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La crisi infinita, 47mila posti in fumo in quattro anni
Sindacati: «Risposte immediate contro dramma sociale»

#SiciliaInEmergenza è l’hashtag della manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil. Lavoratori, disoccupati e pensionati in piazza per dire no allo «sfascio» dell'Isola. E accendere i riflettori su una disoccupazione giovanile che sfiora ormai quota 60 per cento e sulle nuove povertà. Guarda le foto

Rossana Lo Castro

C’è chi il lavoro lo ha perso e chi lo cerca. Chi lo ha e chi dopo averlo avuto è andato in pensione. Insieme per reclamare «un cambio di passo» di fronte a una crisi che negli ultimi quattro anni, solo a Palermo, ha inghiottito 47mila posti. Cgil, Cisl e Uil tornano in piazza nel capoluogo siciliano per dire no allo «sfascio della Sicilia». Uniti per la mobilitazione "Lavoro-Sviluppo-Legalità". Alle 9 al Teatro Al Massimo di piazza Verdi sul palco saliranno lavoratori di diverse categorie, uno studente e un pensionato. Racconti di vita e un unico filo conduttore. La speranza di una svolta immediata perché l’emergenza non diventi dramma sociale.

«La Sicilia è in emergenza e Palermo è una città ridotta alla crisi - dicono i segretari di Cgil, Cisl e Uil Palermo, Enzo Campo, Daniela De Luca, Gianni Borrelli -. Ci sono tanti settori che potrebbero dare un futuro a migliaia di giovani, nei quali siamo pronti ad avviare vertenze strategiche con il Comune e con la Regione, dall’edilizia scolastica alla messa in sicurezza del territorio, per frenare il dissesto idrogeologico e progettare interventi nella manutenzione delle strade». Al governo i sindacati chiedono programmazione e interventi straordinari. Borrelli, Campo e il leader della Cisl Sicilia, Mimmo Milazzo, lo ribadiranno dal palco. Occorrono soluzioni immediate per disinnescare vertenze diventate esplosive. Per scongiurare la progressiva desertificazione industriale con le grandi aziende in fuga dal capoluogo e dall’Isola.

#SiciliaInEmergenza è l’hashtag della manifestazione, perfetta sintesi di un’economia sempre più fragile con la disoccupazione totale aumentata nell’ultimo anno di tre punti percentuali, dal 16,9 per cento al 23,16 per cento, e con quella giovanile che sfiora ormai quota 60 per cento. E nella Palermo dello smantellamento delle aree produttive si assiste alla nascita di una nuova classe operaia povera, che ha sostituito tute blu ed edili. Sono i lavoratori dei call center, 10mila dei quali solo in provincia di Palermo, quasi tutti con contratti part-time e paghe oscillanti tra 600 e 800 euro al mese. Lavoratori sempre più poveri così come i pensionati: 65mila percepiscono un importo medio che si aggira attorno ai 503,23 euro, sotto la soglia di povertà. E così in una città sempre più vicina al baratro dove anche nel turismo si registrano flussi in calo nel 2014 del 3,1 per cento, i giovani fuggono, consegnando al capoluogo siciliano la maglia nera nella classifica delle città più colpite dal fenomeno delle migrazioni dei suoi abitanti (rapporto Svimez) con una previsione entro il 2050 di 152mila cittadini in meno.

In piazza i sindacati porteranno una piattaforma con le emergenze della città. Dalla necessità delle garanzie occupazionali per i 10mila lavoratori dei call center di Palermo allo sblocco della vertenza dell’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese e dell’indotto, dal rilancio del Cantiere navale alla riconversione delle aree industriali di Brancaccio e Carini. E ancora un piano straordinario per l’edilizia, a partire da quella scolastica, il riordino e il rilancio delle partecipate e il recupero e la riqualificazione delle periferie. «Gli enti sono in forte difficoltà per via dei trasferimenti ridotti locali – aggiungono i segretari di Cgil Cisl Uil Palermo –. La Regione continua a mostrare incapacità politica di concordare, fra diversi livelli istituzionali, con Stato e comuni, strategie, soluzioni e politiche di crescita, che devono vedere la partecipazione di tutti». Misure anticrisi da mettere in campo subito. «Perché non c’è più tempo da perdere» assicurano i sindacati.

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