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Pino Daniele e John Tuturro, duetto a New York

New york - pino daniele, che ha fatto il pienone ieri al concerto nel leggendario teatro “apollo” di harlem, il giorno prima ha avuto anche un super pubblico alla casa italiana zerilli marimò della new york university, dove il musicista cantautore napoletano ha duettato con l’attore regista italo americano john turturro. La serata si è aperta con uno spezzone del bellissimo film documentario “passione” di turturro, dove il regista utilizza “napule è” di pino daniele: il collage di immagini che scorrevano con la melodia e le parole della canzone più famosa dell’enorme produzione del cantautore napoletano, hanno visibilmente commosso il pubblico che affollava in piedi la casa italiana.

Stefano Vaccara

NEW YORK - Pino Daniele, che ha fatto il pienone ieri al concerto nel leggendario teatro “Apollo” di Harlem, il giorno prima ha avuto anche un super pubblico alla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University, dove il musicista cantautore napoletano ha duettato con l’attore regista italo americano John Turturro. La serata si è aperta con uno spezzone del bellissimo film documentario “Passione” di Turturro, dove il regista utilizza “Napule è” di Pino Daniele: il collage di immagini che scorrevano con la melodia e le parole della canzone più famosa dell’enorme produzione del cantautore napoletano, hanno visibilmente commosso il pubblico che affollava in piedi la Casa Italiana.

A condurre il “duetto” tra Daniele e Turturro c’era Stefano Albertini, Direttore della Casa Stefano, insieme all’Editor-in-Chief di i-Italy.org Letizia Airos. Insieme ai due artisti anche Massimo Gallotta, il geniale produttore-organizzatore dei concerti di Daniele negli Usa che dopo il concerto newyorkese di ieri sera, continuerà il suo tour di presentazione del nuovo album “La Grande Madre” anche a Boston e Washington DC.

Albertini ha subito ricordato come la Casa Italiana della NYU è una istituzione che non organizza “degli eventi, ma mette insieme le persone, pensando che da questi incontri grandi cose possano avvenire”. E così è stato per Daniele e Turturro, che pur avendo collaborato a distanza per il film “Passione”, il loro primo incontro di persona avveniva per la prima volta proprio alla NYU.

Airos ha chiesto a Daniele informazioni sulla nascita del brano “Napule è” e a Turturro perché ha scelto proprio quella canzone per chiudere il suo film.

“Avevo appena 21 anni” ha detto Daniele, “quando la scrissi. Sono stato fortunato, continuo ad ascoltarla come fosse ieri”.

“Rappresenta un inno alla città di Napoli” ha aggiunto Turturro. Già, quel brano non poteva mancare in quel film.

Pino Daniele ha continuato sulla nascita di quel suo stile jazz-blues con melodie napoletane. “Faceva parte di un progetto, già cantavo in napoletano e sentivo forti emozioni. Perché capivo che fosse importante nella musica non dimenticare le radici. E con ‘La Grande Madre” ho continuato a farlo. Io sono stato e sempre resterò libero di seguire i miei sentimenti quando compongo e scrivo canzoni”.

Grande risata del pubblico quando Daniele si è scusato per il suo inglese (comprensibilissimo): “Scusate per il mio accento, il mio inglese più che americano è brookolyno!”.

Albertini ha chiesto a Turturro (padre pugliese di Giovinazzo, madre siciliana) da dove nascesse la sua passione per Napoli: “È stato il grande Francesco Rosi a farmi innamorare della città. Quando ho recitato nel suo film ‘La Tregua’ mi parlava della letteratura, del teatro, della musica napoletana. E da quel momento non ho più smesso di amarla”.

Daniele ha detto che l’ispirazione gli arriva non solo da Napoli, ma dalla cultura di tutto il Sud d’Italia, inclusa la Sicilia: “Facciamo parte della stessa famiglia. Il Regno delle due Sicilie ha avuto uno storia comune, abbiamo gli stessi sapori e la stessa sensibilità. Così come siamo vicini al Nord Africa, agli arabi. La mia musica attinge da radici comuni”.

E quando John Turturro ha sentito per la prima volta Pino Daniele? “Sempre mentre giravamo ‘La Tregua’ in Ucraina. Rosi mi fece ascoltare ‘Terra mia’”. Daniele ha aggiunto: “Lo sapevate che la canzone ‘O sole mio’ fu scritta ad Odessa?”.

Turturro chiede a Daniele come nasca la musica napoletana mischiata con l’italiano e l’inglese: “A Napoli abbiamo le basi americane e io da giovanissimo ero sempre nei locali vicino al porto dove gli americani ascoltavano la loro musica. Ecco che poi quel blus-jazz è diventata anche la mia musica”.

Daniele ha ricordato che ha avuto la fortuna di avere come amici fin dall’inizio grandi musicisti napoletani, come James Senese (“l’afro americano che parla solo napoletano”),e anche Enzo Avitabile, Tullio de Piscopo, Tony Esposito e tanti altri.

