Chiudi ✖
15

Omicidio Capo: Fabrizio Tre Re presunto complice
«Individuato ricostruendo il percorso della Smart»

Silvia Buffa

Cronaca – Fondamentali sono state le immagini immortalate dalle telecamere di videosorveglianza di più zone, che hanno fornito un nome e un volto all’uomo alla guida dell’auto. Il movente sarebbe da ricercare nella gestione di attività illecite. La dinamica dei fatti rivela la premeditazione dell’omicidio. Guarda le foto

Fabrizio Tre Re, classe 1990, pluripregiudicato e sorvegliato speciale: è lui l’altro uomo, il presunto complice del ventitreenne Calogero Piero Lo Presti, in carcere con l’accusa di essere il killer del fruttivendolo Andrea Cusimano, ucciso al Capo sabato 26 agosto in pieno giorno. Tre Re, arrestato nelle prime ore del mattino con l’accusa di concorso in omicidio, violazione della sorveglianza speciale e detenzione di arma da fuoco - quella usata per uccidere Cusimano - è lo zio materno del presunto assassino. «È stato arrestato perché siamo riusciti a ricostruire il percorso compiuto nei momenti precedenti fino all’omicidio e quello successivo della fuga», spiega il colonnello Antonio Di Stasio, comandante provinciale dei carabinieri di Palermo. «Il giorno del delitto si è dato prova di un perfetto controllo del territorio, grazie alle misure antiterrorismo che ci hanno permesso di essere presenti quel giorno e di evitare conseguenze gravi - precisa - Ogni cittadino può avere timore di riferire qualcosa, ma credo che questo muro di omertà prima o poi riusciamo a buttarlo giù. La partecipazione dei cittadini oggi è comunque maggiore».

Le indagini

Gli investigatori hanno ricostruito il percorso della Smart Forfour nera poco prima del delitto e durante la fuga: «Abbiamo sincronizzato tutti gli impianti di videosorveglianza grazie a un’applicazione che ci ha restituito le immagini in tempo reale», spiega il maggiore Dario Ferrara, comandante del nucleo investigativo dei carabinieri. La prima immagine catturata dalle telecamere della zona è quella delle ore 7.28. La ripresa mostra Tre Re e Lo Presti jr a bordo dell’auto in corso dei Mille, quasi all’incrocio con la via Lincoln. «Ipotizziamo che l'arma sia stata presa prima di questa immagine. Ma resta un’ipotesi - spiega il maggiore Ferrara - Non sappiamo esattamente il momento e il luogo in cui è stata presa questa pistola. Di sicuro sappiamo che dopo la lite delle 7.30 si allontanano per andarla a prendere, li vediamo in corso dei Mille, dopodiché li perdiamo ed è in quel frangente che prendono l'arma in un luogo che non abbiamo individuato». Un buco, quindi, nella ricostruzione del percorso effettuato avanti e indietro dai due presunti responsabili del delitto. Sempre in via Lincoln, le telecamere riprendono Tre Re scendere dalla Smart per entrare in un bar tabacchi, «immagini che hanno permesso la sua perfetta identificazione». Si trattiene all'interno un minuto e poi va via, risale in auto e percorre via Lincoln in direzione piazza Giulio Cesare. Poi ecco di nuovo la stessa Smart nera in via discesa dei Giovenchi, passando presumibilmente proprio per il comando provinciale dei carabinieri fino al luogo dell’omicidio.

«Tre Re parcheggia successivamente l'auto in doppia fila in via Volturno, sono circa le 8.05, e resta in attesa del ritorno di Lo Presti, nel frattempo sceso dal veicolo per uccidere Cusimano che, lo sappiamo dalle intercettazioni, appena ha visto la pistola ha spinto la madre contro le cassette della frutta per cercare di proteggerla». Il dopo è ormai storia nota: la vittima scappa all'interno del mercato, dove viene raggiunta da due colpi. Un proiettile lo colpisce alla schiena perforandogli il polmone, un secondo invece lo prende alla coscia. «I colpi sentiti, però, sono stati di più, quindi è un vero miracolo che non sia stato colpito qualcun altro», commenta ancora il maggiore Ferrara. Le fasi successive al delitto sono concitate: Lo Presti viene placcato da due agenti e arrestato, mentre il complice, rimasto in auto, inizia la sua fuga: percorre via Goethe fino a piazza Indipendenza, passando poi davanti al palazzo della Regione, percorrendo quindi corso Re Ruggero. Dopodiché svolta per via Ernesto Basile e da lì fa perdere le sue tracce.

Il movente

«È sicuramente legato a dissidi fra le due famiglie, quella dei Cusimano e quella dei Lo Presti, per la gestione di affari illeciti, sui quali sono ancora in corso degli accertamenti per individuarne con precisione la natura - spiega il colonello Di Stasio - Un interesse illecito probabilmente legato a Cosa nostra, per le modalità dell’omicidio ma anche per le finalità. Intanto, già la dinamica spiega la premeditazione». I fatti partono addirittura la sera prima, quando alla Vucciria Giovanni Lo Presti, padre del presunto killer, litiga in modo acceso col fratello della vittima, Francesco Paolo Cusimano. Quest’ultimo avrebbe dato uno schiaffo all’altro, fatto che potrebbe aver innescato i fatti del giorno successivo. Di buon mattino, infatti, i Lo Presti, padre e figlio, vanno al Capo per cercare Francesco Paolo e riprendere i fili della discussione iniziata la sera prima. Dietro alle cassette di frutta della sua bancarella, però, trovano solo il fratello Andrea. I toni si infiammano subito, scatta una seconda lite, che termina con una coltellata al volto del fruttivendolo che solo mezzora dopo sarà steso a terra da due proiettili. «La premeditazione sta nella condotta. Lo Presti non era armato già al momento della lite, non è stata una reazione d’impeto la sua - insiste il colonnello - È tornato indietro per prendere l’arma. L’omicidio non è stato deliberato da Cosa nostra, non è scaturito né dai latitanti né dagli ordini di qualche boss in carcere».

Le altre persone coinvolte nelle indagini

Questa notte, però, sono scattate anche altre tre misure cautelari: la prima contro l’84enne Teresa Pace, nonna della vittima, intercettata in carcere il 29 agosto durante un colloquio col figlio detenuto Silvio Bertolino, al quale la donna racconta la dinamica del delitto. Lei, dal terrazzo di casa sua che si affaccia proprio sull’ingresso del mercato, sente la lite fra il nipote e i Lo Presti. Vede anche la ferita al volto di Andrea, un’immagine questa che la fa scattare. Prende una pistola, che non è stata ritrovata, e si fa largo per raggiungere gli aggressori e vendicarsi, ma viene prontamente bloccata. Racconta anche che al momento degli spari sul posto ci sono ancora Giovanni Lo Presti Giuseppe Di Salvo, proprietario del bar a fianco di Porta Carini, anche loro raggiunti da un avviso di garanzia per favoreggiamento aggravato. Lo Presti senior avrebbe disarmato subito il figlio, affidando la pistola, ritrovata poco dopo nascosta all’interno del mercato, al commerciante.