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Via Libertà, la pista ciclabile della discordia
«Serve solo a mettere contro bici e pedoni»

Gabriele Ruggieri

Cronaca – Non è ancora stata inaugurata eppure la nuova corsia fa già molto discutere. A parlarne è Chiara Minì, di Social Bike, che ha percorso il tratto delimitato da due strisce bianche. «La bicicletta non è un mezzo domenicale, non devo passare il tempo a chiedere alla gente di spostarsi». Guarda il video

È stata disegnata in una notte, ma è come se fosse stata lì da sempre. La nuova pista ciclabile in via Libertà ricalca le linee di quella che fu la tanto contestata corsia delle biciclette voluta dall'amministrazione Cammarata. Non è stata ancora inaugurata ufficialmente, ma sono tante già le discussioni a riguardo. E se la pista ciclabile dipinta sul marciapiede del salotto del capoluogo dalla precedente amministrazione andava dritta per la sua strada, attraversando pali ed edicole, questa è più flessibile e in certi punti, come l'incrocio di piazza Croci, si snoda sinuosa tra lampioni e segnaletica stradale. 

«Ho chiacchierato con diverse persone» racconta a MeridioNews Chiara Minì di Social Bike e membro Fiab, che con biciclette e turisti lavora quotidianamente. «Ovviamente ogni volta che si parla di mobilità a Palermo si finisce col fare il paragone con le capitali europee. È vero, ci sono altre piste ciclabili del genere, ma si trovano alla fine del marciapiede, secondo normativa, a ridosso della sede stradale, non al centro come in questo caso». Per non parlare del modo in cui nottetempo la pista è stata costruita «Basta una striscia bianca e il Comune si può vantare di un chilometro e mezzo di pista ciclabile in più. Non funziona così». Intanto diversi ciclisti iniziano timidamente a utilizzare la nuova corsia sul marciapiede, nonostante i pedoni non abbiano ancora completamente metabolizzato la novità, ma restano tanti comunque gli amanti delle due ruote che preferiscono rischiare scegliendo di imboccare la carreggiata riservata alle auto.  

Una spiegazione a questo fenomeno, apparentemente irrazionale, la dà ancora Chiara Minì: « La bicicletta non è un mezzo domenicale - dice - ma un mezzo di trasporto. Io voglio arrivare al lavoro nel minor tempo possibile, così come quando sono in auto, non devo passare il tempo a chiedere alla gente di spostarsi». E sull'eterno scontro tra ciclista e pedone: «Non accetto questa pista ciclabile perché non si può continuare a chiedere spazio ai pedoni. La strada c'è, chiediamo spazio alle auto. Si continua invece a mettere pedoni e ciclisti nello stesso spazio, che si arrangino da soli, come se non fosse anche una questione di sicurezza».