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Unicredit, filiali chiuse e piano esuberi che non piace
Cisl: «Colpa dei crediti non riscossi, non dei lavoratori»

Manlio Melluso

Economia – Secondo uno studio del sindacato i non performing loan ammontano in Italia a 200 miliardi contro i 13 da addebitare al personale. Il neo segretario del sindacato dei bancari Sidoti: «Costretti a concentrarci sulla riduzione dell'impatto negativo delle ristrutturazioni aziendali e a trascurare il rilancio della banca»

«La crisi del sistema bancario non è determinata dalle spese per il personale, ma è da rintracciare nei crediti deteriorati, che in Italia ammontano a 200 miliardi a fronte dei soli 13 da addebitare al costo del lavoro. Nemmeno se fossero licenziati tutti i bancari d'Italia si risolverebbe il problema, che in percentuale è quantificabile in meno del 7 per cento». Il dato che snocciola il neo segretario della First Cisl di Palermo Fabio Sidoti riguarda l'intero panorama nazionale bancario, ma è di grande attualità a Palermo. In base al piano di uscite volontarie, infatti, si potrebbe determinare la chiusura di alcune delle 360 filiali in Sicilia, e in via prioritaria di quelle nei grandi centri, come appunto il capoluogo siciliano, dove se ne contano 79 (129 incluse quelle della provincia). 

«Questa degli esuberi in città - dice - è una piaga che siamo costretti a gestire e che ci costringe a concentrarci sulla riduzione dell'impatto negativo delle ristrutturazioni aziendali sulla forza lavoro, invece di pensare a rilanciare la banca. Quello di Unicredit è un piano che prevede un numero di uscite non indifferente e quindi un impoverimento dei valori professionali che l'azienda ha finora sviluppato nel nostro territorio. Per questo il nostro impegno non può che essere maggiore per cercare di fare delle proposte alternative alle aziende». 

Dopo aver dipinto il quadro generale della situazione, il sindacalista approfondisce la questione e argomenta la sua tesi sulla crisi del sistema bancario: «I crediti deteriorati stanno erodendo ogni possibilità di guadagno da parte delle banche, che non sono delle Onlus. Purtroppo questo è un fatto che non si riesce a far combaciare con le tesi delle aziende di questo momento, ammesso che le abbiano. Stanno seguendo la strada più semplice, che non ci sembra quella più efficace. Insomma - compendia il sindacalista - nasce tutto da un modo sbagliato di affrontare i problemi che sta vivendo il sistema bancario».

Componente del direttivo territoriale First e consigliere regionale First, Sidoti succede a Pietro Cucuzza, ed è stato eletto durante il congresso al Mondello Palace di Palermo, alla presenza dei vertici provinciali, regionali e nazionali. Faranno parte della sua segreteria anche Giovanna Batia, Filippo Milazzo, Luigi Gerbino e Biagio Favarò. «Da tempo - ha detto a margine del discorso di insediamento alla segreteria - il nostro sindacato chiede a gran voce di separare la vocazione sociale da quella meramente finanziaria assunta dalle banche, che permetterebbe al tessuto economico di riprendersi e riqualificarsi, ancora di più nel nostro territorio, dove le criticità sono più marcate per le depresse condizioni economiche, produttive, logistiche di cui soffriamo anche per colpa di una politica priva di prospettive».