Palermo Pride, anche Crocetta alla presentazione
«Perché essere gay deve essere atto di coraggio?»

Antonella Lombardi

Cronaca – Il governatore, ospite della cerimonia per il lancio dell'evento al teatro Massimo, ha anche mostrato un video dal proprio telefono cellulare con un estratto di un film su Oscar Wilde ed è tornato sui recenti fatti che hanno scosso la giunta regionale: «Le parole del mio assessore sono uno spaccato di come la pensano gli altri». Guarda il video

«Ma perché essere omosessuali deve essere un atto di coraggio e non una scelta di normalità? Le vicende di questi giorni rispetto agli sproloqui del mio assessore la dicono lunga». Sono queste le parole del governatore Rosario Crocetta, intervenendo alla conferenza stampa del Palermo Pride al teatro Massimo. Il riferimento, senza nominarlo, è all'ex assessore Giovanni Pistorio, al centro di recenti polemiche per alcune dichiarazioni sul governatore. 

«Avere una legge sul reato di omofobia - aggiunge Crocetta - significa mettere un confine per evitare che altri invadano la libertà degli altri. Il tema non riguarda solo le aggressioni fisiche ricevute dagli omosessuali. Ieri dalla delegazione ufficiale olandese in visita a Palermo un membro dello staff ci ha confessato di avere paura per il proprio fratello omosessuale e questa paura viene da chi vive in uno dei Paesi più avanzati in tema di tutela dei diritti civili. Molti non riescono a comprendere veramente cosa sia questa paura». 

«Ma perché - Tornato a chiedersi il presidente della Regione Siciliana - essere omosessuali deve essere un atto di coraggio e non una scelta di normalità? Non possiamo dire di essere in una situazione di normalità fino a quando le nostre scelte creano sbigottimento o provocano scandalo. Le vicende di questi giorni rispetto agli sproloqui del mio assessore la dicono lunga, perché sono uno squarcio su ciò che pensano gli altri». Il governatore ha poi mostrato durante la conferenza stampa un filmato dal suo telefonino tratto da un film su Oscar Wilde riguardo l'amore «che non osa pronunciare il suo nome».