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No Muos, stop alla repressione
«La magistratura ha aperto gli occhi»

Gli attivisti commentano positivamente gli annullamenti di alcuni provvedimenti repressivi nei loro confronti. E, adesso, auspicano che si faccia luce sugli aspetti illegittimi di tutta la questione: dalla violazione delle leggi ambientali alla mancata ratifica del Parlamento del via libera all'installazione

Antonella Sferrazza

Arresti, fogli di via, sanzioni per blocchi stradali, denunce, misure cautelari, perquisizioni. Gli attivisti No Muos, che ormai da anni si battono contro l’installazione delle parabole della marina militare USA all’interno della sughereta di Niscemi, in provincia di Caltanissetta,  hanno subito in maniera quasi 'scientifica' ogni sorta di procedimenti, penali e amministrativi. 

Una repressione «non finalizzata a reprimere condotte riconducibili a fatti reati o comunque sanzionabili, ma a indebolire e dividere il fronte degli oppositori» denunciano da sempre i comitati. 

Ma, in questo periodo, per loro arriva qualche buona notizia, che fa ben sperare:  «Alcuni provvedimenti repressivi, sono stati annullati in sede giudiziaria, facendo emergere l’abnormità e la sproporzionalità di cui erano caratterizzati- dice il Movimento No Muos. Che racconta: 

«Il Tribunale del Riesame di Caltanissetta ha annullato le ordinanze di misure cautelari che da fine luglio hanno impedito l’accesso a Niscemi a 29 attivisti indagati per fatti risalenti alla manifestazione del 9 agosto del 2013. Il Tar di Palermo ha annullato il foglio di via emesso nei confronti di un attivista che era stato arrestato l’aprile scorso per essersi arrampicato su una delle antenne della base condannando alle spese il Ministero dell’Interno e la Questura di Caltanissetta».

Altri segnali positivi giungono dal TAR di Palermo, dove è stato depositato il supplemento di perizia del del professor Marcello D’Amore (nominato verificatore dallo stesso TAR) nella quale, si evidenzia la superficialità degli studi realizzati dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’ENAV. E nella quale si sottolinea che, comunque, gli elementi di preoccupazione contenuti negli studi, non sono stati colti dalla Regione Siciliana. 

Alla luce di tutto ciò, appare quanto meno grottesco - commenta il Movimento- sapere da una relazione del Prefetto di Caltanissetta, che in 16 mesi di contestazione al MUOS, il ministero dell’interno abbia schierato ben settemila uomini per garantire l’ordine pubblico messo a repentaglio dagli attivisti.

Quest’ultimo elemento - sottolinea il Movimento No Muos ha portato alle denunce formulate dall’Associazione Antimafie Rita Atria, contro il dirigente regionale Gullo, firmatario della “revoca” che avrebbe richiamato in motivazione solo alcune parti dello Studio dell’ISS e contro il sottosegretario di stato alla difesa Alfano che ha affermato che lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità fosse ampiamente tranquillizzante rispetto ai rischi per la salute.

I No MUOS ricordano anche che, con l’appoggio del gruppo dei “Parlamentari per la Pace”, avevano portato alla camera e al senato la questione dell’illegittimità dei trattati con i quali sono state istituite le servitù militari perché non approvati e ratificati ai sensi degli artt. 80 e 87 della Costituzione. 

«È la prima e più eclatante violazione di legge riguardo a un’opera che naviga su un mare d’illegittimità, a partire da quella delle autorizzazioni ambientali giustamente annullate dalla Regione a marzo 2013; alla mancanza di concessioni edilizie; alla violazione delle norme ambientali e paesistiche. Illegittimità che si traducono direttamente in danno alla salute e all’economia in quelle zone già pesantemente danneggiate dal vicino polo petrolchimico di Gela».

«Alla luce di tutto ciò, appare quanto meno grottesco - commenta il Movimento- sapere da una relazione del Prefetto di Caltanissetta, che in 16 mesi di contestazione al MUOS, il ministero dell’interno abbia schierato ben settemila uomini per garantire l’ordine pubblico messo a repentaglio dagli attivisti.

Per i comitati No MUOS, quindi, era ora che «la magistratura aprisse gli occhi sulla legittimità della loro protesta. Ora chiedono che li apra anche sulle responsabilità di chi ha consentito questo scempio»

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