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Serbia-Albania, vergognosa sentenza: l’Uefa mette protesta pacifica e violenza fisica sullo stesso piano

Stessa sanzione per le due rappresentative, nonostante gli atti irregolari siano pacifici da un lato e violenti dall’altro. L’incredibile decisione disciplinare apre strascichi di polemiche e costituisce un pericoloso precedente

Gabriele Bonafede

STESSA SANZIONE PER LE DUE RAPPRESENTATIVE, NONOSTANTE GLI ATTI IRREGOLARI SIANO PACIFICI DA UN LATO E VIOLENTI DALL’ALTRO. L’INCREDIBILE DECISIONE DISCIPLINARE APRE STRASCICHI DI POLEMICHE E COSTITUISCE UN PERICOLOSO PRECEDENTE

 

di Gabriele Bonafede

Da un lato, quello albanese, un atto di provocazione ma comunque pacifico. Un drone con una bandiera del Kosovo. Chiara provocazione, ma pur sempre non violenta. Dall’altro lato, quello serbo, invasione di campo, cazzotti, sediate, calci, lancio di oggetti da distanza ravvicinata, minacce e danni fisici ai giocatori, senza parlare di cori razzisti. È la cronaca che non avremmo mai voluto vedere su Serbia-Albania, “giocata” in Serbia in un campo senza nemmeno le transenne di rito a dividere “tifosi” violenti dai calciatori.

La partita finì, una decina di giorni fa, con i giocatori albanesi che si rifugiarono negli spogliatoi inseguiti da tutti e di tutto, in uno show di violenza da radiazione a giammai della federazione di calcio serba, le cui frange estremiste di sostenitori sono già da tempo conosciute, anche in Italia, per gravi fatti di violenza e provocazione. (nel video, anche il noto "Ivan il terribile", già conosciuto in Italia).

http://youtu.be/ONSoSSPXjXo

Considerando il semplice ed equilibrato buon senso, ci si aspettava una punizione esemplare per la Serbia (almeno lo 0-3 a tavolino e anche svariati punti di penalizzazione oltre a giocare a porte chiuse il resto del torneo) e una forte multa per l’Albania, come da regolamento. La squadra ospitante, infatti, deve garantire la sicurezza e l’incolumità dei calciatori in campo. Cosa evidentemente non avvenuta, anzi. Senza darne ancora le motivazioni che sono attese tra cinque giorni, l’Uefa punisce invece ambedue le nazionali con una gravissima sentenza che commina una sconfitta per 3 – 0 a tavolino all’Albania e 100 000 euro di multa, e una penalizzazione di soli 3 punti, più la stessa multa alla Serbia e due partite a porte chiuse. Così facendo, però, utilizza un metro di giudizio diverso per le due compagini, calcando la mano sull’Albania e utilizzando i guanti bianchi per la Serbia. Le polemiche non mancheranno: se si dovesse applicare lo stesso metro di giudizio utilizzato per l’Albania (allenata dall’italiano De Biasi), la nazionale serba sarebbe dovuta essere esclusa per sempre da ogni competizione.

[caption id="attachment_108429" align="alignright" width="380"] Serbia-Albania i giocatori albanesi sotto lancio di oggetti allo stadio di Belgrado, foto tratta da dailymail.co.uk[/caption]

La sentenza crea anche un precedente pericolosissimo per l’incolumità di giocatori e spettatori negli stadi: in pratica giustificherebbe almeno a metà l’invasione di campo a scopi violenti e l’aggressione ai calciatori della squadra avversaria.  Da oggi in poi, basterebbe organizzare una provocazione e poi invadere il campo con atti di violenza, intimidendo i giocatori avversari fino a farli uscire dal campo, per ottenere una vittoria per 3 – 0 a tavolino. Pazzesco.

Questo giudizio, incredibile, segna forse il punto più basso nella storia e nella dignità dell’Uefa stessa, da molti considerata come indirettamente responsabile delle violenze nella partita Serbia-Albania. È stata infatti l’Uefa a permettere che ambedue le rappresentative fossero nello stesso girone di qualificazione agli europei del 2016, pur sapendo che serbi e albanesi sono fortemente in disaccordo tra loro su temi molto caldi e nazionalistici, per lo meno dal punto di vista di larghi strati sociali e politici dei due Paesi. Ed è stata l’Uefa ad accettare che lo stadio scelto per la partita fosse assolutamente inadeguato ai fini della sicurezza e strapieno di attivisti violenti, con forze dell’ordine assolutamente insufficienti. L’Uefa avrebbe potuto  ordinare il gioco a porte chiuse com’era ovvio e necessario ai fini della sicurezza e per evitare qualsiasi provocazione da ambo i lati. Ma non l’ha fatto. Perché?

[caption id="attachment_108427" align="alignleft" width="336"] Serbia Albania sediata a Balaj Foto tratta da article wn.com[/caption]

Le motivazioni non ci sono ancora, ma se l’Uefa sanzionasse con la sconfitta a tavolino l’Albania per avere abbandonato il campo, di fatto sosterrebbe che i giocatori albanesi sarebbero dovuti rimanere sul terreno rischiando la propria vita e accettando danni certi alla propria incolumità fisica. Se la sanzionasse per la sola protesta del drone-bandiera, provocatoria quanto si vuole ma pur sempre non violenta, opererebbe un macroscopico differenziale di giudizio.

Insomma, il calcio europeo sembra proprio al capolinea. Per lo meno dal punto vista morale. Ci si aspetta l’appello, sicuramente da parte della federazione dell’Albania, dove la notizia è stata appresa con incredulità e collera. Ma forse ci sarà persino l’appello della Serbia. In ogni caso, i gironi di qualificazione per Euro 2016 partono chiaramente falsati da aspetti estranei allo sport.

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