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Modica, pittore salvato dal padre ucciso dalla mafia
«Mi disse: lascia il fucile, il pennello è la tua arma»

A ventidue anni Cosa nostra gli uccise il genitore, perchè si era opposto al tentativo delle cosche di impadronirsi di un fazzoletto di terra che la famiglia aveva in affitto. Mentre coltivava i propositi di vendetta, l'apparizione onirica e la scelta di dedicarsi all'arte. «La criminalità organizzata può fare poco contro la cultura». Guarda la gallery

Manlio Melluso

La mafia, oltre che a privarlo del padre, avrebbe potuto rovinargli la vita. L'arte gliel'ha salvata. Emanuele Modica era nato contadino figlio di contadini, primo maschio di sette figli. Quando aveva ventidue anni Cosa nostra gli uccise il genitore, perchè si era opposto al tentativo delle cosche di impadronirsi di un «fazzoletto di terra» che i Modica avevano in affitto, prima della naturale scadenza del contratto, dove oggi sorge parte del carcere Pagliarelli. «Era il 1961 - ricorda Modica - Dopo l'omicidio, ero determinato a vendicare mio padre. Avevo deciso di imbracciare il fucile e uccidere cinque o sei mafiosi. La rabbia era tantissima». Proprio mentre Emanuele coltivava i suoi propositi di vendetta, però, succede qualcosa che gli fa prendere una strada diversa: «Una notte sognai mio padre, seduto davanti a un cavalletto sul quale era appoggiata una tela bianca. Io ero alle sue spalle e lo guardavo stupito. Ma come, pensavo, tu contadino che hai maneggiato sempre la zappa, ti metti a dipingere? Lui si è girato, mi ha guardato e ha alzato il pennello in aria, un monito che voleva significare: 'lascia stare i fucili, il pennello è la tua vera arma. la cultura può fare moltissimo contro la mafia, la mafia può fare poco contro la cultura'. E in effetti è così: non si possono ammazzare tutte le persone che fanno cultura antimafia». Una vera e propria svolta: «Mi passò la depressione, sentii un coraggio enorme. Decisi di dedicarmi a promuovere la cultura antimafia con l'arte».

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