Molestata da ginecologo, racconto in aula della vittima
«Sono troppe le cose che la ragazza non sa spiegare»

Silvia Buffa

Cronaca – Sul banco dei testimoni la giovane ha ribadito le sue tesi, ma rimane ancora un alone di mistero legato alla pausa che intercorre tra la prima e la seconda registrazione video effettuate dalla stessa e che inchioderebbero il medico. Una pausa che oggi la ragazza ha spiegato con incertezza

Un programma professionale per cancellare i dati del cellulare, svariati accessi a siti porno effettuati con lo stesso telefono e quella pausa di sei minuti e quindici secondi nelle registrazioni video incriminanti che ad oggi rimane misteriosa e inspiegata. Questi alcuni degli elementi emersi stamattina nel corso del controesame della 28enne di origini tunisine che accusa di abusi il ginecologo Biagio Adile, primario del reparto di Uroginecologia di Villa Sofia. La giovane, ascoltata già la scorsa settimana, anche oggi ha confermato l’iniziale versione della storia: le molestie subite durante la prima visita col medico, nel suo studio; e quelle accadute durante il loro secondo incontro, questa volta in ospedale, che lei però riesce a registrare col telefonino. Due file vagliati da diversi periti, quelli nominati dalla procura e quelli nominati dalla difesa del medico, che giungono a conclusioni diverse.

Per l’avvocato Michele Calantropo, che rappresenta la vittima costituitasi parte civile, le due registrazioni rappresentano una prova inequivocabile delle molestie subite dalla giovane e, soprattutto, del suo diniego a prestarsi a qualsiasi contatto fisico. Diversa, invece, l’interpretazione dei periti nominati dagli avvocati Andrea Treppiedi e Antonino Agnello, legali di Adile. Molto ruota attorno alla pausa che intercorre tra la prima e la seconda registrazione. Una pausa che oggi la ragazza ha spiegato con incertezza. «L’incontro fra i due è stato pienamente consenziente - è la premessa dell’avvocato Treppiedi -. Quando lei cerca di spiegare le ragioni di questa pausa nella registrazione si contraddice: sostiene di avere staccato tutto quando Adile ha ricevuto una telefonata e di aver di nuovo premuto rec una volta conclusa. Ma dall’ascolto si evince che lei ha interrotto quando invece il medico aveva appena chiuso la telefonata che stava facendo e si era rivolto a lei per riferirle del certificato di cui lei chiedeva. Ci sono insomma cose da vagliare meglio e che saranno ulteriormente approfondite».

Secondo i legali del ginecologo, inoltre, nella perizia effettuata dagli esperti della procura mancherebbero alcune frasi che, invece, a loro dire nelle registrazioni sono facilmente udibili e riconoscibili. «Frasi molto importanti se collegate al resto e messe in un determinato contesto», continua l’avvocato Treppiedi. Ma i misteri, rispetto al cellulare della ragazza, non sarebbero finiti qui. A insospettire la difesa del medico ci sono anche alcune ricariche telefoniche fatte alla ragazza, che lei ha spiegato riconducendole ad attività lavorative o a regali di amici, «non ha saputo dare delle spiegazioni puntuali ed esaustive, a nostro avviso». E poi un altro nodo da sciogliere è quello del programma Clean master trovato nel cellulare della 28enne: «Dopo che è stato disposto il sequestro del telefono, risulta essere stato installato un programma professionale per la cancellazione di tutti i dati, da quelli di Whatasapp a quelli di Facebook e Viber, il telefono è stato completamente bonificato - spiega ancora Treppiedi -. Lei sostiene di non averlo mai installato, ma anche di non aver mai dato il suo telefono a nessuno, quindi non può che averlo fatto lei».

È molto poco insomma quello che ha trovato il perito nominato dagli avvocati del medico, ma le tracce rimaste dell’ultimo periodo raccontano anche di numerosi accessi a siti pornografici: «Lei ha ammesso di aver effettuate qualche accesso, ma ha minimizzato. I dati però parlano di un numero parecchio alto». Un controesame, quello di oggi, durato diverse ore e che non si è concluso qui. La giovane, infatti, testimone sia di accusa che difesa, verrà nuovamente citata per essere sentita ancora.