Foto di: Piero scaletta

Blutec, sì a rateizzazione dei 20 milioni del governo
Entro il 31 altri due incontri. «Una vertenza infinita»

Cronaca – Esito ancora interlocutorio a Roma per la vertenza di Termini Imerese. Cresce l'allarme sociale. «Le responsabilità sono in primis della Fiat ma anche del Ministero dello Sviluppo Economico» dice Piero Scaletta, operaio Blutec. «Continuiamo a registrare una sottovalutazione da parte delle istituzioni» afferma il sindaco Giunta

Restituzione rateale di Blutec dell'anticipo ricevuto da Invitalia per la reindustrializzazione di Termini Imerese, un nuovo contratto di sviluppo e altri due incontri entro la fine del mese. Queste le novità appena raggiunte a seguito dell'incontro di questa mattina al Mise per discutere del futuro dell'ex stabilimento industriale Fiat di Termini Imerese. Seduti al tavolo tecnico il sindaco termitano Francesco Giunta, Blutec, Invitalia, le organizzazioni sindacali e il governo nazionale. Fissata una nuova data, quella del 31 maggio, sempre al Mise. Mentre martedì prossimo si confronteranno un'altra volta Blutec e Invitalia. «Esprimo profonda preoccupazione per gli esiti di una vertenza che sembra infinita per tempistiche e modalità - ha commentato al margine dell'incontro il primo cittadino -. Dopo la revoca del finanziamento da parte di Invitalia, la Blutec sarà costretta a restituire i circa 20 milioni di euro già erogati. La società Blutec, dovrà, tra l'altro, entro il prossimo 23 maggio procedere al versamento del primo, sostanzioso, acconto a Invitalia e dovrà contestualmente predisporre un nuovo piano industriale che poi dovrà essere sottoposto alle parti sociali, al governo nazionale e al governo regionale».

La vertenza insomma resta appesa a un filo. «Attendiamo gli esiti dell'incontro di martedì 22 tra Invitalia e Blutec e a seguire il tavolo al Mise del 31 maggio - dice ancora Giunta -. Continuiamo a registrare una sottovalutazione da parte delle istituzioni deputate della grave vicenda sociale ed economica». Per ciò che riguarda gli operai dell'indotto ex Fiat, una ventina di persone che non percepiscono alcun ammortizzatore sociale (licenziati il 31 dicembre 2016 a differenza dei colleghi che sono stati licenziati l'1 gennaio 2017), il Ministero del Lavoro - secondo quanto riferito dallo stesso Giunta - ha confermato che «la normativa è chiara e che allo stato nulla si può fare per salvare questi lavoratori e consentire loro di percepire come i loro colleghi "più fortunati" gli ammortizzatori sociali».

                 

E mentre a Roma si è discusso del futuro dell'azienda e dei suoi dipendenti, in contemporanea si è allestito a Termini Imerese un sit-in di lavoratori, sindacalisti e amministratori comunali davanti ai cancelli dell'ex fabbrica della Fiat. «Siamo tutti qua, un centinaio di lavoratori, siamo in attesa di avere notizie da Roma», diceva così questa mattina Piero Scaletta, operaio Blutec presente alla manifestazione, dove ha aspettato aggiornamenti per tutta la mattina insieme a colleghi, sindacalisti ed esponenti politici. E l'aria che si respira, intanto, è di agitazione e speranza. Gli operai a questa riconversione, insomma, ci credono. Devono crederci. «Dobbiamo per forza, in quanto dipendenti siamo obbligati - continua Scaletta -, altrimenti significherebbe mollare una vertenza che ci portiamo dietro da sette lunghi anni. È arrivato oggi il momento dire basta, noi lavoratori non ci stiamo più».

Speranza sì, ma anche rabbia per le tante promesse disattese nel corso di questi anni, per i temporeggiamenti e i progetti andati in fumo. Solo poche settimane  fa, per esempio, Invitalia ha fatto sapere che ha ritirato il contratto di sviluppo, pertanto il progetto di reindustrializzazione su Termini Imerese sembra in dirittura d'arrivo. «Siamo molto arrabbiati, va trovata una soluzione. Le responsabilità sono in primis della Fiat ma anche del Ministero dello Sviluppo economico - spiega ancora -. Noi però non ci arrendiamo, siamo qua». A dispetto degli anni passati, della mole di finanziamenti pubblici e delle numerose agevolazioni date dagli imprenditori che potevano subentrare alla Fiat ricevute da Invitalia, che però non ha mai saputo risolvere la vicenda. 

A manifestare oggi non sono stati però solo gli operai di Blutec. Al loro fianco c'erano anche gli ex dipendenti di Lear Corporation, multinazionale americana tra gli stabilimenti dell’indotto Fiat di Termini, i famosi 16 a cui non è stata garantita la mobilità in deroga per l'anno 2017, che hanno occupato per protesta la sede del Comune. «Insomma, perdiamo acqua da tutti i lati», dice amaro Scaletta. In sostegno degli operai, questa mattina, davanti ai cancelli c'era anche buona parte dell'amministrazione comunale termitana: dalla vice sindaca Licia Fullone, a presidente e vice del consiglio comunale, Anna Amoroso e Francesco Gelardi, insieme ad alcuni consiglieri. Un gesto di solidarietà, il loro, ma anche una presa di posizione in un certo senso per ottenere risposte di contro alle false promesse degli ultimi anni. 

Presenti anche il deputato regionale M5s Luigi Sunseri e la neosenatrice termitana Antonella Campagna. Che hanno annunciato un'audizione all'Ars per mercoledì 23 maggio, chiesta più di un mese fa con i rappresentanti della società del gruppo Metec-Stola, la Regione siciliana, il Comune, i sindacati e Invitalia sul progetto di rilancio del polo industriale, ad oggi rimasto al palo. «Torniamo a chiedere chiarezza – ha detto Sunseri – . Quanto emerso oggi nell'incontro al ministero dello Sviluppo economico ci preoccupa, la vertenza degli operai ex Fiat rischia di far piombare nel baratro l'economia di Termini Imerese e del comprensorio madonita, già martoriata dalla crisi dell'automotive da oltre un decennio. Sarà l'occasione per capire in quale direzione si sta andando, se si naviga a vista e se quello di Blutec è l'ennesimo bluff di una partita giocata sulla pelle dei lavoratori e dell'economica di un pezzo di Sicilia. L'incontro in programma all'Ars arriva all'indomani di quello convocato per il 22 maggio al Mise tra azienda e Invitalia a Roma».

Mentre in una nota congiunta Michele De Palma, segretario nazionale Fiom Cgil e Roberto Mastrosimone, segretario generale Fiom Sicilia, rendono nota la posizione del sindacato dei metalmeccanici. «La Fiom ritiene indispensabile che gli accordi sottoscritti il 22 dicembre del 2014 siano rispettati da tutti - dicono i due esponenti -. Vi è la consapevolezza che il rilancio del sito industriale sia possibile attraverso una valorizzazione dell'innovazione introdotta dalla commessa di FCA sul Doblò elettrico. La produzione del Doblò da sola non garantisce il rientro al lavoro i 700 ex dipendenti Fiat e non crea le condizioni utili per il reimpiego dei 300 lavoratori dell'indotto. Il 31 maggio è previsto un nuovo incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico dove si deve determinare la svolta definitiva. Nel frattempo domani, davanti i cancelli dello stabilimento Blutec, si terrà un’assemblea con le lavoratrici e i lavoratori per informarli e decidere le iniziative utili alla risoluzione della vertenza».