Agrigento, sequestrati gli atti di Girgenti Acque

Salvatore Petrotto

Cronaca – La guardia di finanza di agrigento - con a capo il colonnello antonino cecere, fresco di nomina assieme al capitano antonio schiazza, al sottotenente calogero salemi e ad i marescialli nicolò messina e francesco maragucci - ha posto sotto sequestro tutti gli incartamenti relativi all’attività gestionale di girgenti acque. Al vaglio degli uomini delle fiamme gialle sono tutti gli atti della società che gestisce il servizio idrico ad agrigento e provincia. Una lunga storia che comincia quando è stato stipulato e firmato il contratto da parte dell’ato idrico (atto che porta la firma dell’allora presidente della provincia regionale di agrigento ed attuale deputato nazionale del pdl, ovvero l’alfaniano enzo fontana) fino ai nostri giorni.

La Guardia di Finanza di Agrigento - con a capo il colonnello Antonino Cecere, fresco di nomina assieme al capitano Antonio Schiazza, al sottotenente Calogero Salemi e ad i Marescialli Nicolò Messina e Francesco Maragucci - ha posto sotto sequestro tutti gli incartamenti relativi all’attività gestionale di Girgenti Acque. Al vaglio degli uomini delle Fiamme Gialle sono tutti gli atti della società che gestisce il servizio idrico ad Agrigento e provincia. Una lunga storia che comincia quando è stato stipulato e firmato il contratto da parte dell’ATO idrico (atto che porta la firma dell’allora presidente della Provincia Regionale di Agrigento ed attuale deputato nazionale del PDL, ovvero l’alfaniano Enzo Fontana) fino ai nostri giorni.
Anche ad Agrigento e provincia, forse, sta sortendo gli effetti sperati la difesa, in tutte le sedi - politiche, amministrative, civili e penali - della gestione pubblica dei servizi idrici. In ossequio, anche, al plebiscitario risultato dell’ultimo referendum che ha sancito una volontà popolare di quasi il 99 per cento di cittadini agrigentini che si sono espressi a favore della gestione pubblica dell’acqua.
Più volte è stata messa in evidenza, tra le colonne del giornale on- line, Link Sicilia (www.linksicilia.it), la scandalosa aggiudicazione e gestione dei servizi idrici ad Agrigento e provincia. Uno storia che va avanti da quattro anni e che dovrebbe protrarsi per i prossimi ventisei anni, alla faccia, appunto, di un referendum popolare dove si chiede, invece, la gestione pubblica dell’acqua. Ci riferiamo alla tanto discussa società denominata Girgenti Acque, con a capo l’azionista di maggioranza ed amministratore delegato, Marco Campione, sul cui capo pendono condanne definitive per un’altra scandalosa vicenda, quella del cemento depotenziato dell’ospedale di Agrigento e tanto altro ancora.
Migliaia di cittadini, comitati civici, vari esponenti politici, parlamentari regionali, sindaci e consiglieri comunali, a proposito di Girgenti Acque, hanno denunciato penalmente, di tutto e di più! Adesso, come già ricordato, la Guardia di Finanza del capoluogo agrigentino ha posto sotto sequestro tutti gli incartamenti relativi all’attività gestionale di Girgenti Acque. Un contratto, quello stipulato da Girgento Acque, che è stato osteggiato in tutte le sedi da una ventina di sindaci dell’Agrigentino per delle evidenti irregolarità: per esempio, la diminuzione dell’ammontare della polizza fideiussoria che, da oltre trenta milioni di euro previsti nel bando, mentre era in pieno svolgimento la gara, è stata portata a poco più di 5 milioni di euro. Il tutto per favorire un’unica azienda partecipante della quale, paradossalmente, facevano parte gli stessi Comuni che hanno favorito tale illegittima operazione.
Veniva sollevato, anche, un conflitto d’interesse da parte di una decina di Comuni che, contemporaneamente, facevano parte del Consorzio d’ambito (ATO) che celebrava detta gara d’appalto e della società che si è aggiudicato tale servizio. Il valore dell’affaire acqua, in provincia di Agrigento, è di almeno un miliardo di euro di guadagni netti, da realizzare nel corso degli anni, tentando di gestire, direttamente e senza gara, svariate centinaia di milioni di euro di fondi europei recentemente stanziati dalla Regione siciliana, previo accordo con l’attuale presidente dell’ATO idrico, il presidente della Provincia di Agrigento, Eugenio D’Orsi.
