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I 70 anni di Orlando, ecco cosa si è detto del sinnaco
Da «professionista antimafia» ad «anomalia politica»

Compie gli anni l'eterno primo cittadino, in sella a Palazzo delle Aquile dal 1985. Una figura polarizzante, capace di attirare consensi da stadio e aspre critiche. Giampaolo Pansa di lui disse: «Attenti alla gelosia dei vecchi che vogliono morire governando». Per Moni Ovadia «non ha eguali nel nostro Paese e in Europa»  

Andrea Turco

Foto di: MeridioNews

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Nell'Italia dove gli operai non vedono l'ora di godersi la pensione e i nati dagli anni '80 in poi sanno che non la vedranno mai una pensione c'è un settantenne, a Palermo, che proprio non vuol saperne di riposarsi. Non è uno qualunque: si chiama Leoluca Orlando, è il sinnaco di Palermo, ed è nato il primo agosto del 1947. Nell'ultimo mese di campagna elettorale, prima di essere eletto alla guida di Palazzo delle Aquile per la quinta volta dal 1985si è contraddistinto per un iperattivismo da fare invidia al più energico dei ventenni: inaugurazioni, mostre, dibattiti, aperture di cantieri, consegne dei lavori, spesso nell'arco di poche ore, coi cronisti che faticavano a stargli dietro. Dell'uomo, in quarant'anni di esperienza politica (esordì come consigliere giuridico del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella), si è detto di tutto: d'altra parte una figura polarizzante come quella di Orlando sembra fatta apposta per attirare consensi da stadio e aspre critiche. Si sa che Orlando è allergico alle perplessità (Daniele Luttazzi di lui direbbe che «è più suscettibile di un campo minato») e molto sensibile agli elogi. Partiamo dunque da coloro che gli sono stati, almeno in un'occasione, avversi.

La più celebre polemica, citata migliaia di volte e molte di queste a sproposito, è quella che lo scrittore Leonardo Sciascia inscenò sul Corriere della sera, in un articolo passato alla storia come quello che coniò l'espressione dei professionisti dell'antimafia: «Prendiamo, per esempio, un sindaco che per sentimento o per calcolo cominci ad esibirsi - in interviste televisive e scolastiche, in convegni, conferenze e cortei - come antimafioso: anche se dedicherà tutto il suo tempo a queste esibizioni e non ne troverà mai per occuparsi dei problemi del paese o della città che amministra (che sono tanti, in ogni paese, in ogni città: dall'acqua che manca all'immondizia che abbonda), si può considerare come in una botte di ferro». Ci andò più duro l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, all'epoca in cui fu definito il picconatore della Prima Repubblica: «È un ragazzo intemperante che ha danneggiato la lotta contro la mafia». Il giornalista Giampaolo Pansa, che ha sempre riconosciuto ad Orlando di aver traghettato Palermo oltre la palude degli anni '80, per lui rispolverò un detto di Beniamino Andreatta: «Attenti alla gelosia dei vecchi che vogliono morire governando». Ancora più al vetriolo le pagine che gli riservò un altro giornalista, Alfio Caruso, che nel ricordare l'autocandidatura del 2012 scrisse: «Per i tipi come lui la democrazia va bene solo in caso di vittoria». 

Altri cronisti, in tempi più recenti, hanno invece optato per un vero e proprio endorsement: Attilio Bolzoni, Sandra Bonsanti, Pier Vittorio Buffa, Pietro Calderoni, Maurizio Chierici, Carmine Fotia, Francesco La Licata, Riccardo Orioles, Antonio Roccuzzo, Guido Ruotolo, Sandro Ruotolo, Maurizio Torrealta. Tutti insieme hanno sostenuto che «dal 1987, grazie al ruolo di Leoluca Orlando, abbiamo potuto raccontare non solo eventi tragici, stragi, omicidi, processi. Ma anche la nascita quotidiana di speranze, progetti, conquiste civili». È risaputo che Orlando piaccia molto poi ad artisti e intellettuali, che alle ultime due candidature - coronate poi da roboanti successi - gli hanno dedicato appelli al voto e mielose parole, sottolineando «l'anomalia politica che ha reso Palermo Capitale della cultura e dell'accoglienza». La fotografa Letizia Battaglia, che per un periodo fu pure assessora in una giunta Orlando, per lui ha recentemente ribadito «il massimo della stima». Mentre l'autore e regista teatrale Moni Ovadia ha affermato di vedere nell'uomo politico «una figura istituzionale che non ha eguali nel nostro Paese e in Europa, credo non ci sia scelta più lungimirante, forte e significativa per caratura culturale». I recenti apprezzamenti del Guardian, della Sorbona di Parigi e dell'Hs.fi - Helsingin Sanomat (il principale quotidiano finlandese) hanno ricordato come Orlando venga stimato molto anche al di fuori della Sicilia e dell'Italia

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