Uil, da call center a Termini è allarme occupazione
Barone: «Basta tagli a salari lavoratori Almaviva»

Antonio Mercurio

Formazione e lavoro – Sono solo alcune delle vertenze che interessano il capoluogo siciliano, temi posti al centro del XII congresso regionale della Uil - in corso oggi e domani ai Cantieri Culturali alla Zisa, dove sono attesi da tutta l’Isola circa 300 delegati e il segretario generale Carmelo Barbagallo - e rilanciati dal segretario regionale

Dalla vicenda Almaviva, con oltre tre mila lavoratori in bilico, al rilancio del polo industriale di Termini Imerese, mai pienamente realizzato, senza dimenticare il futuro, ancora incerto, dei Cantieri Navali di Palermo. Sono solo alcune delle vertenze che interessano il capoluogo siciliano, temi posti al centro del XII congresso regionale della Uil, Prospettiva lavoro, previsto oggi e domani ai Cantieri Culturali alla Zisa (sala De Seta) di Palermo, dove sono attesi da tutta l’Isola circa 300 delegati e il segretario generale Carmelo Barbagallo. E rilanciati dal segretario regionale Claudio Barone nel corso del suo intervento: primo fra tutti, il caso Almaviva con 3400 lavoratori a rischio dopo l'annuncio da parte del colosso di call center nel Paese di avviare le procedure di conferimento del ramo d'azienda palermitano. Una scelta osteggiata fin sa subito dai lavoratori e sindacati che al momento, però, sembra non avere sortito effetti.

«Il settore dei call center è il più importante in termini occupazionali per la nostra Isola ma è in forte crisi - ha detto Barone - Le commesse malgrado il protocollo Calenda continuano a rimanere delocalizzate all’estero. Il protocollo Calenda pone il vincolo dell’80 per cento per gli enti pubblici e anche molti soggetti privati hanno aderito. Ma tutto ciò per il momento rimane nel libro delle buone intenzioni. A fronte della scelta, non condivisa, di Almaviva di scorporare una società palermitana, non siamo disponibili a trattare ulteriori riduzioni salariali. Si deve intervenire sulle commesse, sulle clausole sociali, sugli ammortizzatori e sulle politiche attive del lavoro». 

Altro nodo irrisolto, il progetto di riconversione del industriale di Termini Imerese, finito in un pantano da cui sembra impossibile uscire, ora più che mai in assenza di un interlocutore a Roma in assenza di un nuovo governo. Intanto, per il 16 è previsto il nuovo tavolo al Mise ma sembrano ormai lontani le grandi promesse del passato dopo lo stop di Invitalia: «Blutec ha fatto qualche centinaia di assunzioni per trasformare Doblò turchi da gasolio a motore elettrico - ha ricordato Barone - Per Invitalia non si sono rispettati gli impegni e ha chiesto che vengano restituiti i 21 milioni di euro erogati. Non è questa la sede per entrare nel merito della vicenda ma certo il mondo Fiat non si è dimostrato generoso. Non sappiamo se sperare in Walt Disney, che ha proposto la realizzazione nell’area di un parco divertimenti. Un fatto positivo ma occorrono altre soluzioni per tutti i lavoratori, compresi quelli dell’Indotto».

E ancora, per il numero uno della Uil nell’Isola, il cantiere navale di Palermo «è all’avanguardia nella realizzazione di piattaforme offshore e nelle operazioni di taglio e cucito. Allungare una nave di una ventina di metri non è come fare l’orlo ai pantaloni. E il nostro cantiere è uno dei pochi che ha l’esperienza e le capacità per farlo. Ma dopo anni di attesa si deve realizzare un nuovo bacino galleggiante». Un scenario desolante, a cui il sindacato cerca da tempo, nel costante dialogo con la Regione e le altre forze in campo, di offrire la propria ricetta per uscire dalla crisi: «Bisogna bloccare il processo di desertificazione industriale e sostenere lo sviluppo dell’agricoltura e del turismo per dare occasione di lavoro a casa ai nostri giovani. Basta precariato ed emigrazione. Per questo chiederemo al governo regionale una grande stagione di concertazione. La Finanziaria è andata come andata - ha aggiunto - Abbiamo assistito al solito attacco alla diligenza, alcuni provvedimenti sono condivisibili, altri ci lasciano perplessi ma soprattutto non c’è nessuna organicità».