Una storia complicata, quella di Girgenti Acque. Con mille problemi superati nel 2007 grazie anche al parere espresso dell’avvocato Gaetano Armao (nella foto sotto), attuale assessore regionale all'Economia della Regione siciliana. L’apporto dell’avvocato Armao crediamo che sia tornato utile, a Girgenti Acque, anche successivamente, in sede di TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) e del sovraordinato CGA (Consiglio di Giustizia Amministrativa), allorquando i ricorsi amministrativi si arenarono, consentendo a questa società di operare, tra l’altro, senza le relative concessioni regionali per prelevare le acque sorgentizie e dei bacini imbriferi.
Società che, tra le altre cose, ha anche speculato con l’acqua dissalata, venduta ad un prezzo triplo rispetto alle acque dei bacini naturali ‘regalate’ dalla Regione siciliana al prezzo irrisorio di 243 euro di concessione annua alla multinazionale NESTLE’ che imbottiglia e vende l’acqua dei cittadini agrigentini: acqua che dovrebbe invece arrivare dentro le case attraverso le condotte di Girgenti Acque (parliamo delle sorgenti di acqua dei Monti Sicani gestite dalla Nestlè).
Una storia, quella dell’acqua ad Agrigento e provincia, che da anni suscita aspre proteste da parte della popolazione. L’acqua che arriva dai rubinetti, insomma, non sembra affatto quella descritta dal Petrarca... Per non parlare del fatto che l’acqua dei Monti Sicani, che dovrebbe arrivare gratuitamente nelle case degli agrigentini, è stata ceduta a una multinazionale. Che la rivende agli utenti - compresi gli agrigentini (Acqua Vera). Una beffa!
Per non parlare, poi - visto che il tema è sempre quello dell’acqua - dell’inquinamento del mare di San Leone! Il litorale della città dei Templi, ormai da qualche anno, vanta un triste record: quello di essere uno dei litorali più inquinati d’Italia. L’estate scorsa è stato un dramma: in certi giorni, in assenza di vento, in mare galleggiavano topi morti e altre ‘cose’ ancora. Tra le proteste della gente che ha dato vita a comitati e infuocate assemblee. Tutto inutile, perché il mare è ancora inquinato. E rischia di esserlo anche la prossima estate. Perché?
Perché mancano gli impianti di depurazione. Anzi un depuratore c'è, o ci dovrebbe essere, dalle parti di Villaggio Peruzzo.ma non funziona. In assenza di un depuratore, ogni anno si deve stabilire a quale distanza dalla riva scaricare gli escrementi degli agrigentini attraverso dei tubi artisticamente definiti ‘pennelli a mare’! Inutile ribadire che si tratta della solita, pirandelliana presa in giro, e ad Agrigento, patria dell’insigne drammaturgo, ovviamente questi ‘pennelli a mare’ si rompono costantemente. E anche quando vengono riparati, servono soltanto a spostare le feci (e magari qualche ratto...) di qualche centinaio di metri più in là e nient’altro! Tanto con la risacca marina, tutto torma a riva, schiume, urine ed ovviamente il prodotto dell’evacuazione umana di un’intera città. Viva il mare di San Leone (nella foto a destra)!
Vi chiederete: perché le acque non vengono depurate come si fa in ogni città civile? Il depuratore c’è ma non funziona. Perché? Ce lo chiediamo anche noi da anni. Ma non se lo chiedono, invece, quei soggetti deputati a porsi queste domande. Magari per fornire le risposte ai cittadini.
L’illegittima privatizzazione dell’acqua, ad Agrigento e dintorni, ha provocato, fino ad oggi speculazioni finanziarie, inquinamento ambientale, aumento vertiginoso di oltre il settanta per cento in due anni delle tariffe idriche. Ci sono state denunce penali, interrogazioni parlamentari ed indagini ispettive. Adesso, come già ricordato, entra in campo la Guardia di Finanza.
Si avvicina, finalmente, il momento della verità? Ci riferiamo, in modo particolare, all’azione svolta da una ventina di sindaci, dai consiglieri comunali Giuseppe Di Rosa del Pdl, Nello Hamel di Italia dei Valori, all’ex deputato regionale, Lillo Miccichè, all’avvocato e responsabile provinciale di Italia dei Valori, Ausilia Eccelso e, ancora, dall’attuale deputato regionale del Pd, Giovanni Panepinto e ad un nutrito comitato civico che opera tra i Monti Sicani, a Santo Stefano di Quisquina, proprio in mezzo a quelle cristalline sorgenti (la cui portata è di almeno 700 litri al secondo) ‘regalate’ ai privati quali l’imprenditore Campione, numero uno di di Girgenti Acque, e alla già citata Nestlè.

 

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