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Foto di: Filippo Mancuso

Lisca Bianca in corsa per il premio Velista dell’anno
Candidati anche migranti ed ex ragazzi del Malaspina

Silvia Buffa

Costume e società – La storica imbarcazione con cui i coniugi Albeggiani fecero il giro del mondo negli anni ’80, dopo vent’anni di abbandono e un restauro di tre anni che l’ha riportata in mare, è candidata al prestigioso premio. Il motivo è il progetto di inclusione sociale alla base del suo recupero

Lisca Bianca, la storica imbarcazione con la quale i coniugi Albeggiani, Sergio e Licia, fecero il giro del mondo fra il 1984 e il 1987, supera la prima scrematura e rientra fra i 50 selezionati degli iniziali 100 partecipanti al premio Velista dell’anno, organizzato dalla rivista il Giornale della Vela. Ogni febbraio vengono nominati 100 tra velisti, progettisti, armatori, marinai e atleti: con un sistema di voti raccolti in rete, in tre fasi eliminatorie si passa a 50, poi 25, poi 5 finalisti. Tra questi, la giuria tecnica assegna i 5 premi finali. Il veliero, un Carol Ketch di 11 metri, ha ricevuto dagli utenti del web 683 voti, piazzandosi al quinto posto e rientrando a pieno titolo nella rosa dei 50 che si giocheranno la vittoria finale. La seconda fase di selezione si aprirà il 3 marzo, basandosi ancora una volta sul parere dei lettori. «Sarebbe sbagliato fare un nome soltanto, così abbiamo deciso di candidare tutti i membri del progetto Lisca Bianca, tramite il quale è tornata a vivere, dopo un certosino restauro», si legge tra le motivazioni che hanno spinto la rivista a inserirla fra i candidati in corsa per il premio.

Il ritrovamento dell’imbarcazione nel 2013 in un cantiere di Romagnolo si deve a Elio Lo Cascio e Francesco Belvisi, rispettivamente il coordinatore generale e presidente dell’associazione Lisca Bianca, nata in seguito al ritrovamento, e il curatore della parte tecnica in quanto designer e progettista navale. Da quel momento è nato il progetto di recupero, volto a far tornare il veliero in mare per avventure di turismo solidale e attività di vela sostenibile. A lavorare ininterrottamente per realizzare questo progetto di inclusione sociale fino al varo definitivo del luglio scorso sono stati i ragazzi del carcere minorile Malaspina, tre giovani richiedenti asilo, un gruppo della Comunità di recupero Sant'Onofrio e cinque assistiti Inail. Dopo vent'anni di abbandono, Lisca Bianca è tornata in mare. «Essere scelti rappresenta una grandissima emozione, perché concorriamo insieme a velisti di fama mondiale e che hanno fatto la storia della vela, compiendo imprese con barche innovative e mettendosi alla prova di fronte a situazioni estreme», racconta Lo Cascio a MeridioNews.

«Sembra quasi strano, perché nel nostro caso non si tratta di un singolo velista che potrebbe essere premiato per le sue doti atletiche, ma di una barca con tutto il suo team, l’equipaggio intero», spiega il presidente dell'associazione. La vela, quindi, come simbolo di un’impresa collettiva, un sogno che si può realizzare grazie al fatto che più persone ci hanno creduto, affrontando giorno per giorno non poche difficoltà fino a riportare la barca a mare. Un riconoscimento, in caso di esito positivo, importante soprattutto per le tante persone che prima di Lisca Bianca non avevano mai avuto a che fare con la navigazione né con progetti di questa portata. «L’impresa l’abbiamo fatta tutti insieme ed è atipico quanto straordinario il fatto che gente che non è mai andata in barca a vela vinca questo premio proprio perché ha creduto nella storia di questo veliero - continua Lo Cascio - e nel valore sociale del progetto e dell’impegno richiesto».