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Foto di: Gabriele Ruggieri

Relazione Mef, Orlando risponderà al consiglio comunale 
M5s: «Emerge una Palermo a uso e consumo del sindaco»

Andrea Turco

Politica – Nella seduta di domani il tema centrale sarà il report degli ispettori del Ministero dell'Economia e delle Finanze. I consiglieri rimangono guardinghi, in attesa dell'audizione del primo cittadino, a eccezione del M5s. La pentastellata Concetta Amella si dice «sgomenta per l'assuefazione a un certo modello da ubi maior minor cessat»

Continua a far discutere la relazione degli ispettori del Ministero dell'Economia e delle Finanze, che con un report di 254 pagine mette sotto torchio la situazione contabile e amministrativa del Comune di Palermo. A esaminarla sarà anche il consiglio comunale, nella seduta di giovedì 30 novembre, che si aprirà alle ore 16 alla presenza del sindaco. Orlando ha già promesso che risponderà «punto per punto relativamente alle argomentazioni contenute nella relazione ed alle presunte contestazioni in essa sollevate». Mentre nei giorni scorsi aveva chiarito che avrebbe dato conto del «quadro normativo, organizzativo e gestionale degli enti locali entro cui sono stati adottati tutti i provvedimenti, sottolineando sin da allora «alcune palesi anomalie contenute nella relazione del Ministero» e «incongruenze, con presunte contestazioni smentite dagli stessi grafici e tabelle riportati, giudizi politici che nulla hanno a che vedere con la contabilità e la finanza e tantomeno con la loro regolarità formale, riferimenti giurisprudenziali non applicabili alle fattispecie esaminate nella relazione e ancora la citazione di documenti non più validi».

I consiglieri in ogni caso rimangono per lo più guardinghi, in attesa del dibattito di giovedì che è stato concordato col presidente Salvatore Orlando. Fanno eccezioni i consiglieri del M5s, come ad esempio Concetta Amella che fa parte della terza commissione. «Ciò che emerge dalla relazione - afferma l'esponente del Movimento 5 stelle - è una Palermo a uso e consumo del sindaco e del suo club di amici. E quel che sostiene Orlando è l'alibi perfetto di una classe dirigenziale che si muove in spregio di regole e diritti, specie su nomine e stabilizzazioni. A me sgomenta l'assuefazione a un certo modello da ubi maior minor cessat, che è anche una sorta di ritorno elettorale in cui non si fa un favore agli altri ma a se stessi».