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Comunali, Spallitta presenta il programma 
«Spazi pubblici gratuiti alle associazioni»

Andrea Turco

Politica – Anche per la vicepresidente del consiglio comunale giunge il momento di illustrare le proposte con le quali si candida alle elezioni amministrative. La priorità è il lavoro, poi «servono parchi e giardini», «ridurre la pressione fiscale» e «offrire bellezza». Con una particolare attenzione verso gli ultimi

La parola chiave è «strutturale»: all'incontro di ieri con le associazioni della città Nadia Spallitta ripete più volte questo concetto. Insieme all'assenza di lavoro che, per la vicepresidente del consiglio comunale e candidata alla guida della città, è «il problema principale per la città di Palermo: la realtà è depressa, sia adulti che ragazzi sono costretti a stipendi che non consentono loro dignità e libertà». Lo spazio Magneti Cowork di via Amari ha accolto il confronto tra la lista civica Palermo città futura e decine di esponenti del volontariato e del terzo settore palermitano, nel quale Spallitta ha avuto modo di esporre una bozza del programma che «manderò poi a ciascuno di voi per accogliere suggerimenti, critiche e proposte».

Si parte dunque dal lavoro, il tema che più sta a cuore all'avvocatessa perché «14mila giovani sono stati costretti a lasciare Palermo l'anno scorso, la percentuale massima di disoccupati poi è tra le donne». Non è mancato il riferimento alle società partecipate dal Comune che «costano molto, dai 350 ai 400 milioni di euro, e offrono servizi non adeguati». Il lavoro dell'attuale amministrazione non è tutto da buttare per Spallitta, «si tratta di una giunta illuminata con buoni propositi ma mai attuati». L'esempio più lampante è «nelle politiche urbanistiche» dove, nonostante gli sforzi, «le periferie rimangono brutte e il centro storico, tranne alcune parti, è degradato». 

Per l'esponente politica «servono parchi e giardini, da sempre invece Palermo ha avuto piani regolatori dove poi a incidere sono state le varianti urbanistiche, sempre a norma di legge sia chiaro ma in ogni caso senza progettazione. Noi dobbiamo offrire bellezza. Per i prossimi cinque anni per Palermo sono previsti 900 milioni di euro, che possono dare strutture importanti alla città». Tra i progetti possibili da avviare «il recupero della Fiera del Mediterraneo», «la costruzione di un centro congressi», «un auditorium per i tanti musicisti della città, da realizzare con una convenzione pubblico-privato». 

E proprio alle imprese, specie a «»quelle in crisi e all'artigianato che sta scomparendo», si rivolge Spallitta quando propone «di ridurre la pressione fiscale. È incostituzionale andare oltre l'effettiva capacità contributiva, ci sono punto del 70 per cento di tasse sugli incassi». Spazio anche alle associazioni, alle quali «io vorrei destinare gratuitamente gli spazi comunali, ce ne sono circa mille - tolti quelli da destinare all'esigenza abitativa - e così facendo non si reca danno all'erario perchè sono al momento inutilizzati».  Mentre per il disagio abitativo la candidata afferma che «le famiglie senza casa sono 1800, ciò vuol dire che negli ultimi quattro anni si sono triplicate, io penso che sui beni confiscati si potrebbero fare convenzioni per destinarli in parte a loro. Non possiamo dirci società civile se non guardiamo agli ultimi».

Tra i candidati alla carica di sindaco, tolto per forza di cose il reggente Orlando, Spallitta è forse colei che più conosce dall'interno la macchina amministrativa. Per questo motivo cita l'assenza al Comune della «figura dello psicologo, ed è assurdo di fronte a più di 20mila dipendenti. In generale mancano figure professionali adeguate. C'è poi un problema sicurezza: la città non è illuminata, c'è un vuoto d'organico di oltre 1000 agenti di polizia municipale. E mancano altri servizi essenziali di cui poco di parla, come il basso tasso di alfabetizzazione: solo il 40 per cento dei ragazzi e delle ragazze raggiunge il diploma, bisogna avviare una seria lotta all'evasione scolastica, è evidente che c'è un problema se abbiamo una palestra ogni 400 alunni e un laboratorio ogni 300 alunni».