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Bar Renato, il silenzio dei politici sulla chiusura
I proprietari: «In borgata mancano le attrazioni»

La serrata dello storico esercizio commerciale è una sconfitta per tutti i residenti di una zona ormai abbandonata a se stessa. Dove mancano programmazione ed eventi, nel silenzio dei rappresentanti della circoscrizione locale. Guarda le foto

Marta Genova

Così è. E stranisce. Ci si sarebbe aspettati almeno una parola sulla chiusura dello storico bar Renato da parte dei rappresentanti politici della settima circoscrizione, quella in cui ricade Mondello e che nel quartiere vivono. Eppure tutto tace. Nessun comunicato stampa, nessuna dichiarazione sui social network, Facebook o Twitter, nulla da parte del presidente di circoscrizione Pietro Gottuso né da Edy Tamajo, residente nella zona, politicamente cresciuto proprio partendo dalla settima circoscrizione come consigliere, passando poi al consiglio comunale e infine approdando all'Ars. Un silenzio che stupisce perché entrambi sono spesso sulle pagine dei giornali, a proposito dei disagi della borgata. Già provata dall'immobilismo dell'amministrazione che di fatto non ha un piano di rilancio per una delle principali mete turistiche della città, Mondello.

La chiusura di Renato porta ad un paio di inevitabili domande: come può mai riuscire, un imprenditore, a pagare 10.800 euro al mese di affitto a fronte di un’attività lavorativa che dura tre, quattro mesi al massimo e cioè il periodo estivo? Come si può pensare che un’attività possa sopravvivere alla crisi, quando si trova in una zona assolutamente abbandonata a se stessa, senza una strategia del turismo, senza una strategia per il traffico e il commercio? La lettera di sfratto da parte del proprietario Vincenzo Colonna Romano è arrivata come un fulmine, ma non a ciel sereno. Le difficoltà economiche c'erano già dal 2011, ovvero da quando a scadenza del contratto per il rinnovo vennero chiesta la somma di 10.800 euro a fronte dei 2500 euro pagati fino a quel momento.

Renato e Valeria, i titolari, sono amareggiati, dicono di non avere nulla da aggiungere, ma poi si lasciano andare allo sfogo. Quello di chi, con enormi difficoltà, quel bar lo ha da una vita. Un luogo che è la storia del paese di Mondello. «Siamo cresciuti qui – racconta Valeria a MeridioMews –, tutti insieme. Siamo una famiglia. Ho festeggiato con i miei dipendenti (18, ndr) il mio matrimonio, i miei 50 anni, il pensiero in questo momento va a tutti loro. Lavoriamo come i matti anche in inverno, dalla mattina alla sera, io sto in laboratorio, com’è giusto e normale che sia. Ma i problemi qui sono tanti altri...». La mancanza di attrattive per il turista e il palermitano, non invogliati a venire da queste parti se non in estate o nelle belle domeniche di sole invernali. Come l'8 dicembre, quando la piazza di Mondello è deserta.

«Stiamo aprendo la via Palinuro»  dicono dall’amministrazione. Gli interventi recenti su Mondello, sono stati una fallimentare pedonalizzazione del lungomare, un paio di anni fa, con cambi di sensi di marcia repentini e confusi - provvedimento poi revocato e caduto nel dimenticatoio - e una chiusura al traffico dei viali della Favorita (che collega la borgata con la città) i sabati e le domeniche che, di riflesso, ha solo portato enormi disagi al traffico per Mondello. Per non parlare del caos durante l'estate con auto parcheggiate in doppia e terza fila ogni sera, in particolare nella zona di Valdesi in prossimità dei lidi, dove vige invece il divieto di sosta ma senza controllo da parte della polizia municipale. Diversamente da quanto invece avviene per la piazza, chiusa da anni al traffico e sempre presidiata dai vigili.

E le differenze esistono anche nel caso delle manifestazioni. «La piazza, nonostante sia pedonale da tempo, non viene sfruttata. Non viene organizzato alcun evento. Al massimo viene sistemato qualche gazebo per piccole manifestazioni di giornata – aggiunge Valeria – Mai un grosso concerto, mai mostre espositive di auto e moto, ad esempio, come avviene nella piazza di Valdesi. Perché questa differenza?».

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