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Una storia semplice, la proiezione al cineteatro Colosseum
«Annarita Sidoti era un riferimento, la Del Piero dell’atletica»

Luca Di Noto

Sport – Il 29 marzo sarà proiettato al cinema Colosseum il documentario sull’ex marciatrice, scomparsa nel 2015 dopo una lunga malattia. L’ex marciatore rilancia un’idea: «Mi piacerebbe una sua distribuzione attraverso le televisioni, è importante che sia fruibile dai giovani. Perché non creare prodotti editoriali come per danza e ginnastica?»

«Annarita è sempre stata un ottimo punto di riferimento, credo sia stata anche portabandiera nei campionati di atletica. Questo a dimostrazione che è stata una valida capitana di vita e di sport. È anche stata sempre leale e corretta con le sue compagne di allenamento, quindi è anche ambasciatrice del fair play. Potremmo dire che era un po’ la Del Piero dell’atletica». L’ex marciatore palermitano Nicola Torregrossa usa un paragone non da poco per descrivere a MeridioNews Annarita Sidoti, la marciatrice di Gioiosa Marea scomparsa nel 2015 dopo una lunga malattia. «Era una persona molto generosa e umile. Io la conosco dagli allenamenti e poi ho letto qualcosa di quando è stata assessora del suo Comune. Sul piano tecnico-sportivo è stata sicuramente una grande atleta». Ad Annarita Sidoti è stato dedicato un docufilm dal titolo Una storia semplice che questo mese arriverà in Sicilia con cinque proiezioni al cinema, tra cui quella di Palermo in programma il 29 marzo al cineteatro Colosseum (Qui è possibile prenotare un posto per l'evento). A moderare i dibattiti sarà MeridioNews e tra gli ospiti sarà presente proprio Nicola Torregrossa: «Sono molto curioso di vedere il documentario. So che all’evento sarà presente l’allenatore di Annarita, il professore Coletta e i suoi ex compagni di allenamento. Mi aspetto di rivivere le belle emozioni di quando ero giovane anch’io, perché si parla comunque di più di vent’anni fa. Poi mi auguro che venga fuori anche una bella immagine del territorio siciliano, dove lei si allenava».

La speranza dell’ex marciatore è che questo documentario non si fermi alle proiezioni al cinema: «Mi piacerebbe che questo documentario potesse essere distribuito attraverso le televisioni oppure altre piattaforme tipo quella dell’online. L’importante è che sia fruibile soprattutto dai più giovani». Il motivo è presto detto, anche perché tutto ciò aiuterebbe l’intero movimento dell’atletica leggera: «Documentari e docu-fiction – continua Torregrossa – fanno solo bene a quella che è la nostra disciplina, cosa che purtroppo l’attuale Comitato Regionale della Federazione non vuole capire. Aspetteremo anni migliori, parlo con consapevolezza perché altre discipline come danza, ballo e ginnastica hanno le loro finestre, addirittura in qualche caso con spettacoli in prima serata». L’ex marciatore a questo punto rilancia, traendo spunto proprio da altre discipline: «Non capisco perché per l’atletica, con tutti i testimonial che si potrebbero avere, ad esempio Manuela Levorato ed Andrew Howe, non si facciano prodotti editoriali o di contenuto per la tv, anche per avvicinare i giovani a questa disciplina». Per quanto riguarda la diffusione del docufilm, un’idea potrebbe essere anche quella di distribuirlo nelle scuole: «Sono favorevolissimo anche a questo aspetto. Tra l’altro io sono anche un produttore cinematografico, quindi mi occupo da vicino anche di queste cose».

Ma per quel che riguarda lo stato dell’atletica leggera, in che condizioni versa attualmente questa disciplina in Sicilia? «Per quanto riguarda il piano squisitamente tecnico, la Sicilia non è messa malissimo, ci sono diversi atleti di un certo spessore. Il movimento però non è per niente florido: c’è troppo desiderio di arrivare subito al risultato e si guarda poco alla diffusione per il benessere della disciplina. Le Federazioni vogliono fare medaglie, ma non è detto che non si possa fare anche promozione sportiva e quindi aumentare anche il numero di atleti». Uno dei problemi più grandi è sicuramente la fatiscenza degli impianti, ma siamo sicuri che impianti nuovi e confortevoli possano garantire maggiore attrazione all’atletica leggera? La risposta dell’ex marciatore non lascia spazio a dubbi: «Nì: per avere attrazione nell’ambito dell’atletica ci vuole innanzitutto passione. Alcuni atleti si allenano sull’asfalto e senza impianti, eppure poi vanno in Nazionale e fanno risultati. Gli impianti sono lo zucchero che non guasta bevanda. Se ci sono ovviamente aiutano, ma se manca la componente tecnica – conclude Torregrossa – difficilmente si raggiungono risultati. Lo stadio delle Palme, ad esempio, non è che sia così pieno di atleti che corrono».