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Prende campo lo psicologo nei punti nascita  
«Non sottovalutare aspetti emotivi del parto»

Stefania Brusca

Costume e società – Mentre le donne incinte vengono sottoposte ad esami del sangue costanti e a numerose ecografie non sempre si tiene in considerazione lo stravolgimento interiore che comporta diventare genitori. «Le neo mamme sono chiamate a confrontarsi con equilibri e riequilibri nuovi che determinano riadattamenti imponenti»

Non sottovalutare gli aspetti emotivi generati dal cambiamento che comporta la gravidanza nel corpo di una donna e quindi la presenza di uno psicologo nei punti nascita è una realtà che prende campo a Palermo anche se, ancora, in alcuni ospedali, la presenza di questa figura professionale è limitata a casi di emergenza. Questa però assume un valore fondamentale specialmente il giorno del parto e in quelli immediatamente successivi, come spiega la dottoressa Valeria Augello, psicologa, con specializzazione in psicoterapia ad indirizzo cognitivo-costruttivista, conseguita presso la scuola Aleteia. Attualmente, lavora come libero professionista, organizza e gestisce corsi di preparazione al parto e accompagnamento alla Nascita presso la Casa di Cura Clinica Candela, e svolge servizio all’interno della stessa, nell’area dedicata alla Procreazione Medicalmente Assistita e nel reparto di Ostetricia e Ginecologia.

 «Oggi il panorama sanitario persegue obiettivi che mirano, sempre più, al raggiungimento di elevati livelli di qualità - afferma la dottoressa - e uno dei settori della medicina che riflette meglio questa tendenza è quello ostetrico-ginecologico. Qui la donna vive continuamente forti esperienze, oltre che medico-sanitarie, anche affettive e psicologiche, che non devono più essere sottovalutate. Soprattutto durante il travaglio di parto occorre garantirle uno spazio in cui venga adeguatamente legittimato il dolore, riconosciuta la paura e contenuto l’assetto emotivo».

Una realtà che, mentre nel resto d'Italia esiste da tempo, ora anche in Sicilia e a Palermo sta via via prendendo sempre più campo. «Credo che ormai la presenza dello psicologo stia diventando una realtà per molti punti nascita, chiaramente, poi, ogni luogo propone delle strategie organizzative che possono essere diverse nei tempi, nei modi e negli spazi. Da noi la presa in carico dal punto di vista psicologico delle coppie in attesa inizia già all'interno dei corsi di preparazione al parto e di accompagnamento alla nascita, che godono di un percorso multidisciplinare integrato. Successivamente, la presenza dello psicologo viene offerta, durante il parto, spontaneo o cesareo, e si protrae per tutta la degenza, per modulare le oscillazioni emozionali con gli aspetti cognitivi e valutativi e per amalgamarli con i risvolti neuroscientifici di gestazione, travaglio, parto e puerperio, in modo da accompagnare in maniera serena ed armoniosa ogni mamma ad accogliere la vita».

Un sostegno che accompagna quindi gli aspetti della gravidanza non riscontrabili se non attraverso il colloquio con un esperto. Mentre le donne incinte vengono sottoposte a esami del sangue costanti e a numerose ecografie, non sempre si tiene in considerazione lo stravolgimento interiore che comporta diventare genitori. «Tutte le neo mamme sono chiamate a confrontarsi con equilibri e riequilibri nuovi che determinano riadattamenti continui ed emotivamente imponenti, per fortuna la natura ci ha dotate di forze e competenze adeguate per propagare la specie, ovvero tutte le donne sanno come partorire, ciò che devono acquisire è semplicemente questa consapevolezza».

Alcuni eventi come il fisiologico calo ormonale nella donna subito dopo il parto se non si conoscono potrebbero ad esempio portare a complicazioni nel rapporto della mamma con il neonato o con il marito.  Il baby blues ad esempio «è una condizione di disagio interiore che può essere avvertito della neomamma subito dopo il parto. Si traduce di una fase di tristezza, imputabile a fattori come l’oscillazione ormonale e il repentino cambiamento nello stile di vita. Questa condizione, che a volte interessa anche i neo papà, rappresenta un lieve e transitorio disturbo emozionale, in genere senza conseguenze psicologiche a lungo termine, che di norma si risolve nel giro di due o tre giorni». La depressione post partum invece è un'altra cosa anche se «l’esordio è identico al baby blues, ma il calo dell’umore è molto più forte e duraturo. In più possono essere presenti agitazione, irritabilità, calo dell’appetito, continua stanchezza, disturbi del sonno, senso di colpa e di inadeguatezza nel ruolo di madre, frequenti crisi di pianto, sentimenti negativi nei confronti del neonato e tendenza a isolarsi. In questo caso occorre sempre consultare un esperto».

Un ruolo notevole lo giocano il marito e i familiari nei giorni precedenti e successivi al parto. «Il papà ha un ruolo di straordinaria importanza, è lui che asseconda e contiene i bisogni emotivi, è lui che, spesso, avvolge e protegge la triade - aggiunge - soprattutto all’interno della sala parto la sua competenza può essere utilizzata come strategia funzionale per incrementare le risorse percepite dalla donna. Anche dopo il parto, continuare ad appoggiarsi a lui diventa fondamentale. Poter contare sul suo aiuto, sia dal punto di vista pratico che psicologico, rafforza l’unione tra la coppia ed agevola in entrambi la nascita e la condivisione di questo nuovo meraviglioso ruolo. I familiari appartengono alla cornice di questo delicato quadro. Quando il loro intervento è puramente supportivo e non intrusivo, rappresentano una fonte di impagabile sostegno alla genitorialità. Indispensabile purché - conclude - sappiano riconoscere e rispettare il limite dei ruoli».