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Crisi, addio alle insegne storiche
Palermo perde i pezzi più pregiati

Solo nell'ultimo anno sono 200 le imprese che hanno chiuso i battenti. Marianna Flauto (Uiltucs) punta il dito sulla mancanza di vincoli comunali a tutela di arredi e vetrine d'epoca. E lancia una proposta: «Per tutelarli serve un'ordinanza oppure si potrebbero raccogliere in un museo»

Eugenia Nicolosi

«Non c'è alcuna tutela verso tutto ciò che non è classificato come bene architettonico. Che mi risulti, ad esempio, non c'è nessuna ordinanza che tuteli le attività commerciali storiche. Nessun obbligo grava sui gestori che lasciano né su quelli che subentrano. Anche se, in realtà, ci sono parecchie vetrine storiche e arredi di fattura pregiata. Tutto è lasciato nelle mani del soggetto che subentra». Marianna Flauto, segretario generale Uiltucs Sicilia (Unione italiana lavoratori turismo commercio e servizi) lancia un allarme. Palermo rischia di perdere pezzi della sua storia. Vetrine, prospetti e decorazioni urbane, simbolo di epoche passate, vivono oggi solo tra le pagine di libri nostalgici, mentre la città fa bella mostra di cemento. 

Flaccovio e Barraja sono solo due degli infiniti esempi. I tavoli déco della libreria di via Ruggero Settimo sono diventati piano d'appoggio per il venditore di pane di Monreale che si trova all'ingresso della Favorita, lato Fiera. Oggi taglieri di pregio, i tavoli sono stati piantati al suolo per paura che un estimatore, riconoscendoli, li portasse via. Cosa che, peraltro, è accaduta. Indegna fine anche per l'insegna in marmo di Barraja Mobili, attività ormai chiusa. Frantumata e gettata, l'insegna in marmo verde va in pezzi insieme alla speranza degli eredi dell'architetto Lisanti. «Saremmo stati felici di occuparci noi della rimozione - afferma Valeria Lisanti a MeridioNew-. Il disegno era di mio padre e i marmi molto pregiati. Inspiegabilmente nessuno è stato avvertito. La facciata era notoriamente di valore, è stata pubblicata in diversi libri ed è presente nel volume dedicato all'architettura dell'enciclopedia dei siciliani illustri». 

Strette dalla morsa della crisi, sono duecento le attività che hanno abbassato le saracinesche per sempre solo nell'ultimo anno a Palermo. Un fenomeno comunque nazionale. Per questo alcuni Comuni italiani hanno instaurato una collaborazione tra istituzione e commercianti, per agevolare fiscalmente i negozi storici. A Torino, ad esempio, esiste il servizio Arredo urbano che, con un regolamento municipale, tutela i caffè storici, i prospetti e limita la creatività applicata alle insegne delle attività commerciali del centro, occupandosi di regolare i colori, l'accuratezza nelle rifiniture e il rispetto del vincolo paesaggistico cittadino. «Vetrine, arredi e insegne di pregio sono una parte importante della storia della città - continua Marianna Flauto -. Sarebbe normale un'ordinanza o almeno trovare un modo per tutelarli, magari anche raccogliendoli e preservandoli in un museo». Ma il Comune di Palermo non ha mai emanato nessuna ordinanza al riguardo e la documentazione relativa alle insegne è composta da ventinove articoli che trattano esclusivamente di costi e misure. 

Negli ultimi trent'anni, intanto, i palermitani hanno assistito a una trasformazione quasi totale della fisionomia del centro cittadino. Mentre continuano a essere pubblicati volumi che ritraggono una città che non c'è più, due bistrot hanno riaperto i locali di due attività commerciali storiche. La libreria Dante di via Maqueda ha smesso di promuovere cultura, ma i nuovi gestori hanno lasciato immutati i locali, gli arredi e le insegne. La storia della Valigeria Quattrocchi, invece, è differente: anni fa è stato verniciato tutto, fino a coprire anche le insegne storiche dal gestore del fast food che aveva preso il locale. Oggi il titolare del nuovo ristorantino ha voluto riportare alla luce le credenze decorative, i pavimenti e le insegne, esponendo perfino alcune valigie antiche all'interno delle vetrine che danno su corso Vittorio Emanuele. 

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