Bilancio regionale 2014: zero euro per precari, forestali, Esa, Beni culturali. Tra dicembre e gennaio i siciliani abbracceranno Socrate, Platone e Aristotele in versione austerity?

Giulio Ambrosetti

Politica, Economia – Cara sicilia la grecia si avvicina. . .

Cara Sicilia la Grecia si avvicina... 

Scenario greco per la Sicilia tra dicembre e gennaio? L’interrogativo è tutt’altro che ozioso a giudicare da quello che sta succedendo. Anche se, a dir la verità, almeno fino ad ora, nulla è trapelato rispetto a uno scenario finanziario che appare a dir poco problematico. Anzi, a dir la verità, il tentativo è quello di far apparire tutto ‘normale’. Ma, come vedremo, sotto la cenere cova il fuoco. Proviamo a descrivere quello che potrebbe succedere tra dicembre e gennaio.

Da qualche giorno il Governo regionale enfatizza un passaggio amministrativo ordinario che non ha mai ricevuto l’onore delle cronache: la richiesta ai dipartimenti di pronunciarsi sullo schema di Bilancio 2014. A settembre la ‘bozza’ di Bilancio regionale 2014 dovrebbe andare alle Commissioni legislative di merito e poi alla Commissione Bilancio e Finanze. A ottobre Sala d’Ercole dovrebbe avviare la sessione di Bilancio.

Fin quei, tutto ordinario. La novità è che il Governo regionale, quest’anno, ha annunciato che intende approvare il Bilancio e la Finanziaria entro il 31 dicembre, come del resto prevede la legge di contabilità.

Questo dato è un po’ strano. Per almeno due motivi. In primo luogo, perché Bilancio e Finanziaria, negli ultimi anni, sono stati approvati a fine aprile dell’anno in corso (cose che è avvenuta anche quest’anno).

Il secondo motivo, che desta non poche perplessità, è legato al fatto che, a quattro mesi dall’approvazione Bilancio e Finanziaria di quest’anno, non c’è ancora una manovra correttiva. Ci spieghiamo meglio.

Fino ad ora i vari responsabili dei dipartimenti non hanno ancora spiegato agli uffici periferici come questi ultimi dovranno affrontare i pagamenti negli ultimi 4 mesi dell’anno.

Ricordiamo che ci sono branche dell’amministrazione che hanno ricevuto il 60 per cento delle somme dovute per far funzionare la ‘macchina’; altri dipartimenti hanno ricevuto il 50 per cento; altri il 40 per cento; altri ancora appena il 20 per cento. Ebbene, in questo scenario l’assessorato regionale all’Economia, senza avere ancora programmato cosa dire ai dipartimenti che aspettano ancora di sapere come chiuderanno gli ultimi 4 mesi dell’anno, gli rifila la bozza di Bilancio 2014 annunciando altri tagli!

Molti giornali hanno già scritto quale potrebbe essere l’entità dei nuovi tagli. Noi non lo facciamo, anche perché siamo davanti a un Governo regionale che ‘naviga’ a vista, cambiando continuamente le carte in tavola. L’anno scorso il taglio annunciato era di 800 milioni di euro. Poi è diventato di 700 milioni di euro. Per assestarsi, alla fine, a 914 milioni di euro.

Questi soldi, che Roma trattiene direttamente tramite l’Agenzia delle Entrate (la Regione siciliana, in barba a una previsione dello Statuto autonomistico, non riscuote le imposte, ma è lo Stato che lo fa un po’ abusivamente), a nostro modesto avviso, non dovrebbero essere inferiori al prelievo dello scorso anno.

Per le ‘casse’ della Regione il colpo si annuncia durissimo. Perché questo prelievo forzoso (con questi soldi lo Stato italiano paga le ‘rate’ del Fiscal Compact, un trattato internazionale che impegna il nostro Paese a versare, ogni anno, 50 miliardi di euro alla Germania, pardòn, all’Unione Europea…) si inserisce in un momento difficilissimo per la Sicilia con una previsione di entrate fiscali che, rispetto all’anno precedente, dovrebbe essere inferiore a 4-5 punti (flessione dovuta alla depressione economica: famiglie sempre più povere e imprese che, in parte, hanno chiuso i battenti).

Il Governo ha fatto sapere che Bilancio e Finanziaria, quest’anno, dovranno essere approvati entro dicembre per evitare di approvarli in prossimità delle elezioni europee previste per il prossimo anno.

Questa motivazione è un po’ debole, se è vero che lo stesso Governo regionale, appena qualche mese fa, ha affrontato la campagna elettorale promettendo ai Comuni cantieri scuola per 50 milioni di euro (e si votava per le elezioni comunali: può clientelismo di questo…).

Insomma, la motivazione per la quale il Governo regionale vuole approvare Bilancio e Finanziaria entro il 31 dicembre non sembra questa. Forse la spiegazione sta in una manovra adottata lo scorso anno dai tre Schumpeter del Bilancio regionale: l’assessore Luca Bianchi, il dirigente generale, Mario Pisciotta, e Giulio Guadagnino.

