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Notte bianca della legalità, studenti contro mafia e bullismo
Giovanna Nozzetti: «Bella l'invasione del Palazzo di Palermo»

Maria Vera Genchi

Cronaca – Oltre 300 giovani, provenienti dagli istituti superiori di Palermo, Agrigento, Messina e Caltanissetta, si sono radunati nell’atrio del tribunale per l'iniziativa promossa dall'Anm e dal Miur, in contemporanea con Roma, Napoli e Genova. Scarpinato: «Qui si è combattuta una guerra anche per voi, per consentirvi di vivere da persone libere»

«È bello vedere tutti questi ragazzi qui con noi, nel Palazzo di Giustizia, incontrarli ed affrontare i loro quesiti, le loro curiosità. Le istituzioni non sono lontane dalla società, ma sono la società! L’obiettivo di questa giornata è proprio quello di condividere con i ragazzi, che sono il presente e il futuro di questa società. Mi piace pensare alla legalità come ad una malattia contagiosa, che positivamente si diffonde». Con queste parole Giovanna Nozzetti, presidente  della giunta distrettuale dell’Anm di Palermo ha accolto gli oltre 300 studenti, provenienti dagli istituti superiori di Palermo, Agrigento, Messina e Caltanissetta, radunati nell’atrio del Palazzo di giustizia in occasione della Notte bianca della legalità, l'iniziativa promossa dall’Associazione nazionale magistrati e dal Miur, in contemporanea nei palazzi di Roma, Napoli e Genova e del capoluogo siciliano.

«Tra di voi ci sono i magistrati e gli avvocati di domani ma ci sono soprattutto dei cittadini - ha detto il presidente della Corte d’Appello di Palermo Matteo Frasca - La legalità non sta solo nell’osservanza della legge ma anche nella formazione di una consapevole cultura della cittadinanza». A fare gli onori di casa, anche il procuratore generale Roberto Scarpinato: «Forse è la prima volta che entrate in questo palazzo. Ma questo non è solo un palazzo in cui magistrati, impiegati amministrativi, avvocati, poliziotti lavorano quotidianamente per applicare la legge, stabilendo chi ha torto o ragione. Questo palazzo è il luogo in cui si è svolta una guerra sanguinosa, che vi riguarda, una guerra che è stata combattuta anche per voi, per consentirvi di vivere da persone libere»

Nel corso del suo intervento, Scarpinato ha letto il discorso pronunciato da Paolo Borsellino nel giugno del ‘92 in occasione dell’anniversario della strage di Capaci: «Giovanni Falcone lavorava con perfetta coscienza che la forza del male, la mafia, lo avrebbe un giorno ucciso. Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché non si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore!. Alla radice della legalità c’è l’amore», ha concluso il procuratore generale. Un pomeriggio ricco di attività e di memoria. Tanti gli interventi delle autorità presenti che più volte hanno scandito i nomi delle vittime assassinate per mano di cosa nostra: Libero Grassi, Padre Pino Puglisi, Mario Francese, Emanuele Basile, Pietro Scaglione, di cui oggi ricorre il 47esimo anniversario dell’assassinio. Vittime innocenti che hanno pagato con la vita il loro saper fare, in onestà e coraggio. 

«Scaglione è stato ucciso perché faceva bene il Procuratore della Repubblica - ha ricordato ai ragazzi Francesco Lo Voi, procuratore capo di Palermo - Sapete quanti sono i bambini che sono morti per mano mafiosa? Ben 108, anche a questi bambini deve andare oggi il nostro ricordo». Nomi e numeri a testimonianza della responsabilità che grava sulle nuove generazioni, motivate nel contrastare, sin dalla gioventù, l’illegalità e la corruzione mafiosa.«Io credo che legalità sia senso di comunità, rispetto gli uni degli altri - ha spiegato il consigliere Csm, Piergiorgio Morosini - mafia, corruzione, bullismo, violenza sulle donne hanno tutti un comune denominatore: questi fenomeni si rafforzano nell’indifferenza dei tanti che si girano dall’altra parte, che non hanno il coraggio di dire no. Noi non possiamo permetterci di rimanere indifferenti».

Allestita nel primo piano del Palazzo di Giustizia una mostra dal titolo Gli invisibili uccisi dalla mafia e dall’indifferenza di Lavinia Caminiti. Quaranta pannelli che fotografano e riprendono i luoghi delle stragi prima e dopo, per documentare la memoria dei delitti effettuati da cosa nostra. Tra le autorità presenti, anche il prefetto Antonella di Miro: «Parlare di legalità qui nel palazzo di giustizia, nel mese dedicato alla memoria dei magistrati uccisi dalla mafia, significa riflettere innanzitutto sulla necessità di conoscere la storia di noi siciliani. La mafia uccide l’economia e mortifica l’ingegno creativo. Uccide lo sviluppo economico, uccide la speranza»

«C’era un tempo in cui la mafia aveva il volto dello Stato e lo Stato aveva il volto della mafia: quel tempo è passato - ha detto ai ragazzi il Primo Cittadino, Leoluca Orlando - Palermo è cambiata e se questo è accaduto si deve al sacrificio e all’impegno di molti». Sono intervenuti, per accogliere le scolaresche, anche il presidente dell’ordine degli avvocati Francesco Greco e Alessia Sinatra, in rappresentanza dell’associazione nazionale magistrati (ANM), che ha riflettuto sul termine giustizia:«Fare giustizia non significa soltanto accertare i fatti e punire i responsabili. Fare giustizia significa anche ricostruire delle storie, senza mai dimenticare che riguardano esseri umani, siano essi vittime o responsabili. Fare giustizia vuol dire giungere ad una decisione equa, ad una gestione della vicenda del processo che non trascuri mai l’attenzione ed il rispetto per la componente umana». 

Subito dopo la cerimonia di presentazione, i ragazzi portatori sani di legalità hanno preso parte attivamente alla manifestazione. Dieci i laboratori e l’opportunità, per gli studenti, di confrontarsi con magistrati, esperti delle forze dell’ordine, avvocati e tirocinanti sui temi del contrasto alla criminalità, la lotta alla corruzione, cyberbullismo e immigrazione. Alla provocazione, nata sul web, «non c’è bisogno di notti bianche della legalità, ci vogliono più arresti» il presidente del tribunale Salvatore Di Vitale risponde: «Il confronto serio e concreto serve. La repressione penale non basta a costruire una società più giusta. Non ci può essere legalità senza giustizia, non ci può essere legalità senza che tutti i diritti previsti dalla carta costituzionale siano attuati. La vera sfida è quella di costruire insieme una società più giusta».