Rinasce lo storico pastificio Tomasello
Imprenditori nordafricani pronti a investire

Redazione

Cronaca – L’annuncio arriva oggi da una delegazione tunisina, a Palazzo d'Orleans, alla presenza del governatore Rosario Crocetta. La trattativa per l’azienda fallita nel 2014 è in corso e prevede l'assorbimento dei 56 lavoratori in mobilità

Chiuso da oltre due anni Tomasello, lo storico pastificio alle porte di Palermo, a breve potrebbe risorgere grazie a imprenditori nordafricani pronti a investire nel turismo e nell'agroalimentare in Sicilia. L’annuncio arriva oggi da una delegazione tunisina, a Palazzo d'Orleans, alla presenza del governatore Rosario Crocetta, che ha convocato oggi pomeriggio la stampa. Nel caso dell'azienda creata nel 1910, sono coinvolti due imprenditori tunisini e uno libico che oggi hanno incontrato la proprietà dell'azienda che ha chiuso a fine 2014 per l'aggravarsi dei conti e il successivo fallimento. La trattativa per l’azienda di Casteldaccia, che ha prodotto pasta con un proprio brand e per grossi marchi, è in corso e prevede l'assorbimento dei 56 lavoratori posti in mobilità.

«Gli imprenditori tunisini che sono qui - ha detto Crocetta - hanno acquistato una struttura alberghiera a Palermo e una a Sciacca, e il pastificio per produrre pasta siciliana da esportare in tutto il mondo. Non è la prima volta che imprenditori tunisini cercano interlocutori per investire in Sicilia - ha sottolineato il governatore che si è sempre speso per incentivare e rafforzare gli scambi con questi Paesi -. Parliamo di una Tunisia che diventa dinamica e vuole investire in diversi settori: nell'agroalimentare, nel commercio e nel turismo».

Al momento sono tre gli imprenditori interessati al pastificio Tomasello, la delegazione composta da due tunisini e un libico ha fissato un incontro con i legali del pastificio, ma ancora «non sappiamo chi dei tre sarà ad acquistarlo». A rivelarlo Mohsen Marzouk, capo della delegazione di imprenditori tunisini in visita nell'Isola in conferenza stampa a Palazzo d'Orleans. «Quello che sappiamo è che sarà una produzione destinata all'esportazione - ha aggiunto - e gli imprenditori hanno chiesto che i lavoratori siano assorbiti. Hanno un mercato molto vasto in Africa».