«Fortuna che piove», e la crisi idrica diventa un ricordo
Amap propone nuove sorgenti, altri pozzi e i dissalatori

Andrea Turco

Cronaca – Agli Stati generali dell'acqua il punto della situazione sulla gestione delle risorse idriche. Per il vicesindaco di Palermo Sergio Marino «l'emergenza deve essere ponte di unione tra necessità e futuro». Mentre il ricercatore del CNR Mario Pagliaro ribadisce che «le tecnologie per impedire la dipendenza dagli invasi ci sono»

«Per fortuna quest'anno ha piovuto molto». Lo hanno detto nell'ordine: il vicesindaco di Palermo Sergio Marino, il vicepresidente dell'Assemblea Territoriale Idrica Patrizio Cinque e la presidente di Amap Maria Prestigiacomo. Vale a dire le principali autorità in materia di gestione dell'acqua a Palermo - a parte il sindaco Leoluca Orlando, di cui comunque sia Marino che Cinque hanno portato i saluti in occasione degli Stati generali dell'acqua, che si sono tenuti ieri pomeriggio in via Magliocco. Tutti facevano ovviamente riferimento alla scampata crisi idrica, che nei mesi scorsi ha tenuto in allarme la popolazione del capoluogo siciliano, con il paventato rischio della turnazione che si è però allontanato nel tempo. Grazie anche alle piogge degli ultimi tempi, appunto.

«Non avevamo fatto i conti con la fortuna del sindaco che ha permesso che piovesse così a lungo» ha ironizzato all'inizio del suo intervento Marino, prima di farsi serio e tracciare un bilancio dei punti critici (tanti) e dei punti di forza (pochi) su cui il Comune di Palermo può contare nella gestione delle risorse idriche. «La fortuna ci ha aiutato ma non possiamo fare affidamento solo su di essa. Da tecnico dico che è necessario garantire innanzitutto la qualità delle acque, nonché un uso sostenibile delle stesse. Il mare palermitano ha ancora ampie zone di costa non balneabili, è impensabile ad esempio che il depuratore di Acqua dei Corsari sversi a mare, e poi c'è un problema di infrastrutture. Serve avere pianificazione e una corretta strategia, ed è indispensabile il coinvolgimento di associazioni e cittadini. Spero che l'emergenza regionale, decretata dal governo nazionale, sia un ponte di unione tra necessità e futuro».

L'iniziativa di ieri, che si è svolta alla sede della Regione Siciliana, è stata fortemente voluta dalla Consulta per la Pace del Comune di Palermo e rientrava nell’ambito delle iniziative inserite nel programma di Palermo Capitale della Cultura, in contemporanea con la giornata mondiale dell'acqua. Per mettere a confronto gli attori istituzionali che assumono la responsabilità della gestione, della pianificazione e del controllo sulla gestione delle risorse idriche a livello territoriale e regionale con i comitati civici, le associazioni e i cittadini che si battono per la difesa del diritto all'acqua, per la tutela della preziosa risorsa e del territorio siciliano. 

Tra gli interventi più apprezzati c'è stato poi quello del ricercatore del CNR Mario Pagliaro. «Voglio ricordare che la Sicilia ha 41 dighe in esercizio e due in costruzione - ha detto lo studioso -. Tutte insieme movimentano 1,13 miliardi di metri cubi d'acqua. Ma solo il 51 per cento di queste acque è gestito direttamente dalla regione. Eppure le tecnologie per impedire la dipendenza dagli invasi ci sono. Per esempio: noi in Sicilia i serbatoi li mettiamo sul tetto e invece all'estero li mettono a terra, per recuperare l'acqua piovana. Oppure c'è l'esempio qui a Palermo del teatro Crystal, che con una speciale guaina convoglia l'acqua dal tetto. Un'altra idea sarebbe quella di solarizzare tutti i bacini dei Consorzi di bonifica: è una tecnologia scoperta in Italia ma utilizzata altrove». 

Esempi di buone pratiche sono quelle che anche Amap sta provando, tra mille difficoltà, a portare avanti. Con la consapevolezza che la città difficilmente potrà reggere l'urto di un'altra crisi idrica e che al prossimo giro potrebbe pure piovere di meno. «Nel periodo natalizio abbiamo vissuto un momento terribile - ammette la presidente Prestigiacomo -. Visto che il clima siciliano è diventato tropicale non si può pensare più solo agli invasi. Ecco perché voglio prendere una squadra di geologi e realizzare un sondaggio per scoprire altre fonti che non conosciamo: nuove sorgenti, nuovi posti per scavare altri pozzi (e si può lavorare con urgenza, vista l'approvazione dell'emergenza idrica) e pensare ai dissalatori. Sono cose che abbiamo chiesto al Ministero dell'ambiente e alla protezione civile. Ora aspettiamo le valutazioni, su progetti che già ci sono, da parte del commissario nominato dalla regione». 

La priorità per tutti rimane l'effettiva messa in opera delle leggi sull'acqua pubblica, contro una privatizzazione delle risorse idriche che in Sicilia ha continuato a portare soltanto disservizi e costi esorbitanti. Lo hanno ricordato ad esempio Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, e soprattutto Antonella Leto, del Forum Movimenti per l’acqua e beni comuni. «Nei primi anni 2000 nell'Isola si è operata una vera e propria svendita dell'acqua - ha ricordato l'attivista -. E abbiamo visto come è andata a finire. Abbiamo visto ad esempio il fallimento di Acque Potabili Siciliane, che gestiva l'acqua del Palermitano, che ha lasciato sul groppone del pubblico 196 dipendenti, lavori mai avviati e debiti. Solo un esempio, insieme a tanti altri (l'ultimo scandaloso è quello di Girgenti Acque, dove si susseguono le azioni delle procure), di come la privatizzazione del bene più prezioso che abbiamo sia una scelta scellerata. L'acqua va gestita dal pubblico e con una gestione partecipativa».