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Via Pipitone Federico e l'albero della discordia
Sospeso il taglio, «serve un altro sopralluogo»

L’incontro di oggi pomeriggio fra cittadini e amministrazione ha permesso di temporeggiare, lasciando l’imponente Chorisia al suo posto. Ma in molti restano preoccupati per le sorti dell’arbusto: «Alzare un po’ la voce è servito, ma stanno solo pigliando tempo», dice l’architetto Fabio Alfano. Guarda le foto

Silvia Buffa

Foto di: Silvia Buffa

Foto di: Silvia Buffa

«Non sai con chi stai parlando, non sai chi hai davanti». E in effetti Alberto non lo sa. Non sa che quello a cui sta chiedendo risposte precise, che taglia corto e si allontana mettendo un punto al confronto appena avvenuto, è l’assessore al Verde Sergio Marino. Una chiusa piuttosto accesa, che ha messo fine all’incontro avvenuto oggi pomeriggio in via Pipitone Federico fra cittadini, membri del Comitato per il bene collettivo, e amministrazione. Un incontro nato dalla decisione di transennare l’imponente Chorisia e di annunciarne l’abbattimento per domani. «Poiché mi sono esposto sulla questione alberi della città, per ritorsione domani vogliono abbattere questa splendida Chorisia sotto il mio studio, quella per cui lotto da due anni», scrive l’architetto Fabio Alfano nel post di Facebook col quale ha chiamato tutti a raccolta. Non si è tirato indietro nemmeno Domenico Musacchia, dirigente del settore verde e territorio per il Comune, che si è recato sul posto.

«Tutto sospeso». Malgrado i cartelli e i tipici nastri a strisce, l’albero resta al suo posto. Per ora, almeno. L’assessore Marino, forse preso alla sprovvista dal nutrito gruppetto di cittadini che con animo oggi ha preteso spiegazioni e risposte a questa decisione, ha optato per un temporaneo dietrofront. «Domani sarà effettuato un sopralluogo - spiega a MeridioNews - Mi spiace per le persone che aggrediscono. Noi qua siamo venuti con tutto l’ufficio oggi, bisognerebbe apprezzare almeno questo». Il prossimo passo, nell’attesa di decidere il destino dell’imponente arbusto, sarà chiedere una relazione al professore Rosario Schicchi, nominato a febbraio direttore dell’Orto botanico: «Vediamo che dice, ci comporteremo poi di conseguenza - continua Marino - Faremo una riunione anche, ma non in mezzo alla strada, non voglio più prestarmi a queste cose».

Ma qualora l’albero, reo secondo un inquilino - che ha già chiesto 40mila euro di risarcimento - di causare problemi di umidità, dovesse essere per forza tagliato, ecco pronta una soluzione alternativa per continuare a tutelarlo: «Se si potrà eradicarlo, allora lo faremo e lo sposteremo in un luogo più adatto», dice l’assessore, che sembra convinto dell'assenza di alternative al taglio: «L’arbusto è pendente, ha anche creato problemi d’infiltrazione d’acqua al palazzo. E il marciapiede è disconnesso proprio per via delle radici, quindi è probabile che tutto sia stato causato dall’albero. Adesso valuteremo ogni soluzione», promette. Malgrado il confronto, però, i cittadini restano titubanti.

«All’estero sollevano di poco i marciapiedi pur di non tagliare le radici degli alberi, un po’ come è stato fatto con le passerelle in via delle Magnolie», dice un cittadino intervenuto all’incontro. «Il problema qua è che tutto quello che dicono i politici non è più credibile, soprattutto di fronte a episodi simili», gli fa eco un anziano, che si sfoga: «Per anni tutti i gruppi ambientalisti si sono confrontati con loro sul problema del verde e su come viene trattato a Palermo, ma tutti gli incontri non hanno portato a nulla, anzi hanno alzato ancora di più il tiro, hanno abbattuto molti alberi e hanno potato in maniera assurda. I confronti non sono serviti a niente. E per tutta risposta contro il verde palermitano c’è stata un’escalation che non trovo normale».

«Posso anche essere d’accordo sul fatto che non andava piazzato qui un albero di questo tipo, ma ormai c’è e dobbiamo tutelarlo, soprattutto se non c’è un motivo valido per levarlo - aggiunge infine anche l’architetto Alfano - Stanno pigliando tempo. Ma oggi alzare un po’ la voce forse a qualcosa è servito. Non so quanto durerà però, non c’è da stare tranquilli. Se c’è un problema reale, mi levo il cappello e lascio fare. L’unione fa la forza, continueremo a fare pressione».

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