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Caso Biondo, Procura con le mani legate
«Se archiviano disposti a fare la guerra»

Silvia Buffa

Cronaca – I magistrati di Roma non hanno potuto mettere mano al fascicolo del caso. Mentre a Palermo la situazione è in stallo, è spuntata l’ipotesi dell’archiviazione. Intanto i familiari hanno presentato istanza di avocazione alla Procura generale. La madre: «I giochi sono ancora aperti»

«Vogliono archiviare? Lo facciano pure, ma come omicidio e ribadendo che la Spagna non è stata collaborativa». È su tutte le furie Santina D’Alessandro, madre di Mario Biondo, il cameraman palermitano trovato impiccato nel suo appartamento di Madrid il 30 maggio 2013. Ad agitarla è la notizia diffusa ieri che il fascicolo relativo alla morte del figlio sarebbe passato per le mani della Procura di Roma, che però lo ha rispedito al mittente dichiarando l’impossibilità a procedere. «Abbiamo scoperto solo per puro caso il 19 febbraio scorso che il fascicolo non si trovava più a Palermo - racconta a MeridioNews - Di conseguenza abbiamo assunto un legale della capitale, Serena Gasperini». Dopo solo poche settimane però i blocchi che compongono il fascicolo, giunti in due spedizioni distinte, vengono messi da parte: il caso infatti non rientra nella nuova norma che assegna ai magistrati della Capitale la competenza sui reati commessi ai danni di un italiano all'estero.

Al comma tre è specificato che la legge, datata 2016, non è retroattiva, ecco perché questo caso avvenuto nel 2013 non rientra nelle loro competenze e il fascicolo torna indietro. «E noi di questo siamo molto amareggiati, perché i pm palermitani hanno perso tempo per dare risposte alle nostre relazioni, sarebbe stato opportuno invece che loro nominassero un perito super partes che mettesse a confronto una volta e per tutte le perizie fatte finora, sia quelle dei nostri periti che quelle del professore Procaccianti - insiste la madre - La sensazione, purtroppo, che si insinua è quella che dopo anni di fascicolo aperto e zero passi avanti abbiano voluto inviare tutto a Roma per lavarsene le mani». Col pm Geri Ferrara, impegnato sul caso insieme al collega Claudio Camilleri, c’è stato un incontro solo pochi mesi fa e il punto è sempre lo stesso: non avendo le mappature delle celle telefoniche, ancora non concesse dalla Spagna, i magistrati sono impossibilitati a posizionare con certezza qualcuno sul posto. La Procura di Palermo appare quindi con le mani legate. «Eppure noi abbiamo fornito moltissimo materiale, non solo le tre relazioni», continua.

«A gennaio abbiamo finalmente ricevuto le foto del corpo di mio figlio al momento del ritrovamento e sono state molto incisive, perché secondo altri periti hanno permesso di dimostrare la tesi dell’omicidio». Il perito nominato dal tribunale Paolo Procaccianti, nonostante le nuove foto che neppure nomina nella sua relazione finale, resta fedele alla tesi spagnola del suicidio. «Sono in tutto tre ormai le relazioni e i pareri che abbiamo raccolto», precisa Santina: a quella del professore Milone (nominato dalla famiglia), infatti, si aggiungono quella del medico legale Corrado Cugno e dell’esperto antropometrico Maurizio Cusimano che confermano l’omicidio. «Il 14 giugno scorso abbiamo depositato queste relazioni alla Procura di Palermo, ma di fatto sono rimaste lì sul tavolo, mentre il nostro avvocato Carmelita Morreale presenta memorie su memorie».

Ottengono e depostiano anche i video del secondo interrogatorio del cugino della vedova Raquel Sanchez Silva, sentito a suo tempo dagli inquirenti spagnoli, evidenziandone le incongurenze. «Ma dalla Procura ancora silenzio», dice la madre, che precisa: «Posso anche passare oltre la questione dell’archiviazione, ma vorrei che fosse chiuso tutto come omicidio, non certo come suicidio. Abbiamo intuito che non c’è molto da fare, abbiamo trovato troppi muri di gomma, però ripeto che dovrà essere archiviato come omicidio, altrimenti faccio scoppiare una guerra». Le lungaggini dell’inchiesta e l’operato dei pm palermitani giudicato lacunoso dai familiari li ha convinti a presentare il 5 aprile istanza di avocazione alla Procura generale, in modo che il fascicolo venga tolto ai pm attualmente impegnati col caso. «I giochi sono ancora aperti», conclude Santina.