Almaviva, la Cgil non firma l'accordo alla Regione
«Così aziende risanate con i soldi dei lavoratori»

Redazione

Formazione e lavoro – Al tavolo di oggi l'unica realtà a non sottoscrivere l'accordo è il sindacato, che non accetta la scelta di prolungare di due mesi il taglio del Tfr. «La cessione del ramo d'azienda era un pretesto per ulteriori tagli, ancora una volta si applicano strategie del terrore per imporre logiche al ribasso»

Un colpo di scena che in fondo, a ben guardare i termini dell'accordo, non può sorprendere più di tanto. La Slc Cgil non ha firmato oggi l'accordo Almaviva, che prometteva - almeno nelle intenzioni - di far segnare un passo avanti nello stallo della vicenda che vede coinvolti migliaia di lavoratori del call center. Così il sindacato è l'unico interlocutore assente dall'accordo finale: che è stato invece sottoscritto, oltre che dalla Regione, anche dal Comune di Palermo, da Almaviva e dalle altre organizzazioni sindacali.

Sulla decisione di esprime ferma contrarietà alla proroga di due mesi del costo del lavoro sono intervenuti i segretari generali di Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso e di Cgil Palermo Enzo Campo. «Il prolungamento di due mesi del taglio del Tfr dei quattro scatti di anzianità ritenendo che questo strumento – dichiarano Rosso e Campo – riteniamo sia una misura inefficace per la risoluzione dei problemi dell’azienda. Gli strumenti utili al radicamento sul territorio di Almaviva e al consolidamento del lavoro devono passare per piani industriali concreti e attraverso investimenti mirati sulla qualità e sulla formazione professionale degli operatori». 

Slc e Cgil Palermo manifestano tutto il rammarico per la decisione proposta dall’assessore regionale alle Attività Produttive e accolta da Almaviva, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl di applicare ulteriori due mesi di taglio di salario per i lavoratori, a fronte di un impegno su tre tavoli tecnici anche con la presenza dei committenti. «Noi non torniamo indietro sull'accordo triennale sottoscritto nel maggio 2017 – aggiungono Rosso e Campo - che dopo un primo anno di sacrifici per i lavoratori (dal valore economico di circa quattro milioni di euro ... ndr) vedeva un piano di sviluppo e investimenti per i successivi due anni. Il settore dei call center, che a Palermo vede la presenza dei più grandi players, sta vivendo una trasformazione radicale che può essere affrontata solo se si assumono decisioni di investimenti, sviluppo e formazione».  

Da qui la richiesta di Slc Cgil e Cgil Palermo di un impegno della Regione, del Comune e del governo per trovare risorse e formulare piani industriali che creino le condizioni per un rilancio. «Perché i lavoratori di Almaviva Palermo dovrebbero pagare di tasca loro i tempi tecnici della costituzione di un tavolo con i committenti? Tutto ciò appare inutile – continuano i due segretari -, fuori da ogni logica industriale e penalizzante per i lavoratori che pagano di fatto l’incapacità di riorganizzare uno sviluppo industriale vero. Ci appare palese oggi che la paventata cessione del ramo d’azienda fosse un pretesto per un ulteriore richiesta di taglio del costo del lavoro: ancora una volta la strategia del terrore per imporre logiche al ribasso». 

Di fatto, i lavoratori dei call center sono ormai l’anello debole della nuova occupazione. «Continuare a risanare le aziende con i soldi dei lavoratori porta soltanto ad un percorso di involuzione e depauperamento – concludono Rosso e Campo - Pertanto chiediamo che le istituzioni politiche diano un segnale forte per creare occupazione qualificata e sviluppo sul territorio».