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Il pizzo divide gli imprenditori palermitani
Confcommercio contro Confindustria

Roberto Helg si scaglia contro Giuseppe Todaro, delegato per la Legalità degli industriali del capoluogo, secondo il quale il 90 per cento dei commercianti paga gli estortori: «Lo smentisco categoricamente». La polemica riaccende i riflettori sui professionisti dell'anti racket

Antonella Sferrazza

Pizzo sì, pizzo no, pizzo forse. Diventa argomento di una dura polemica il tema delle estorsioni, vere o presunte che siano, agli imprenditori palermitani. Ad accendere la miccia le dichiarazioni rilasciate a un quotidiano da Giuseppe Todaro delegato per la Legalità di Confindustria Palermo e componente di Addiopizzo secondo il quale «il 90 per cento dei commercianti del cosiddetto salotto buono paga il pizzo». Una dichiarazione che ha provocato l'immediata e decisa replica di Roberto Helg: «Da presidente di Confcommercio Palermo mi sento di smentire categoricamente e mi rifiuto di credere che le forze dell'ordine diano a Giuseppe Todaro notizie così riservate». 

Quindi il siluro: «Confcommercio, nella zona indicata, è l'associazione di riferimento e conosce bene i propri associati - aggiunge Helg - Se l'amico Todaro ci darà i nomi che dice di conoscere, agiremo di conseguenza come facciamo da anni: contattando l'imprenditore per convincerlo a collaborare con le forze dell'ordine e, in caso di un suo rifiuto, sospendendolo dall'associazione, com'è ormai prassi consolidata. Penso ancora che Giuseppe Todaro non sia stato capito, diversamente, sarei costretto a pensare a un mero desiderio di ribalta su un quotidiano locale». 

In effetti, la dichiarazione di Todaro, per certi versi, è davvero sorprendente. Il salotto buono di Palermo, come tutti sanno, è ormai una stanza quasi vuota: la crisi ha fatto una vera e e propria strage nel commercio, tantissimi negozi, inclusi i brand storici emblema di una economia fiorente che nel capoluogo siciliano non c'è più, hanno chiuso i battenti. Chi è rimasto, stenta a sbarcare il lunario e non può certo essere fonte di arricchimento per gli estortori. Un fatto questo confermato dai magistrati. Il procuratore aggiunto di Palermo Teresa Principato, ad esempio, nel giorno dell’operazione Vai e Vieni dello scorso ottobre, lo ha detto a chiare lettere: le estorsioni non sono più tanto convenienti per la criminalità che è tornata a concentrarsi sul traffico di droga

Eppure Todaro è convinto di quello che dice e, da componente di Addiopizzo, gode sicuramente di un osservatorio privilegiato. Secondo alcuni, pure troppo privilegiato. Il riferimento è a quella galassia di associazioni antiracket che vivono di contributi pubblici e che, in qualche caso, hanno contribuito a costruire le carriere (e le fortune) dei loro esponenti.

Dubbi che si moltiplicano alla vigilia dei nuovi bandi Pon che garantiranno risorse per i progetti pro legalità e che chiaramente, riguarderanno le città dove il pizzo fiorisce. 

La verità è che in Sicilia, ormai lo scetticismo regna sovrano anche quando si parla di questo tipo di organizzazioni dove abbondano i professionisti dell'antimafia così come quelli dell'anti racket. 

Sia quel che sia, a difendere Todaro ci pensa Alessandro Albanese, presidente degli industriali di Palermo: «Confermo in pieno e sostengo le parole di Todaro che condivido - dice Albanese all'Adnkronos - Ribadisco che gli uomini di Confindustria non hanno bisogno di ribalte e siamo consapevoli che le cose vadano fatte con un fronte comune, che noi abbiamo sempre auspicato. Le sue parole vanno comunque contestualizzate; fa riferimento a una indagine in particolare sul salotto buono di Palermo. Molti commercianti non hanno ammesso di pagare il pizzo. Non è un attacco ma sono dei dati su un'indagine che c'è stata». 

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