I tre Schumpeter hanno messo in atto una mossa che in pochi hanno notato. Hanno messo nel Bilancio 2013 solo le spese di funzionamento: stipendi per il personale (compresi quelli della sanità), pensioni (la Regione paga ancora i pensionati con il proprio bilancio, visto che il Fondo pensioni regionale è stato reintrodotto solo sulla carta), bollette e rate di mutui. Tutto il resto - e quando parliamo di “tutto il resto” facciamo riferimento al finanziamento di interi settori dell’amministrazione regionale!) - è stato trasferito nella Finanziaria.

Quest’anno, come abbiamo già scritto, molti dipartimenti non sanno come affrontare gli ultimi quattro mesi di amministrazione, perché aspettano i soldi di una variazione di Bilancio che non ci sarà, perché i capitoli di Bilancio da ‘variare’ sono in buona parte a zero.

Ma la vera sorpresa (o quasi, visto che gli addetti ai lavori sanno già tutto, a cominciare da parlamentari, dirigenti generali e via continuando) è che, per il 2014, per i settori dell’amministrazione non c’è un euro!

Proviamo a spiegarci meglio. Per quest’anno - per citare un esempio - per i 23 mila precari degli enti locali sono stati trovati 110 milioni dai fondi globali. Soldi che hanno consentito la proroga dei contratti per questi precari fino a dicembre. Ma da gennaio in poi non c’è un solo euro! (per la cronaca, il costo annuale dei soli 23 mila precari degli enti locali ammonta a circa 260 milioni di euro circa).

Lo stesso discorso vale per tutti gli altri precari sparsi qua e là tra uffici regionali centrali e periferici (difficile stabilire il loro numero, ma non dovrebbero essere meno di 40 mila).

Idem per i circa 25 mila forestali: zero euro anche per loro. E ancora idem per i trattoristi dell’Esa. E via continuando con i Beni culturali e, in generale, con tutti i settori dell’amministrazione. Compresi i nuovi arrivati, ovvero i circa 12 mila lavoratori precari degli Ato rifiuti.

Un capitolo a parte merita il caso degli infermieri precari che operano da molti anni negli ospedali pubblici siciliani. Non sappiamo quale sia il numero: ma si dovrebbe trattare di svariate migliaia di lavoratori di questo settore. Tra l’altro, personale altamente specializzato, formato, in buona parte dalla stessa amministrazione regionale.

Questi, con molta probabilità, sono gli unici lavoratori ai quali la Regione proverà a dare il benservito a settembre. L’assessorato regionale alla Salute ha avviato già i processi di mobilità interna. Ciò significa che i posti oggi occupati da questo personale infermieristico con contratto a tempo determinato dovranno essere occupati, a partire dall’1 settembre, dagli infermieri con contratto a tempo indeterminato.

Questa vicenda, a nostro avviso, non si esaurirà a settembre senza colpo ferire. In primo luogo, perché la maggioranza di questi infermieri lavora da oltre tre anni. Ci sarà una battaglia sociale in piazza e una tempesta di ricorsi al Giudice del Lavoro. In effetti, come si possono licenziare persone che lavorano da anni, per giunta in un settore dove lo stesso personale infermieristico è già carente? A noi sembra un’assurdità.

Detto questo, e facendo quattro conti, in assenza di un sostanzioso intervento dello Stato, a partire dall’1 gennaio, la Regione non avrebbe più i soldi per pagare oltre centomila persone. O meglio, in molti casi, oltre centomila capi famiglia che verrebbero, in un solo colpo, gettati in mezzo alla strada.

C’è di più. In questi giorni si discute di una ‘riforma’ dei Comuni. Come questo giornale ha cercato di spiegare, non si tratta di una ‘riforma’: il Governo vuole abolire i 200 Comuni siciliani con meno di 5 mila abitanti per risparmiare e non per ‘riformare’. E lo vuole fare sapendo benissimo che il 70 per cento almeno del personale di questi Comuni farà la fine che sta facendo il personale delle Province: mesi senza stipendio e incertezza per il futuro.

Non sappiamo se, sotto il profilo sociale, la Regione riuscirà a reggere l’urto di una protesta che si annuncia durissima. Questo, forse, è il motivo per il quale il Governo regionale vorrebbe approvare il Bilancio entro il dicembre di questo anno. Per provare ad affrontare una probabile rivolta sociale con il “porco dentro”, cioè con il Bilancio approvato.

Bisognerà capire, di tutto questo, cosa ne pensa il Parlamento siciliano. Un Parlamento che, quattro mesi fa, davanti a quello che, in fondo, è stato l’atto ‘preparatorio’ di quello che succederà tra dicembre e gennaio - ci riferiamo a un Bilancio di sole spese di funzionamento, con i settori passati in blocco in Finanziaria - non ha battuto ciglio. Spirito di autoconservazione, della serie: intanto ci teniamo le nostra indennità parlamentari e poi si vede?

Appuntamento a dicembre. Con uno scenario che, come detto all’inizio di quest’articolo, non è esagerato definire greco.

 

 

 

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