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La protesta di educatori e pedagogisti
«Stato riconosca la nostra professione»

Sit-in in viale delle Scienze per chiedere al Senato di approvare la legge che individua con esattezza i percorsi di studio, i titoli, le abilitazioni e gli sbocchi occupazionali di queste figure, oggi vittime di un caos normativo

Gaspare Ingargiola

Foto di: gaspare ingargiola

Foto di: gaspare ingargiola

Anche a Palermo gli educatori, i pedagogisti e gli studenti di Scienze della Formazione hanno aderito alla manifestazione nazionale Dignità per il lavoro educativo per chiedere di sbloccare la legge Iori ferma in Senato dal giugno 2016 dopo il passaggio alla Camera. Il testo approvato a Montecitorio «disciplina - si legge - l’esercizio delle professioni di educatore professionale socio-pedagogico, educatore professionale sociosanitario e pedagogista, valorizzandole e garantendone il riconoscimento, la trasparenza e la spendibilità».

I manifestanti hanno organizzato un picchetto davanti l’Edificio 19 del campus universitario di viale delle Scienze e alcuni rappresentanti hanno incontrato per pochi minuti il rettore Fabrizio Micari, che stava partecipando contemporaneamente ad un’altra iniziativa a pochi metri di distanza: la piantumazione di 30 alberi che si aggiungeranno ai 60 già interrati nel boschetto di No Smog Mobility, uno spazio verde che sta lentamente rinascendo dopo la strade di palme operata dal punteruolo rosso. 

Secondo la relatrice della proposta di legge Milena Santerini «sono centinaia di migliaia gli educatori e le educatrici che attualmente sono impiegati negli ambiti dei servizi alla persona e che svolgono un vero e proprio mestiere dell’umano non sempre adeguatamente riconosciuto. Anche se vengono da una formazione spesso disorganica, la loro funzione è indispensabile per accompagnare minori e adolescenti nel loro percorso di crescita, sostenere le persone anziane, aiutare nell’integrazione sociale e lavorativa i detenuti, promuovere i diritti degli immigrati e dei rifugiati».

In buona sostanza, educatori e pedagogisti lamentano l’assenza di un chiaro percorso universitario e formativo (un'idea sarebbe la creazione di un'interfacoltà tra Medicina e Scienze della Formazione), il complesso e contraddittorio iter legislativo riguardante i titoli di studio, le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro e il mancato riconoscimento della loro professionalità, magari attraverso un albo. La confusione normativa crea un’anomala competizione con psicologi, assistenti sociali e insegnanti di sostegno, con sovrapposizioni di discipline e competenze

«Il risultato - scrive l’autrice della pdl Vanna Iori - è un ingente numero di professionisti educatori, laureati nel campo della formazione, oggi disoccupati o sotto-occupati, mentre la domanda educativa non viene adeguatamente soddisfatta e non sono garantiti standard di competenza e di preparazione professionale, a discapito dei minorenni e in particolare delle situazioni di maggiore fragilità sociale, culturale ed economica». La legge invece punta a individuare con esattezza i percorsi di studio, le competenze, i titoli, le abilitazioni e gli sbocchi occupazionali di educatori e pedagogisti.

«Chiediamo ai senatori di darci quello che ci spetta, che dovremmo avere già da tempo e che le altre categorie già hanno - dicono alcuni di loro -. Il nostro ruolo è quello di accompagnare i bambini nella crescita e nel loro sviluppo emotivo e personale. Stiamo lottando per l’approvazione della legge Iori perché la nostra professione venga riconosciuta a tutti gli effetti». «Siamo stanchi di essere denigrati - sottolinea un educatore, Antonio Di Lisi - e di dover sempre lottare per i nostri diritti. In quanto laureati abbiamo il diritto di esercitare la nostra professione».

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