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Bagheria, clinica Villa Santa Teresa passa a Regione
«Lo Stato gestisce i beni molto meglio della mafia»

Il bene, confiscato all’ex imprenditore palermitano Michele Aiello condannato per associazione mafiosa nel processo Talpe alla Dda, sarà utilizzato per finalità mediche, con l’obiettivo di diventare presto un polo d’eccellenza. Per l'assessore Gucciardi si tratta di «un atto simbolico di altissimo valore»

Silvia Buffa

«Abbiamo dimostrato che la confisca dei beni alla mafia da parte degli enti pubblici funziona molto meglio rispetto alla gestione da parte della mafia stessa. Lo Stato e tutte le istituzioni che lo rappresentano hanno vinto». Lo afferma con fierezza Baldo Gucciardi, assessore regionale alla Salute. Da ieri la clinica Villa Santa Teresa a Bagheria è diventata di proprietà della Regione, dopo il voto finale dell’Ars, che ha approvato definitivamente la proposta del governo che consente alla Regione Siciliana di utilizzare il bene per finalità sanitarie, con l’obiettivo finale di renderlo un’eccellenza. «Questo passaggio di proprietà rappresenta anche un atto di altissimo valore simbolico - dice ancora l’assessore Gucciardi - perché restituisce ai cittadini siciliani un bene confiscato alla mafia».

La villa apparteneva a Michele Aiello, un ex imprenditore palermitano operante nel campo dell’edilizia e della sanità. Viene condannato per associazione mafiosa nel processo Talpe alla Dda e considerato un prestanome di Bernardo Provenzano. Insieme a lui, nello stesso processo, vengono condannati anche l’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro e i marescialli Giuseppe Ciuro e Giorgio Riolo. Nessun sospetto su di lui sino al 15 gennaio ’93, per tutti i palermitani, ma non solo, una data storica: quella dell’arresto di Totò Riina. In quell’occasione gli agenti che perquisiscono il capo dei capi gli trovano addosso numerosi pizzini: «Altofonte vicino cava Buttitti strada interpoderale. Ing. Aiello». È questo quello che incrimina l’imprenditore, il tassello che per la prima volta fa giungere a lui. Al pizzino, poi, si aggiungeranno nel tempo anche le dichiarazioni dei pentiti Nino Giuffrè e Angelo Siino.

Era, all’epoca, la persona perfetta per gli affari di Cosa nostra. Uno con la faccia pulita e una buona reputazione alla spalle, un astro nascente a Bagheria, dove gestiva molti affari. Presto, in mezzo ai normali dipendenti, finiscono nel suo libro paga alcuni parenti eccellenti, persone sospettate di essere in odor di mafia o che addirittura avevano già ricevuto condanne per associazione mafiosa. C’è Pietro Scaduto, ad esempio, ritenuto già membro della famiglia mafiosa di Bagheria. C’è anche una certa Paola Mesi, sorella della più nota Maria Mesi, passata agli onori delle cronache per essere stata l’amante segreta del boss ancora latitante Matteo Messina Denaro. È proprio la sanità il settore grazie al quale Aiello riesce a intascare più soldi.

La sua scalata inizia nel 1996 con l’acquisizione dell’azienda Diagnostica per immagini srl, quella che nel tempo diventerà proprio villa Santa Teresa, specializzata in esami diagnostici che si avvalgono di importanti strumenti di alta tecnologia. La sua ascesa imprenditoriale, a braccetto con la mafia con la quale fa affari, termina all’alba del 5 novembre 2003, quando viene arrestato. Il sequestro dei suoi beni ammonta a circa 800 milioni di euro. Tra questi c’è proprio la villa che, nelle prossime settimane, sarà definitivamente acquisita dalla Regione e che ospita già, oltre ai servizi di diagnostica per immagini e la radioterapia, il polo dell’Irccs Rizzoli di Bologna.

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