune. Arrabbiati ma pacifici, il loro presidio è stato raggiunto dagli attivisti del circolo Arci Porco Rosso. E da alcuni cittadini simpatizzanti, tra cui Michele Gerdaci, della Cgil, che si definisce «amico di questi ragazzi». 

A scatenare la protesta dei richiedenti asilo è stato un episodio avvenuto nella notte di giovedì scorso. Le testimonianze dei ragazzi, che Meridionews ha potuto ascoltare, sono tutte concordi. Tutto scaturisce dal provvedimento della prefettura che i carabinieri hanno consegnato nella notte agli ospiti del centro. Dopo oltre un anno di attesa, a cinque di essi è stato riconosciuto lo status umanitario di rifugiato. Avrebbero dunque dovuto transitare in uno Sprar. E invece gli hanno detto di andare via ma nessuno gli ha indicato dove. La stessa prefettura ha intimato alle forze dell'ordine di eseguire l'intervento. Secondo le testimonianze, anche i modi dei militari, ritenuti brutali dagli ospiti del centro, non avrebbero certo contributo a stemperare la tensione. Tanto che alla protesta di oggi «i ragazzi non vogliono manco parlare con le forze dell'ordine», dice Gerardi, che si è autoproposto nella delegazione che dovrà incontrare la prefettura di Palermo. In particolare i ragazzi raccontano che i carabinieri, giunti in nottata, avrebbero a un certo punto preso i loro vestiti e li avrebbero messi all'entrata, per ribadire di lasciare la struttura.

L'episodio dell'altro giorno in ogni caso ha solamente acuito tensioni che si accumulano per situazioni già note a tutti gli enti coinvolti. «Da più di un anno denunciamo che, al di là dell'ubicazione del centro, ci sono una serie di questioni che vanno aggravandosi - dice Fausto Melluso -. Un'accoglienza del genere, senza neanche i servizi minimi essenziali, porta alla clandestinizzazione dei migranti. A questo punto la prefettura è il nostro interlocutore, e non più le cooperative che gestiscono i singoli centri. Ci aspettiamo delle risposte. La popolazione di Isnello, che vede i due Cas come centri marginali, ha capito che non si può costringere la gente a vivere in queste condizioni. Già più di sei mesi fa avevamo presentato le criticità sui due centri alla prefettura, e da allora non è successo nulla». 

Insomma: sarebbe bastata una scintilla per far esplodere la situazione di malcontento, e questa è avvenuta - come era facile prevedere. «Mettiamoci nei loro panni - continua l'attivista -: si trovano da soli sulle montagne e all'improvviso gli viene detto che devono andare via. Ma quasi tutti gli ospiti del centro non parlano neanche la lingua, non hanno alcun strumento di autonomia, non sanno nemmeno dove potrebbero andare e a chi rivolgersi». 

La protesta è pacifica, col Comune che sta provando a farsi da interlocutore. Le testimonianze dei migranti, e le stesse relazioni della prefettura (che sui centri ha effettuato delle visite ispettive), confermano che è urgente attivarsi. «Lì nevica, qui fino a marzo nevica - conferma Gerdaci. Se escono dalle strutture i ragazzi vedono solo i cinghiali. Bisogna trovare una mediazione, si sta cercando una struttura da mettere a disposizione. Il Comune sta cercando di sollecitare gli enti preposti per risolvere la situazione. Qualcuno dovrà pur dare qualche risposta». 

AGGIORNAMENTO:

L'Arci Palermo informa che «il presidio è terminato quando è stato comunicato che i cinque ragazzi che erano stati allontanati saranno collocati, come loro diritto, in una struttura SPRAR di seconda accoglienza e che mercoledì un rappresentante della Prefettura sarà al centro per confrontarsi con gli altri ospiti. Speriamo che senza ulteriori rallentamenti si avvii il processo verso quella che sembra l’unica soluzione praticabile: la chiusura del centro ed il trasferimento degli ospiti in strutture idonee, dove possano ad esempio proseguire il percorso scolastico che molti dei ragazzi giovani presenti hanno dovuto interrompere dopo che, al raggiungimento della maggiore età, hanno avuto la sfortuna di essere trasferiti nelle strutture di Piano Torre o di Baita del Faggio».

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