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Foto di: Gino Di Leo

Corleone, il più grande incendio in 30 anni
«Ho pianto di fronte a tanta devastazione»

Gabriele Ruggieri

Cronaca – Decine di ettari di bosco andati in fumo, punti naturalistici di grande valore spazzati via di fronte all'impotenza dei Forestali, con pochi mezzi e costretti a fare fronte ai numerosi focolai che per tre giorni divampavano in zone diverse. «Siamo arrivati al massimo del peggio. Il fumo l'apocalisse, il terrore. È terrorismo ambientale»

Quando anche dell'ultimo focolaio rimane solo il fumo tra la cenere sono le 19.48. Ci sono voluti tre giorni per spegnere il più vasto incendio che il Corleonese ricordi da 30 anni a questa parte. Gli uomini della Forestale e i volontari impegnati senza sosta sono allo stremo delle forze. Calata l'adrenalina data dallo stato di emergenza e dalla necessità di fare presto, restano solo tanta tristezza e rabbia. Rabbia per quel fuoco che, domato un fronte, divampava su un altro. «Non ho mai visto nulla di simile - si sfoga sui social Gino Di Leo, ispettore della Forestale, corleonese - Siamo arrivati al massimo del peggio. Il fumo l'apocalisse, il terrore - continua - Il terrorismo ambientale che avanza e che divora in pochi minuti tutto e tutti, e noi impotenti con gli occhi pieni di lacrime non per il fumo ma perché una parte di te non c'è più, è li a bruciare. E noi a guardare per mancanza di mezzi».

Ancora non è stata fatta una stima ufficiale dei danni, troppo presto, ma il bilancio si preannuncia pesantissimo. «Siamo al controllo di tutti i mezzi e personale coinvolto - spiega Di Leo a MeridioNews - per la valutazione della zona percorsa passeranno un po' di giorni, anche perché va effettuato in tutto il perimetro con gps alla mano». Un incendio per chi come lui è innamorato del proprio territorio, molto apprezzate sono le sue tante fotografie degli scorci naturalistici del Corleonese, è una ferita che difficilmente si rimarginerà. «Dopo circa 28 anni di servizio in questa zona - continua - non è bello vedere questo disastro. Non nascondo che c'è stato un momento in cui ho pianto. La parte di Campofiorito, Parrina, era un bosco di roverella e leccio tutto naturale, bellissimo anche il sottobosco: se non ricordo male sono circa 60 ettari». 

Una lotta impari, quella delle persone impegnate a combattere le fiamme - di probabile origine dolosa - con pochi mezzi a disposizione, mentre i focolai non facevano che nascere in posti anche lontani tra loro, rendendo ancora più difficile il lavoro dei soccorritori. Sopraffatti, alla fine, dal senso di impotenza. E l'estate, con tutti i rischi di incendio ancora connessi, non è ancora finita.