Ma è ovviamente soprattutto Napoli la “Grande Madre” ispiratrice di Pino: “Dobbiamo ricordare la tradizione secolare musicale in città, qui nasce il primo conservatorio in Italia… Senza la cultura non si va da nessuna parte. Anche se bisogna rispettarne le regole”.

La prima canzone dell’album è intiolata “Melodramma”, un inno a Luciano Pavarotti, che nel “libretto” con tutti i testi delle canzoni e foto, appare accanto a Pino Daniele durante un concerto. “La magia della lirica con il rock dei giorni nostri, un esperimento tra l’antico e il moderno… in realtà io sono così” dice Daniele.

Gallotta ha ricordato come questo album nasce come produzione indipendente di Pino Daniele, “insomma un'operazione rischiosa e quindi anche molto coraggiosa”, ha detto Gallotta.

“Con la musica devi fare quello che senti” ha replicato Daniele, “non ci può essere solo il business, i soldi”.

Nel nuovo album, anche una storica canzone di Eric Clapton, “Wonderful Tonight”, interpretata da Daniele: “Ci siamo conosciuti a Chicago, poi lui è venuto ad un concerto a Salerno. Subito una grande amicizia, è facile trovare l’intesa con grandi artisti come Eric” ha detto Daniele.

Albertini ha chiesto come ha pensato mischiare il napoletano e l’inglese: “Era appunto come cantavo all’inizio, in quei locali frequentati dai soldati americani. E poi mi sono reso conto del successo che aveva anche con gli altri. Insomma ‘Yes I know, my way”, cantata con quell’accento napoletano, piaceva tanto e piace sempre...”.

Grande rispetto di Daniele per i grandi della canzone napoletana che sono venuti prima di lui. Come Renato Carosone per esempio, che proprio Gullotta fece tornare a fare concerti dopo essersi ritirato perché, come ha raccontato, “mi diceva che non aveva il tempo perché doveva studiare 8 ore al giorno il pianoforte…”.

“Carosone infatti è stato anche un grande musicista e conoscitore di musica classica” ha ricordato Daniele. Così come Roberto Murolo, con cui anche Daniele collaborò. Ha ribadito Daniele: “Con la musica è come vivere il passato e il futuro”. E poi, semplicemente: “I love music!”.

“La Grande Madre” della canzone che da il titolo all’album, è l’Africa? “Non è proprio l’Africa come territorio” spiega Daniele, “ma come cultura. I suoni del Sud d’Italia sono vicini a quelli dell”Africa. La Grande Madre è amche Lampedusa, Marsala, Catania e anche Ischia, Napoli, Amalfi… sono tutti ritmi che vengono dall’Africa. Quei suoni arabi che si sentono ancora in Sicilia…”.

A questo punto Turturro esclama: “Ora capisco perché quando crescevo nel Queens, nel quartiere proprio dove è nato il rap, ero così a mio agio con quegli artisti afromanericani che si esibivano per strada. Il loro ritmo lo sentivo dentro”.

Daniele, pur essendo affascinato dalle nuove tecnologie, vede che le nuove generazioni, attraverso internet, si stanno omologando troppo: “Oggi non importa se nasci a Napoli, Palermo, Parigi o New York, guardano e ascoltano tutti la stesse cose allo stesso momento e allora anche se ci sono i vantaggi, si rischia una cultura massificata, di perdere la particolarità delle proprie radici. E invece non bisogna dimenticare che ogni artista ha bisogno di attingere alla propria cultura. Io con la musica torno alle mie radici anche se mi piace il moderno”.

Quando è stata la volta delle domande, è stato chiesto a Daniele se il suo cantare in napoletano fosse anche un modo per “dissentire” sulla cultura del Nord e recuperare quella del Sud: “No, non era per dissentire, era per la musica” ha risposto candidamente Daniele.

Alla fine, noi abbiamo proposto a Turturro e Daniele di lavorare insieme a New Orleans, con un documentario-video e magari con concerto alle radici del jazz e del blues, nato anche col contributo della musica dei primi emigranti del Sud Italia arrivati in Louisiana. Daniele ha fatto un grande sorriso. Da Turturro è arrivato un “great idea”.

Questo articolo esce contemporaneamente su America Oggi

Foto di prima pagina di Pino Daniele e John Turturro (di Riccardo Chioni)

Foto in alto a sinistra tratta da vimeo.com

Foto di John Turturro in alto a destra tratta da genova.mentelocale.it

Foto di Pino daniele tratta da notespillate.it

Foto del teatro Apollo ad Harlem tratta da nylife.wordpress.com

Foto di Pino Danele tour 2012 tratta daitaliainmusica.com

Foto di Eric Clapton tratta da ericclapton.it



 

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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